String Academy in Ossiach

By Emilia Campagna - February 17, 2020
In January we started our musical year with an orchestral project, February is the month of the string quartet: Theresia’s string players are going to gather in the peaceful Ossiach from 18 to 22 February.  

In January we started our musical year with an orchestral project, February is the month of the string quartet: Theresia’s string players are going to gather in the peaceful Ossiach from 18 to 22 February.

 

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Salieri, Haydn and Mozart: January program for Theresia Orchestra

By Emilia Campagna - January 22, 2020
Paris, December 1786. Vienna, June 1788. London, March 1794. What do these places and dates have in common? Next Theresia’s program is the answer.

Paris, December 1786. Vienna, June 1788. London, March 1794. What do these places and dates have in common? Next Theresia’s program is the answer.

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Meet Theresia: Charlotte Gulikers

By Emilia Campagna - December 12, 2019
Let’s meet a new cellist in Theresia: Charlotte Gulikers.

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Meet Theresia: Matylda Adamus

By Emilia Campagna - August 20, 2019
Vi presentiamo Matilda, innamorata del violoncello barocco e delle Suites di Bach

È la più giovane musicista di Theresia, e il suo entusiasmo è contagioso: Matylda Adamus, violoncellista polacca di Wrocław, ha solo 22 anni e ha debuttato con Theresia quest’anno, dopo aver partecipato alle audizioni per archi.

Matylda, come hai conosciuto Theresia?

“E’ una storia un po’ buffa: tre anni ha a Bolzano ho visto una persona (una cantante) che passeggiava con una borsa di tela con la scritta “Theresia Youth Baroque Orchestra”: io avevo appena scoperto, innamorandomene, la possibilità di suonare lo strumento antico nel repertorio barocco e mi sono detta “devo saperne di più di quest’orchestra”. Così ho iniziato a seguirla e appena è stato possibile ho partecipato alle audizioni, e così eccomi qua.”

E come sei arrivata a Bolzano dalla Polonia?


“Mi sono trasferita a Bolzano tre anni fa per studiare al Conservatorio Monteverdi con il professor Roberto Trainini, che avevo conosciuto ad una masterclass in Polonia. All’epoca dovevo decidere cosa fare dopo la scuola superiore: avedone frequentato una ad indirizzo scientifico avrei potuto continuare con medicina o una facoltà scientifica, ma l’esperienza della masterclass mi ha fatto capire che volevo andare avanti professionalmente con la musica, e mi sono trasferita. In autunno conseguirò la Laurea, e poi mi sposterò a Verona per studiare violoncello barocco con Catherine Jones.”

Come hai scoperto la possibilità di suonare lo strumento antico?

“Il mio insegnante attuale è stato molto importante in tal senso: anche se il corso che sto facendo (una laurea di primo livello) è sullo strumento moderno, lui ha una mentalità molto aperta, ed ha un approccio molto mirato alle esigenze e alle caratteristiche di ogni singolo allievo. A Bolzano ho potuto provare uno strumento antico, e mi sono subito innamorata del suono delle corde di budello: in particolare ho iniziato a considerare sotto una nuova luce le Suites di Bach e a desiderare di studiarle con lo strumento antico.”

Dopo la laurea, continuerai a suonare lo strumento moderno o ti concentrerai sulla prassi esecutiva storica?

“Mi concentrerò sulla prassi esecutiva: del resto il “barocco” è presente nella mia vita da sempre. Quando ero piccola studiavo pianoforte e andavo a sentire i concerti con mia madre. A sei anni sentii per la prima volta un clavicembalo e ne rimasi affascinata: in più, il Caffè della Filarmonica di Wrocław aveva un clavicembalo e potei suonarlo, fu una bellissima esperienza!”

Durante questa residenza con Theresia avete suonato molta musica di Joseph Martin Kraus: conoscevi questo autore e la sua musica?

“No, ed è stata un’altra bella scoperta. L’orchestrazione è spesso stupefacente e credo che ne approfondirò il repertorio.”

Che obiettivi hai per la tua carriera? Ti vedi più come solista, in un gruppo da camera o in un’orchestra?

“Non mi sento tanto tagliata per l’orchestra, sono più attratta da ensemble piccoli; ma ho anche un sogno da solista, vorrei registrare le Suites di Bach per violoncello. Sono musica incredibile e vorrei eseguirle con il violoncello piccolo, uno strumento a cinque corde che ho potuto provare durante una masterclass e che mi ha colpito per il suo timbro.”

Matylda Adamus e gli altri musicisti di Theresia si esibiranno giovedì a Bolzano in un concerto tutto dedicato alle Ouverture di Joseph Martin Kraus sotto la direzione di Claudio Astronio

Il mondo di Kraus

By Emilia Campagna - August 17, 2019
Bertil van Boer racconta il mondo di Kraus, compositore, letterato, filosofo e amante del buon cibo, tra viaggi, musica e vita alla corte del Re di Svezia

La residenza di Theresia a Rovereto è stata arricchita dalla presenza di Bertil van Boer, massimo esperto di Joseph Martin Kraus, che nella seconda di tre appassionate conferenze ha illustrato ai giovani musicisti un ritratto a tutto tondo del compositore: un vero e proprio viaggio nel mondo di Kraus, compositore al centro del concerto in programma a Bolzano il 22 agosto.

Oggi che Kraus è un compositore amato dagli estimatori ma poco conosciuto al grande pubblico, la domanda “chi era Kraus?” non è di immediata risposta: abbiamo pochi ritratti, uno dei quali è quello conservato nella Reale Accademia di Scienze di Stoccolma. Poi c’è quell’etichetta, “Il Mozart di Odenwald”, che è stata appiccicata a Kraus per una concidenza quasi totale di date con il ben più famoso salisburghese: è giusto chiamarlo così? O non sarebbe meglio, chiede provocante Bertil van Boer “chiamare Mozart il Kraus austriaco?”.

Il ritratto di Joseph Martin Kraus conservato alla Reale Accademia di Svezia

Per capire chi fu realmente si può partire dalla lista dei suoi incarichi a Stoccolma, davvero impressionante: alla Corte del Re Gustavo III di Svezia Kraus fu Kappelmeister, Direttore della Royal Opera (dirigendo da 2 a 5 concerti alla settimana), Direttore artistico dell’Orchestra di Corte, Direttore dell’Accademia di Musica di Stoccolma, compositore di corte e Membro della Reale Accademia di Scienze e Musica. “Viene da domandarsi quando mangiasse e dormisse!”, commenta van Boer.

Altrettanto impressionante la lista dei suoi interessi e delle sue conoscenze: era naturalmente un compositore e uno strumentista (violista), ma anche autore di testi e lavori teatrali, poeta, amante delle scienze e della letteratura. La sua biblioteca comprendeva testi di matematica e scienze, volumi di Celsius e Linneo, la più recente letteratura tedesca, inglese, svedese, italiana. Del resto parlava il tedesco, sua madrelingua, lo svedese e il francese come un nativo, e se la cavava ottimamente anche con l’italiano e l’inglese. La sua figura è più complessa e non si può descrivere solo come un compositore di corte: “fu un intellettuale, con alle spalle studi di legge e letteratura classica, un acuto osservatore della vita del suo tempo. Nelle sue lettere compare una straordinaria e vivissima descrizione di Pompei, di un suo incontro col Papa, ma anche di quadri, ricette, vini.”

La sua reputazione andò di pari passo con il suo talento: Haydn lo considerava uno dei maggiori talenti, Salieri citando Gluck scrive che Kraus aveva “un grande stile, del tipo che non ho mai incontrato” e Neefe (insegnante di Beethoven) lo affianca ai grandi del suo tempo.

Oggi, oltre a essere meno conosciuto di quanto merita, è anche perseguitato da alcuni stereotipi del tutto scorretti: a parte essere ricordato come il Mozart svedese (“il paragone non funziona, fu molto più di un compositore e soprattutto fu uno dei primi esponenti dello Sturm und Drang, prima come letterato e poi come compositore”), molti pensano che in vita fu povero (“invece aveva uno stipendio netto annuo che oggi ammonterebbe 140000 euro”) e misconosciuto (“le testimonanze dei suoi contemporanei lo smentiscono”). Al contrario, fu un musicista talentuosissimo, sia come strumentista, tanto da essere ammesso a dodici anni nell’orchestra di Mannheim, sia come compositore, capace di esplorare tutti i generi in voga al momento, dalla Sinfonia all’opera, dall’Oratorio ai concerti solistici. Fu uno sperimentatore, un formidabile orchestratore e una persona devota a tutte le sfaccettature della cultura del suo tempo. Per rendergli giustizia, e staccargli la inesatta etichetta “mozartiana” che lo accompagna, non resta che suonare la sua musica: è molta, e tutta bellissima, parola di Bertil van Boer.

Bertil van Boer on Kraus’s Overtures

By Emilia Campagna - August 12, 2019
We have discussed our new project with Bertil van Boer, an active musicologist who has focused on Joseph Martin Kraus and is author of several books and numerous musical editions

Theresia’s summer project is mainly focused on Joseph Martin Kraus, and his Ouvertures: the orchestra is already at work under the baton of Claudio Astronio and will perform on 15th August in Milan and 22nd August in Bolzano. For a deeper understanding of the style and work of Joseph Martin Kraus, we have asked to Bertil van Boer, an active musicologist who has focused on Kraus and is author of several books and numerous musical editions.

Bertil van Boer, Theresia is going to perform all Kraus’s Overtures: what do you think of such a project? Is it relevant in the actual discographical scene?

“I think this is a great project, since his Overtures and Introductions are so varied according to the occasions for which he wrote. I think from a recording standpoint, these are all pieces that people want, or at least Klaus Heymann of Naxos has frequently told me. I do trust his judgment on the public wishes aspect. Moreover, there are some of the best orchestrations he did, not to mention the incredible stylistic variety, so it should be a wonderfully kaleidoscopic disc.”

When we say Overture we think of melodrama, but only two of them were written for the opera: which is the role and the importance of this musical genre in Kraus’s production?

“Actually, as my lecture will show, overtures were done for all sorts of things, not just opera or melodrama. For Kraus, these were important pieces in that they not only stood on their own, they also led to some exciting and dramatic music, mostly of a vocal nature (but not always). Moreover, they show him to have been extremely versatile, doing his “craft” as he often put it, not just for serious drama, but for comedy as well.”

In Kraus’s Ouvertures, do we find influences of his contemporaries?

“There is some, but by and large his music is quite unique in style, often foreshadowing the romantic period. There is often a bit of French style of Gluck that appears now and again, but he is more refined and certainly much more dramatic. Of course, everyone will speak of the influences of Mozart and Haydn, of which there is very little here if one examines the works.”

You have been studying Kraus for a long time, completing the catalogue and writing important books on this life and production: do you think there is still more to find?

“Oh yes. As you know, l rediscovered at least three concertos that were hidden in plain sight attributed to a friend of Kraus’s called Roman Hoffstetter. I’m in the process (long overdue) of presenting my discovery in print. Also, you might want to stay tuned to the lecture; I’ve one suggestion that could be rather interesting on that line. No spilling the surprise here!”

When and how did you decide to devote so much to Kraus?

“This has been a life-long pursuit, though as you will perhaps know, I do much on other composers as well, including Mozart and Haydn. Still, when there is someone of his caliber, Kraus is always worth devoting considerable time to!”

Per Theresia un agosto nel nome di Kraus

By Emilia Campagna - August 1, 2019
Nel mese di agosto ci aspettano due concerti, un cd e tre conferenze nel nome di Kraus

Theresia sarà in residenza a Rovereto dall’8 al 22 agosto, in preparazione dei due concerti che la vedranno protagonista il 15 agosto a Milano (Concerto di Ferragosto di Milano Arte Musica) e il 22 agosto a Bolzano nell’ambito di Antiqua – Bolzano Festival Bozen. L’orchestra sarà diretta da Claudio Astronio e durante la residenza verranno approfondite le Ouverture di Joseph Martin Kraus, lavoro che sfocerà nella produzione di un cd.

Il concerto del 15 agosto a Milano (Basilica di Santa Maria della Passione, ore 18.30) vedrà l’orchestra impegnata nella prima parte in una serie di Ouverture di Kraus, e nella seconda nella Sinfonia n. 49 in fa minore “La Passione” (1768) Hob I:49 di Franz Joseph Haydn. Theresia è per la prima volta ospite dell’importante festival estivo milanese Milano Arte Musica, dedicato alla musica antica e sarà protagonista di uno degli appuntamenti più significativi, quello del Concerto di Ferragosto.

Sarà invece dedicato interamente a Kraus e all’integrale delle Ouvertures il concerto del 22 agosto a Bolzano (Conservatorio Monteverdi, 20.30), nell’ambito del cartellone di Antiqua – Bolzano Festival Bozen; un gradito ritorno per Theresia, già ospite del cartellone estivo bolzanino per quattro edizioni consecutive dal 2013 al 2016. Per il Direttore Artistico di Theresia, Mario Martinoli, “questo progetto corona un percorso pluriennale in cui l’orchestra si è dedicata ad approfondire questo straordinario compositore”. Tedesco trapiantato in Svezia, detto “il Mozart svedese” perché coetaneo (e morto un anno dopo) di Mozart, Kraus è un compositore interessantissimo, protagonista di uno stile Sturm und Drang potente e di soluzioni formali ed espressive molto avanzate: tuttora in parte poco frequentato dalle orchestre, “di Kraus”, spiega Martinoli, “si suonano molto alcune Sinfonie, ma non in maniera sistematica: è un compositore che vive di highlight, non ci sono registrazioni integrali. Per quanto riguarda le Ouverture, alcune non sono nemmeno mai state eseguite da orchestre con strumenti originali e da questo punto di vista il progetto per noi è particolarmente interessante: le Ouvertures di Kraus hanno una struttura sinfonica che le rende molto più vicine al mondo preromantico piuttosto che a quello dell’opera settecentesca.”

Durante la residenza a Rovereto i musicisti di Theresia avranno la rara occasione di un approfondimento condotto da Bertil van Boer, che in tre diversi momenti affronterà la figura e l’opera di Joseph Martin Kraus. Bertil van Boer, docente alla Western Washington University, ha curato il catalogo completo dell’opera di Kraus, approfondendone la vicenda biografica e artistica in numerose pubblicazioni. Le conferenze si terranno presso la Sala Conferenze della Biblioteca Civica “Tartarotti” di Rovereto e saranno aperte al pubblico.

Theresia a Ginevra per Les Concerts de Saint-Germain

By Emilia Campagna - June 25, 2019
Il prossimo progetto ci fa ritrovare Chiara Banchini e ci porta a Ginevra: il 7 e l'8 luglio Theresia sarà in concerto ospite di Les Concerts de Saint-Germain

Gli archi dell’orchestra saranno guidati da Chiara Banchini e Girolamo Bottiglieri in un programma che spazia da Mozart a Mendelssohn

Theresia sarà in residenza a Ginevra dall’1 all’8 luglio, ospite del festival Les Concerts de Saint-Germain: guidati da due tutor di eccezione, Chiara Banchini e Girolamo Bottiglieri, gli archi dell’orchestra lavoreranno su un programma che esplora l’eredità di Johann Sebastian Bach nell’opera di tre diversi compositori, Carl Philipp Emanuel Bach (1714 – 1788), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e Felix Mendelssohn Bartholdy (1809 – 1847). Theresia sarà protagonista dei concerti che inaugurano il festival, il 7 e l’8 luglio nella Chiesa di Saint-Germain a Ginevra.

Il programma

Di Carl Philipp Emanuel Bach, che assieme ai fratelli Wilhelm Friedemann e Johann Christian, rappresenta l’eredità genetica e la continuazione della lezione musicale del padre, verrà eseguito il Concerto per Flauto in re minore Wq 22, H. 425 (flauto solista Samuel Casale), capolavoro Sturm und Drang composto alla corte di Federico Guglielmo II di Prussia.
L’incontro tra Wolfgang Amadeus Mozart e la musica di Johann Sebastian Bach – dovuto in buona parte al Barone Gottfried van Swieten che negli anni 1782-1783 condivise con Mozart i manoscritti di Bach che aveva portato con sé da Berlino – fu cruciale per Mozart che oltre a numerose trascrizioni produsse anche diverse composizioni per tastiera e per archi tra cui l’Adagio e Fuga per archi K 546. Ne saranno interpreti quattro musicisti selezionati tra le fila dell’orchestra: i violinisti Pietro Battistoni e Paola Perez, la violista Elena Gelmi, la violoncellista Giulia Gillio Gianetta.
Felix Mendelssohn Bartholdy (1809 – 1847) fu un altro compositore la cui carriera fu segnata dall’incontro con la musica di Bach, di cui contribuì alla riscoperta eseguendo la monumentale Passione secondo Matteo l’11 marzo 1829 (dopo circa cento anni dalla data di composizione) alla Singakademie di Berlino. Nel concerto in programma a Ginevra verrà eseguita la Sinfonia per archi n. 7 in re minore, composta da Mendelssohn all’età di 12 anni: in questa come nelle altre composizioni giovanili si trova già l’essenza dello sviluppo futuro del Mendelssohn maturo, con un marcato sentimento Sturm und Drang tendente al romanticismo e un forte radicamento nella tradizione più elevata del contrappunto bachiano. A guidare l’orchestra come primo violino di spalla sarà Girolamo Bottiglieri, tutor della residenza assieme a Chiara Banchini.

I seminari di approfondimento

Durante lo stage i musicisti di Theresia avranno la rara occasione di un approfondimento che coniuga ricerca scientifica e pratica musicale visitando la Facoltà di Scienze Affettive di Ginevra dove seguiranno due conferenze: Natalia Fernandez illustrerà gli effetti della musica sull’attenzione e i movimenti e Klaus Scherer, docente alla Facoltà di Scienze Affettive, spiegherà qual è l’impatto emotivo del suono nell’attività del musicista, con una visita al laboratorio di neuroscienze dove si misurano le reazioni del cervello all’ascolto o alla produzione della musica.

Informazioni su orari e biglietti sul sito del festival.

L’importanza di comunicare: voci dalla Tavola Rotonda (3)

By Emilia Campagna - June 2, 2019
Riflessioni sulla comunicazione tra vecchi e nuovi media e costruzione di comunità

MANTOVA – Parte con un appello Michele Dall’Ongaro, Presidente e Sovrintendente dell’Accademia di Santa Cecilia e primo dei relatori della terza parte della tavola rotonda dedicata a Mantova a mecenatismo e comunicazione: “Impegnamoci tutti a dedicare a una operazione di lobbing una parte del nostro budget destinato alla comunicazione: sogno una martellante campagna per avere finalmente l’educazione musicale nelle scuole di ogni ordine e grado.” Cita Mascagni, e dopo lui Berlinguer, politici che si sono dedicati a questa battaglia nel silenzio generale. Perchè comunicare è importante, ma più importante ancora è avere orecchie che ascoltino. “Il pubblico è estremamente influenzato dall’esperienza che fa in giovane età: per chi viene da una famiglia in cui si ascolta musica è più naturale continuare a farlo anche in età adulta. Vale lo stesso per chi fa esperienza della musica a scuola o attraverso un’attività amatoriale: per questo alle nostre attività più tradizionali abbiamo affiancato cori e orchestre giovanili e una presenza di video sui canali social. Ma non solo: abbiamo interprellato direttamente i giovani, li abbiamo fatti parlare, ne sono uscite delle idee bellissime.” Perchè non basta fare cose belle, bisogna creare le condizioni per una condivisione che è anche costruzione di comunità. Questo vale anche per la ricerca dei fondi: “Una volta bastava presentarsi come Accademia di Santa Cecilia: ora non più e non perchè il nome non pesi. È cambiato il linguaggio e sono cambiate le motivazioni: ora è necessario parlare di etica e di valori condivisi.”

Di comunicazione che cambia ha parlato anche Barbara Minghetti, Direttrice dello Sferisterio di Macerata, richiamando però alla necessità di non considerare la comunicazione il centro del problema: “Al centro deve esserci sempre il contenuto, il progetto; piuttosto, ciò che è cambiato è il fatto che esiste – e non esisteva anni fa – una dimensione orizzontale in cui le competenze si incontro. Penso alla sfera “educational” di cui non si parlava fino a un po’ di anni fa.” E i social? Sono importanti, sì, ma non sono tutto: “Credo che per comunicare bene si debba tornare anche alla relazione personale, in cui l’empatia e l’emozione ci travolgano.”

Cambiano le istituzioni, cambia la comunicazione: Paolo Besana, Capo Ufficio Stampa della Scala ripercorre la strada fatta da quando la Scala viveva in “un’illusione di autosufficienza: vent’anni fa si erano ridotte le produzioni fino a 200 alzate di sipario l’anno e le recite erano sempre strapiene: col nuovo palcoscenico il numero di recite è aumentato e la Scala ha scoperto di avere bisogno di pubblico. Anche per questo negli anni abbiamo costruito un dialogo con le scuole che prima non c’era.” Però non bisogna mitizzare i nuovi media: i social, per Besana, non sono tutto: “Abbiamo un 15% di pubblico che viene a conoscenza degli spettacoli grazie ai manifesti affissi in strada, non è un dato da sottovalutare.” Piuttosto, quella dei social media è “una trasformazione che è anche un po’ antropologica: la tendenza è di promuovere la musica parlando di tuttìaltro, ovvero si esclude la musica dal discorso sulla musica.” D’altro canto, le nuove tecnologie offrono risorse ricchissime: “Stiamo concludendo il processo di digitalizzazione del nostro archivio e presto lo metteremo a disposizione.”

Le conclusioni ad Andrea Maulini, autore del volume “Comunicare la cultura oggi” (“sottolineo oggi, perchè domani tutto può cambiare”) ed esperto di marketing culturale: “Bisogna tenere presente che la cultura non può essere al servizio della comunicazione, ma è la comunicazione a dover essere a servizio della cultura: vale anche per il principio di innovazione, non si può chiedere alla comunicazione di innovare se non è il prodotto culturale in prima istanza a venire innovato.”

Art Bonus, come funziona?
Voci dalla Tavola Rotonda (2)

By Emilia Campagna - June 1, 2019
Nella seconda parte della tavola rotonda a Mantova si è parlato di Art Bonus, come funziona e come farne tesoro

MANTOVA – Non si può parlare di mecenatismo senza parlare di Art Bonus. Perlomeno dal 2014, quando è stata introdotta anche in Italia, come in altri paesi, la possibilità di avere uno sgravio fiscale del 65% sulle donazioni a tutela del patrimonio pubblico. Da lì a poco la platea si è allargata alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e ad altre realtà riconosciute dal FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo.

E alla tavola rotonda svolta a Mantova sul tema “Mecenatismo, art bonus e social media: risorse, idee e politiche a favore della musica e delle arti” la seconda sessione era proprio dedicata a lui, lo sgravio fiscale più desiderato dagli operatori culturali.

A parlare innanzitutto di come conquistarselo era Lorenzo Anania, responsabile del fund raising di Kilowatt Festival, una manifestazione di Performing Arts che si svolge a Sansepolcro, un centro di provincia di 20000 abitanti. “Il Festival si svolge da 17 edizioni e negli anni abbiamo cercato di allargare le entrate attraverso altre fonti che non fossero i finanziamenti pubblici. L’Art Bonus ci ha permesso di farlo attraverso un lavoro di prospettiva, condividendo la nostra visione con le aziende: questo l’abbiamo fatto anche lavorando su contenuti ad hoc.” Insomma, non si tratta solo di chiedere dei soldi, ma di chiederli per un motivo. E il lavoro di Kilowatt è stato premiato: nel bilancio 2018 ha pesato per il 35%, in quello di quest’anno probabilmente per il 40% e Anania punta a superare il 50% e non nasconde il suo entusiasmo: “E’ una misura win-win perchè tutti hanno da guadagnarci, è una formula eccezionale.”

Di Art Bonus dal punto di vista tecnico ha parlato Carolina Botti, direttrice di Ales SpA, società che gestisce e promuove l’Art Bonus per conto del Ministero dei Beni Artistici e Culturali: “Il meccanismo che sta alla base dell’Art Bonus è semplice: lo Stato ha bisogno dei privati, chiede il loro contributo, ma non li lascia soli, anzi li affianca restituendo il 65% di quanto hanno donato. Abbiamo lavorato per favorire trasparenza e facilità di uso di questo strumento.” Semplice e utile, ma non per tutti: ci sarà spazio in futuro per le Associazioni che al momento non rientrano nell’elenco speciale del FUS? “Al momento l’Art Bonus si può destinare alla tutela del patrimonio o ad appunto quelle realtà come le Fondazioni Lirico-Sinfoniche o le orchestre riconosciute dal FUS. Un allargamento della platea è questione di copertura finanziaria: non si tratta tanto di una questione tecnica, quanto di una scelta politica.” Negli anni, l’Art Bonus ha comunque portato donazioni pari a 350 milioni di euro, da parte di 11000 donatori di cui 6000 privati cittadini: “Ovviamente il peso economico maggiore ce l’hanno le fondazioni bancarie, ma il coinvolgimento di privati cittadini ha un valore strategico enorme, di crescita culturale e sociale.”