Meet Theresia: Juanjo Molero Ramos

By Emilia Campagna - August 15, 2014
Viene da Linares, nell’assolata Andalusia: sotto la pioggia e le nubi di una Rovereto novembrina per le pazzie dell’estate 2014 sembra portare un po’ del caldo della sua Spagna. Ventisette anni, Juan Josè Molero Ramos è clarinetto solista nel Kraus Tour di Theresia Youth Baroque Orchestra. Suona il clarinetto barocco dal 2007, e, ci racconta […]

Viene da Linares, nell’assolata Andalusia: sotto la pioggia e le nubi di una Rovereto novembrina per le pazzie dell’estate 2014 sembra portare un po’ del caldo della sua Spagna. Ventisette anni, Juan Josè Molero Ramos è clarinetto solista nel Kraus Tour di Theresia Youth Baroque Orchestra. Suona il clarinetto barocco dal 2007, e, ci racconta “mi ricordo il giorno preciso in cui decisi di studiarlo: avevo sentito delle registrazioni di musica barocca e volli provare a suonare lo strumento antico. Ne trovai uno da un amico studente che me lo prestò. I primi corsi li ho fatti a Granada, dove fino a un paio di anni fa c’era una scuola estiva di musica antica che funzionava molto bene. La crisi però ha spazzato via tutto…”
Come la maggior parte dei tuoi colleghi, tu hai iniziato gli studi con lo strumento moderno, ti sei diplomato e poi hai iniziato lo studio dello strumento antico: com’è stato il passaggio?
Non facile! Non è mai semplice passare dallo strumento moderno a quello antico, ma con il clarinetto ci sono delle difficoltà particolari: non è solo il tipo di materiale con cui è costruito, la dimensione, il suono… è proprio fatto in maniera diversa, tanto che anche le diteggiature da usare per produrre le stesse note sono diverse. In un certo senso si parte quasi da zero.”
Continui a suonare anche il clarinetto moderno?
No, solo quello barocco, a cui ho affiancato lo studio dello chalumeau. Come dicevo le differenze con lo strumento moderno sono troppo grandi e quello che mi fa amare il clarinetto barocco è il suo suono e il modo in cui deve porsi l’esecutore con lo strumento: ci vuole morbidezza, attenzione all’intonazione, un controllo dell’emissione del fiato che non deve essere mai troppo veloce. Quando un “moderno” prova a suonare un clarinetto antico, di solito la prima volta non riesce nemmeno a produrre il suono, perché ha la tendenza a soffiare troppo forte, e lo strumento barocco semplicemente non risponde.”
Come sei arrivato in Theresia e com’è questa prima esperienza con l’orchestra?
Ho saputo delle audizioni in gennaio, e mi sono precipitato a farle: il clarinetto non è molto richiesto dalle orchestre con strumenti antichi che solitamente suonano repertorio del Seicento e del primo Settecento. E’ uno strumento presente nel repertorio classico, proprio quello che suona Theresia. Mi sono presentato con il Concerto di Stamitz, richiesto nel bando delle audizioni: ero lì con la speranza di entrare in orchestra e mi è stato detto che mi avrebbero ingaggiato come solista! E’ stata una sorpresa e una soddisfazione grandissima. Il lavoro con l’orchestra mi piace, con gli altri musicisti e lo staff c’è una bellissima atmosfera.”
Parliamo del Concerto di Stamitz che eseguirai sabato sera come solista:
Intanto devo dire che è il mio debutto come solista, e sono molto felice di questa occasione. Il concerto è molto bello ed è sostanzialmente il primo concerto veramente classico, molto avanzato per il periodo in cui fu composto. Il fatto è che nell’orchestra di Mannheim, per cui Stamitz scrisse il concerto, si usavano già i clarinetti a cinque chiavi, mentre in Francia o in Italia, ad esempio, erano ancora a tre, ben lontani dal suono cui siamo abituati oggi: in particolare il registro usato era quasi esclusivamente quello acuto perché il suono del registro grave era troppo debole. Stamitz invece grazie al clarinetto a cinque chiavi può spaziare su un registro molto più ampio: la scrittura per il solista è molto virtuosistica, ma trovo anche particolarmente interessante e degno di nota il dialogo tra solista e orchestra, che non potrebbero avere senso separatamente.”
Dove ti vedi tra dieci anni? Solista, in orchestra, insegnante?
Chi lo può sapere? Se riuscirò a suonare in orchestra sarò sicuramente felice, è una cosa che mi piace molto. Anche l’insegnamento mi attira, e in particolare l’idea che potrei – se passa questa crisi – insegnare clarinetto barocco in Spagna: ad oggi nel mio paese c’è un unico corso di clarinetto barocco, a Barcellona, tenuto dall’italiano Lorenza Coppola, ma è una scuola privata, sarebbe bello se anche i Conservatori pubblici offrissero questo insegnamento. E riguardo all’attività solistica, beh… vediamo intanto come va con Theresia!”

Meet Theresia: Raffaele Nicoletti

By Emilia Campagna - May 4, 2014
Raffaele Nicoletti è uno dei nuovi componenti dell’orchestra. Siciliano, 29 anni, ha studiato a Catania fino al diploma, per spostarsi poi a Palermo con un’idea in testa: studiare violino barocco: “A Palermo insegna Enrico Onofri e c’è un dipartimento di musica antica estremamente ricco, con classi di canto, liuto, flauto, viola, attività cameristiche e orchestrali. […]

Raffaele Nicoletti è uno dei nuovi componenti dell’orchestra. Siciliano, 29 anni, ha studiato a Catania fino al diploma, per spostarsi poi a Palermo con un’idea in testa: studiare violino barocco: “A Palermo insegna Enrico Onofri e c’è un dipartimento di musica antica estremamente ricco, con classi di canto, liuto, flauto, viola, attività cameristiche e orchestrali. Lì ho completato il triennio di primo livello, poi mi sono spostato a Londra, alla Royal Academy, per studiare in particolar modo con Rachel Podger.”
Dopo i due anni a Londra sei tornato a Palermo per frequentare il biennio di secondo livello: come mai? “Voglio continuare a studiare con Enrico Onofri, sicuramente non ho appreso tutto quello che potevo da lui, ho ancora molto da imparare. Inoltre trovo estremamente interessante l’ambiente di studio a Palermo: a Londra si punta molto sulla ‘performance practice’ e in un certo senso l’Academy tende a ricalcare l’ambito moderno; a Palermo c’è sicuramente un maggiore approfondimento sugli aspetti teorici e storici della prassi esecutiva.”
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E non ti sarebbe piaciuto rimanere a Londra per viverci e lavorarci? “No, onestamente non ci abiterei, è una città troppo dispersiva; inoltre mi mancava, anche nella musica, una certa dimensione di rapporto con le altre persone: gli inglesi sono molto pragmatici e per loro la musica è un mestiere, per me è anche un insieme di relazioni e il mio modo di esprimermi.”
Quasi tutti i tuoi colleghi, italiani o stranieri, devono suonare anche il violino moderno per ragioni professionali: è così anche per te? Ed è un problema passare da uno strumento all’altro? “Anche a me capita di suonare moderno, in particolare in quartetto, ma non è un particolare problema: John Holloway ha detto che ‘il violinista barocco è barocco nella mente’ e io sono d’accordo. Certo, le corde di budello si comportano diversamente da quelle in metallo, ma è una difficoltà che si può agilmente superare”.
Per molti di voi Kraus è stata una scoperta: cosa ci dici di questo compositore?
“Stupendo, semplicemente. Io adoro questi autori classici ma allo stesso tempo non così ‘strutturati’, rappresentano uno stile di transizione in cui la dialettica tra primo e secondo tema tipica della forma sonata non è così forte e sviluppata, ma ci sono mille sfumature. La Sinfonia in do minore mi fa pensare ai quadri di Turner, in particolare allo spettacolare ‘Londra brucia’.”
E come ha lavorato l’orchestra su questo tipo di repertorio?
“Indubbiamente Astronio è un direttore molto raffinato, con un’immagine ben chiara di quello che vuole, e chiede molto a livello di dettagli, di contrasti. Quello che l’orchestra può e deve fare è diventare ancora più duttile, perdere alcune rigidità, per sentire più ‘nella pancia’ e non solo tecnicamente la musica. Lo stile classico non è solo raffinatezze, è lo specchio di un epoca piena di fermenti, di colore, di chiaroscuri.”
Come e dove ti vedi tra cinque o dieci anni?
“Ovunque. E comunque sono convinto che il futuro sia adesso. Mi piace suonare in orchestra, ma anche in gruppi ristretti e in questo momento sto studiando anche clavicembalo: adoro suonare il continuo, e, chissà, magari sarà il mio futuro.”

Meet Theresia: Maria Misiarz, Paulina Ptak, Aleksandra Rybak

By Emilia Campagna - May 4, 2014
La fila dei violoncelli a Theresia parla polacco : alla ventisettenne Maria Misiarz, già in orchestra dallo scorso anno, si sono affiancate in questo stage a Baselga di Pinè Paulina Ptak e Aleksandra Rybak, rispettivamente di 26 e 29 anni. La circostanza in verità non è casuale perchè tutte e tre vivono e studiano a […]

La fila dei violoncelli a Theresia parla polacco : alla ventisettenne Maria Misiarz, già in orchestra dallo scorso anno, si sono affiancate in questo stage a Baselga di Pinè Paulina Ptak e Aleksandra Rybak, rispettivamente di 26 e 29 anni. La circostanza in verità non è casuale perchè tutte e tre vivono e studiano a L’Aja: Paulina e Aleksandra hanno saputo da Maria della sua esperienza in orchestra e della possibilità di partecipare alle audizioni nel gennaio di quest’anno.

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Maria Misiarz, Paulina Ptak, Aleksandra Rybak in un momento delle prove

Paulina e Alexandra sono entrambe diplomate in violoncello barocco, e si sono perfezionate a L’Aja, dove c’è una delle scuole di musica antica più prestigiose d’Europa: Paulina suona prevalentemente con la “Bach Orchestra”: “Suoniamo quasi sempre programmi di musica barocca con strumenti antichi, ma due volte l’anno proponiamo anche repertorio romantico, e in quel caso passiamo agli strumenti moderni.” Alexandra invece è eclettica: “Mi piace molto passare dall’antico al moderno: suono sia in orchestra che in gruppi da camera, anche con mio marito che è clarinettista. Con lui ho anche un gruppo klezmer di cinque elementi e lavoriamo molto perchè è un genere che non è così facile sentire in Olanda: invece credo che il mercato sia pieno di bravi strumentisti barocchi, quindi non è così semplice fare una scelta lavorativa esclusiva in quell’ambito.”
Mentre Maria Misiarz aveva già studiato una Sinfonia di Kraus lo scorso anno nei concerti estivi di Theresia, per Paulina e Alexandra è stata una scoperta di questo stage: per entrambe è “musica davvero potente. E’ stata un po’ impegnativa da leggere nelle parti solistiche ma nell’insieme funziona talmente bene che non è stato così difficile lavorare in fase di concertazione. Lo stile Sturm und drang ricorda quello di Carl Philip Emanuel Bach e alcune cose sono molto intuitive.”

Meet Theresia: Annarita Lorusso

By theresia - May 4, 2014
Tra i nuovi elementi di Theresia Youth Baroque Orchestra c’è anche una violinista ventiseienni, Annarita Lorusso: l’abbiamo incontrata in questi giorni per farci raccontare dei suoi studi e della sua esperienza con Theresia. Annarita Lorusso viene da Bari, e per lei il violino barocco è un amore recente: “Dopo il diploma nel 2011 come tutti […]

Tra i nuovi elementi di Theresia Youth Baroque Orchestra c’è anche una violinista ventiseienni, Annarita Lorusso: l’abbiamo incontrata in questi giorni per farci raccontare dei suoi studi e della sua esperienza con Theresia.

Annarita Lorusso EC_Baselgapine140504viene da Bari, e per lei il violino barocco è un amore recente: “Dopo il diploma nel 2011 come tutti mi sono fatta la fatidica domanda: cosa fare adesso? Di solito le strade sono due: provare audizioni per orchestre sinfoniche, cosa che ho fatto, e ad esempio sono stata selezionata per la Giovanile dell’Opera di Roma; e seguire un biennio di perfezionamento: a Bari avevo l’opportunità di seguire il biennio solistico, che però mi sembrava una sorta di doppio diploma, quello cameristico che mi interessava poco e quello in violino storico che invece mi ha molto incuriosita. Quando ero molto più giovane avevo una sorta di pregiudizio nei confronti di violinisti che suonavano senza spalliera e mentoniera e con le corde in budello… ora sono una di loro!”
Cosa ti ha conquistato di questo percorso di studi? “Intanto il repertorio, due secoli di musica bellissima, che si impara a suonare anche studiando i trattati e l’evoluzione dello strumento; accanto alla pratica strumentale c’è un approfondimento storico, ad esempio nello studio della filologia, che io ho potuto fare con Dinko Fabris: mi è piaciuto talmente tanto che ho deciso che la mia tesi sarà sull’edizione critica di musiche inedite.”
Parlaci dell’esperienza con Theresia: “Le audizioni me le ha segnalate un’amica violinista che non suona barocco, e che ha pensato che fosse l’orchestra giusta per me. E’ un’esperienza nuova, che sto ancora “sondando”: ad esempio mi piace molto il fatto che sia lavori molto per sezioni e che ci sia anche una rotazione dei posti: chi è nel secondo leggio viene fatto spostare avanti, e viceversa, questo fa sì che tutti siano responsabilizzati. Suonare in un ensemble di questo tipo comporta un tipo di impegno più solistico rispetto ad un’orchestra in cui c’è magari una fila di nove violini” Quali sono le cose che ti hanno colpito di più del lavoro di concertazione? “Mi è piaciuto in particolare come abbiamo lavorato sul colpo d’arco, che in orchestra va curato in un certo modo: in questo senso la spalla di Theresia, Esther Crazzolara, ci ha dato una serie ricchissima di indicazioni estremamente dettagliate, e tutti torneremo a casa dopo questo stage con le idee molto chiare su come e cosa studiare.”

Meet Theresia: Valentina Russo

By theresia - May 4, 2014
Valentina Russo ha ventotto anni, viene da Udine e siede tra i primi violini di Theresia Youth Baroque Orchestra dallo scorso anno: scelta nelle audizioni del gennaio 2013, è ora una presenza stabile della compagine degli archi. Noi l’abbiamo intervistata in una pausa delle prove qui allo stage di Baselga di Pinè. Stanca ma soddisfatta […]

Valentina Russo ha ventotto anni, viene da Udine e siede tra i primi violini di Theresia Youth Baroque Orchestra dallo scorso anno: scelta nelle audizioni del gennaio 2013, è ora una presenza stabile della compagine degli archi. Noi l’abbiamo intervistata in una pausa delle prove qui allo stage di Baselga di Pinè. Stanca ma soddisfatta (le sei e più ore di lavoro sono state anche oggi particolarmente intense) ci racconta di sé che ama il violino barocco, che ha incontrato un po’ per caso: “Avevo vinto una borsa di studio per un corso di Ryo Terakado in Slovenia e non sapevo bene a cosa andavo incontro: non avevo nemmeno mai suonato un violino montato barocco e l’esperienza è stata illuminante. Quello che mi ha conquistato in particolare è la timbrica, la pronuncia particolare del fraseggio, una serie di finezze.”

Ora ti dedichi solo al violino barocco? “Vorrei, ma per lavoro suono anche il violino moderno, in particolare quando vengo chiamata in orchestra: all’inizio il passaggio da uno strumento all’altro era drammatico, perché l’emissione del suono è completamente diversa. Poi con il tempo ho acquisito la capacità di calibrarmi più velocemente.”

Cosa ci racconti dell’esperienza con Theresia? Nel lavoro di concertazione con il direttore Claudio Astronio cosa ti sembra più interessante? “Lui lavora molto sul carattere, sull’intensità dell’esecuzione, ma anche sui colori, che devono essere molto dettagliati. L’atmosfera in orchestra è molto buona, molto collaborativa, e con Astronio c’è un ottimo feedback: mi sembra che siamo tutti soddisfatti del lavoro di questi giorni.”

Parliamo proprio di questo stage, che si svolge quattro mesi prima dei concerti estivi: è una formula un po’ inconsueta… “Sì, ed è bellissimo. Stiamo lavorando senza l’ansia di un concerto imminente, con la consapevolezza che potremo sedimentare e maturare con calma quanto fatto in questi giorni. In più questo tipo di immersioni totali nella musica danno un’energia che resta alta anche quando lo stage finisce. Di solito c’è pochissimo tempo, magari si prova un paio di giorni per fare anche un solo concerto: in questo caso, invece, proviamo per quattro giorni e ci ritroveremo ad agosto per fare non uno ma quattro concerti. In questo senso Theresia è una vera e propria orchestra giovanile e di formazione.”

Nel programma del 2014 si dedica molto spazio a Kraus, un compositore ancora poco eseguito: per te com’è stato l’approccio con questo autore? E’ difficile “entrare” nella sua musica?
“Per me era sconosciuto fino all’estate scorsa, quando l’ho scoperto proprio con Theresia: da un certo punto di vista, il linguaggio è quello classico, quindi se conosci Mozart sai come muoverti. Ma poi ci sono delle peculiarità, ovviamente, su cui è necessario lavorare molto, in particolare sulla ricerca dei colori: è musica nuova per tutti noi!”