Mecenatismo e comunicazione:
voci dalla Tavola Rotonda (1)

By Emilia Campagna - May 31, 2019
Tanti stimoli dalla tavola rotonda su mecenatismo e comunicazione organizzata a Mantova per Trame Sonore da Isituto Bruno Leoni

MANTOVA – “Mecenatismo, art bonus e social media: risorse, idee e politiche a favore della musica e delle arti”: erano tanti i temi della tavola rotonda organizzata da Bruno Leoni e Oficina Ocm a Mantova. La mattina è stata lunga e densa di interventi e di idee: noi l’abbiamo seguita tutta e in questo e nei prossimi post vi raccontiamo com’è andata.

I lavori sono stai introdotti da Angelo Foletto, che è partito dal concetto di mecenatismo come “cultura del dono” citando illustri esempi: “Parliamo di mecenatismo a casa dei Gonzaga; e parliamo di mecenatismo 2000 anni dopo la morte di Mecenate. L’interpretazione di mecenatismo di questi modelli ci ha dato qualcosa di cui ancora godiamo: ma come si interpreta o si favorisce oggi il mecenatismo?”

Dal gesto personale al sostegno strutturato

A rispondere, partendo dall’esperienza concreta è stata Elena Gaboardi, Vicepresidente di Fondazione ICONS, parlando del programma di perfezionamento musicale Theresia: “Theresia è nata da un gesto personale di mecenatismo privato, un gesto fondato su contenuti forti come la volontà di favorire il perfezionamento di giovani musicisti che eseguono repertorio classico sugli strumenti originali; a questo gesto personale negli anni si è affiancato qualcosa di più strutturato inserendo Theresia nelle attività di Fondazione ICONS. La qualità consolidata del progetto chiama oggi a un allargamento del supporto, ovvero a motivare nuovi mecenati, lavorando sulla reputazione e sull’immagine del progetto e sulla rete di potenziali donatori, ma anche su altri strumenti che affianchino il mecenatismo privato.” Ma come si attraggono i mecenati? “Dando il buon esempio, certo, ma soprattutto dando buone motivazioni: le buone cause per cui spendersi sono moltissime e il nostro progetto è molto specifico: ci vuole chiarezza, trasparenza e capacità di lavorare sulla responsabilità sociale.”

Mecenatismo, una questione di famiglia

Un’altra voce dal mondo del mecenatismo l’ha portata Roberto Brazzale, industriale del settore caseario ma anche “figlio di una concertista, organista che girava il mondo e che Asiago ha fondato un festival che tuttora è in attività, interamente sostenuto dalla mia famiglia con fondi privati e senza contributi pubblici. Facciamo concerti a ingresso libero perchè ci costerebbe di più gestire la burocrazia che regalare i concerti. Sul nostro territorio sosteniamo anche un’orchestra giovanile e scuole di musica.” Il suo modello è totalmente privatistico, e rivendica una personale “addizionale IRPEF alla musica” e la vocazione ad essere “compratori di musica anche per gli altri”

Fare incontrare arte, mecenatismo e marketing

Si dichiara invece votata al dialogo Giulia Pordd di Ashtart Creative Consultancy , che lavora per “fare incontrare arte e imprenditoria, logica della cultura e logica di impresa e suggerire alle imprese pratiche virtuose per la responsabilità sociale.” Lo ha fatto negli anni lavorando a un progetto di produzioni artistiche per il Gruppo Würth, alle residenze musicali presso la Cantina Lageder e ai percorsi di sostegno di talenti e inclusività sociale della Gaspari Foundation di Verona, tutte esperienze in cui imprenditori si sono convinti a investire sull’arte grazie a una visione condivisa e alla possibilità, data dal marketing, di misurare i reali risultati.

La cultura come impresa produttiva

Sul tema è intervenuto il Sindaco di Mantova Mattia Palazzi rivendicando il ruolo dell’ente pubblico, rigettando l’idea di eventi gratuiti e chiedendo un cambio di mentalità da una concezione volontaristica ad una professionale dell’organizzazione culturale: “Bisogna spostare le risorse dal prodotto al processo: il lavoro culturale è lavoro vero, va affidato a dei professionisti con competenze nel campo amministrativo, economico, gestionale.”

Continua la campagna per il 5×1000 a sostegno di Theresia

By theresia - May 28, 2019
Con il tuo 5x1000 alla Fondazione iCons puoi diventare anche tu protagonista e contribuire a finanziare fino a 10 nuove borse di studio per altrettanti giovani musicisti.

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A Mantova una tavola rotonda per parlare di nuovo mecenatismo e comunicazione

By Emilia Campagna - May 27, 2019
Intervista a Filippo Cavazzoni su nuovo mecenatismo e comunicazione, temi al centro di una tavola rotonda in cui si parlerà anche di Theresia e Fondazione iCons

Nuovo mecenatismo e uso delle nuove tecnologie saranno al centro di una tavola rotonda organizzata da Oficina OCM e Istituto Leoni e che si svolgerà a Mantova nell’ambito di Trame Sonore. Venerdì 31 maggio alle 10.30 presso Palazzo Castiglioni la tavola rotonda dal titolo “Mecenatismo, art bonus e social media: risorse, idee e politiche a favore della musica e delle arti”, rappresenterà un momento di riflessione e confronto con tutti gli operatori del settore, tra cui addetti ai lavori e musicisti, con lo scopo di affrontare temi di grande rilevanza per tutto il comparto attraverso specifiche sessioni coordinate dal giornalista musicale Angelo Foletto. Anche Fondazione ICONS sarà tra i protagonisti del dibattito legato al mecenatismo con l’intervento di Elena Gaboardi, Vice Presidente Fondazione ICONS.

Abbiamo chiesto qualche anticipazione a Filippo Cavazzoni, che per l’Istituto Bruno Leoni ha collaborato all’organizzazione dell’evento e che ne curerà l’intervento introduttivo.

Filippo Cavazzoni, la tavola rotonda si occuperà di mecenatismo, Art Bonus e social media: come avete individuato questi temi? Ritenete che siano queste le grandi sfide dell’organizzazione musicale in Italia?

“Questo è il quarto anno che come Istituto Bruno Leoni affianchiamo Oficina OCM nell’organizzazione di una tavola rotonda nell’ambito di Trame Sonore: ogni volta abbiamo cercato di dare un taglio operativo, delineando un evento pensato per addetti ai lavori che abbia ricadute estremamente pratiche. In questa edizione ci dedichiamo a quelli che appaiono essere i problemi urgenti del mondo musicale oggi, ovvero il reperimento di risorse al di là dei finanziamenti pubblici e il coinvolgimento di un nuovo pubblico.”

Quando parla di nuovo pubblico si riferisce ai giovani? C’è realmente un problema di invecchiamento del pubblico della classica?

“C’è nella misura in cui la musica classica continua ad essere percepita come qualcosa di difficile e i giovani sono impreparati e anche un po’ spaventati. Abbiamo un grosso limite in Italia dato dal fatto che la Storia della Musica è assente dai programmi scolastici e l’uso di nuove tecnologie può aiutare a rendere più comprensibile l’ascolto della musica. Ne parleremo con Paolo Besana, Capo Ufficio del Teatro alla Scala, Michele Dall’Ongaro Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Andrea Maulini, docente all’Università di Bologna e Barbara Minghetti, Direttrice Artistica del Macerata Opera Festival – Sferisterio.”

Ma “attirare” i giovani attraverso i social o app del cellulare non rischia di rinchiudere la loro attenzione dentro il piccolo schermo dello smartphone e allontanarli ulteriormente dalla fruizione dal vivo della musica?


“Il rischio c’è ma esistono anche delle esperienze virtuose in tal senso, penso a progetti portati avanti dal Teatro Regio di Parma e dai Berliner Philarmoniker, o da iniziative di grandi istituzioni come il Met che in questi anni hanno portato l’opera in diretta nei cinema di tutto il mondo. Poi, certo, la cosa migliore è portare la gente nelle sale da concerto: magari togliendo un po’ di polvere e svecchiando la ritualità come sta facendo Trame Sonore a Mantova.”

Parliamo di Art Bonus, un altro dei temi della tavola rotonda: si tratta di un incentivo fiscale che da alcuni anni premia chi effettua donazioni liberali a favore della cultura: che impatto sta avendo questa possibilità sui finanziamenti in particolare alle attività musicali?

“L’Art Bonus esiste dal 2014 e negli anni si è estesa molto la platea dei beneficiari: prima era destinato al patrimonio culturale, poi sono state incluse le Fondazioni Liriche, ora possono accedere anche orchestre e festival. Ciò che cercheremo di portare alla luce nella sessione dedicata è il fatto che bisogna professionalizzare la capacità di far tesoro di questo strumento presentando le realtà che hanno saputo sfruttarlo al meglio attraverso mirate campagne di comunicazione, come ad esempio il Kilowatt Festival per cui sarà presente Lorenzo Anania. E del lato tecnico pareremo con Carolina Botti, consulente del MiBACT proprio sul tema dell’Art Bonus, Irene Sanesi, commercialista.”


E per quanto riguarda il nuovo mecenatismo?


“Su quel tema abbiamo cercato realtà che ci portassero delle esperienze nuove e avessero spunti con ricadute immediate: Elena Gaboardi ci parlerà di Theresia e del sostegno dato a questo progetto musicale da parte di Fondazione ICONS, mentre Roberto Brazzale ci porterà l’esperienza “di famiglia” di imprenditori vicentini legati al mondo della musica e forti sostenitori di iniziative musicali sul loro territorio.”

Mecenatismo, un convegno a Padova

By Emilia Campagna - November 29, 2016
Il Conservatorio di Padova organizza un convegno per parlare di Mecenatismo 2.0: tra idee, progetti e buone pratiche, c'è anche Theresia-Project

Che di mecenatismo si parli sempre più spesso, a vari livelli e in diversi contesti, è un dato di fatto che segna che il vento nuovo di un diverso sostegno alla cultura è possibile: dall’Art Bonus alle iniziative interamente private , il mecenatismo avanza a piccoli/grandi passi.

Per fare il punto della situazione e guardare avanti, il Conservatorio “C. Pollini” di Padova ha organizzato il convegno “Mecenatismo 2.0. L’evento italiano per discutere il mecenatismo culturale del futuro”: una giornata in cui esperti e protagonisti delle politiche culturali si confronteranno sul tema di una partecipazione e di un sostegno diversi.

Evento corale, reso possibile dal contributo e dalla collaborazione di molte realtà del territorio, a parlarcene è Margerita Colonnello, giovane componente del team organizzativo quasi tutto under 30: “La prima idea è nata tre anni fa da un confronto con il Direttore del Conservatorio di Padova, Leopoldo Armellini, e si è sviluppata anche grazie ai contributi di Gianluca Toschi e Martina Giannecchini, docenti di Economia Politica e Jacopo Bonetto, Direttore dei Beni Culturali: la questione principale, più che politica, è di civiltà, ovvero quella di un disinteresse del tessuto commerciale e produttivo della città nei confronti del mondo musicale.” Questioni di civiltà e di paradossi: da un lato infatti c’è “il mecenatismo delle Fondazioni, che con finanziamenti importanti sostengono le stagioni d’opera e le iniziative più istituzionali e di ampio respiro, dall’altro manca quel substrato di consapevolezza culturale che rende veramente ricca la città, con il piccolo commerciante che dona 500 euro rendendo possibile l’organizzazione di un concerto che lancerà un giovane artista.”

Il convegno punta dunque a creare dibattito e coinvolgimento attorno all’idea di mecenatismo e dare l’avvio a processi virtuosi e buone pratiche: per questo il format della giornata è volutamente innovativa: “Prima di tutto evitiamo l’approccio classico per il quale si ripete il mantra che la cultura è in crisi e va salvata ad ogni costo; e non è nemmeno il classico convegno accademico al quale partecipano solo addetti ai lavori che sanno già tutto sul tema.” Piuttosto, una giornata capace di generare contatti, conoscenze e interesse. Il programma della mattina prevede un “formato stile talk-show, con la giornalista Giulia Salmoso che intervisterà i vari relatori e un pianista jazz a riempire i momenti di pausa.” Alla sessione della mattina parteciperanno Claudio Bocci, Direttore di Federculture, Carolina Botti , Direttrice della Centrale Ales, Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Pierluigi Sacco, Professore di Economia della Cultura presso la IULM, Giulio Muratori, Capo Delegazione del FAI, Anna Viel, Presidente Confindustria Giovani di Padova e Giorgio Andrian , Esperto UNESCO.

Il pomeriggio sarà dedicato a una serie di interventi affidati ad alcuni protagonisti attivi del “Mecenatismo 2.0”: “Sarà una serie di brevi interventi nello stile dei Ted-ex, di otto minuti ciascuno, sottolineati da un’illuminazione coinvolgente.” Un pomeriggio denso in cui si parlerà anche del progetto Theresia: tra i realtori invitati c’è anche il nostro fondatore e direttore artistico Mario Martinoli.

Al termine della giornata il pubblico voterà uno dei 10 progetti culturali innovativi selezionati dallo staff entro 30 che hanno partecipato a uno speciale bando: “Durante l’evento sarà data la possibilità di esporre in appositi stand fino a dieci progetti culturali interessati a proporsi come oggetto di finanziamento. I progetti culturali, selezionati con bando, avranno modo di presentare al pubblico e ai relatori i propri obiettivi e, al termine dell’evento, il progetto più votato dalla platea riceverà un finanziamento pari all’incasso dell’intera giornata.”

Critica musicale in crisi, la salveranno i mecenati?

By Emilia Campagna - November 3, 2016
Mentre calano ovunque gli spazi della critica musicale, un progetto pilota del Boston Globe si appoggia sul sostegno filantropico di alcuni enti per assumere per 10 mesi la critica Zoe Madonna: un modello che farà scuola?

La critica musicale è in crisi da un decennio: in Italia è relegata dai massimi quotidiani a veri e propri trafiletti (salvo poche eccezioni), all’estero mediamente va meglio, ma gli spazi calano e le redazioni assoldano sempre meno critici. In un circolo vizioso che non può che peggiorare, l’assenza di spazi nutre il disinteresse verso il genere, e il (presunto) disinteresse dei lettori giustifica le redazioni nei loro tagli indiscriminati.

Il Boston Globe ha una solida tradizione di giornalismo musicale – del resto la vita musicale della città americana è ricchissima, dalla Boston Symphony Orchestra in giù – però negli ultimi anni la redazione ha calato le collaborazioni con i critici musicali freelancer. In occasione di un periodo sabbatico del suo critico principale, Jeremy Eichler, il Boston Globe ha lanciato un progetto pilota che, grazie al sostegno filantropico del Conservatorio di Musica di San Francisco, dell’Istituto Rubin per la Critica Musicale e della Ann and Gordon Getty Foundation, permetterà al giornale di assumere per 10 mesi la critica Zoe Madonna.

L’operazione potrebbe fare scuola: gli addetti ai lavori e gli organizzatori nel campo musicale hanno tutto l’interesse che i mezzi di informazione diano spazio alle loro attività e che il dibattito critico su carta nutra l’attenzione degli appassionati; Stephen Rubin, fondatore del celebre Istituto di critica musicale, ha dichiarato di auspicare che “la volontà di collaborare con noi da parte del Globe sia da modello per altri newspaper nel Paese”.

Si apre però la questione non marginale dell’indipendenza del giornalista rispetto ai filantropi: in determinate circostanze gli articoli di Zoe Madonna potrebbero cadere sotto la sfera del conflitto di interessi, ma il Boston Globe ha rivendicato per sè il totale controllo redazionale.

In ogni caso, da lunedì Zoe è al lavoro in redazione, e non nasconde la propria eccitazione: “Questa è un’iniziativa resa possibile da un gruppo di istituzioni che non vogliono veder scoparire il giornalismo musicale. Se va tutto bene, io sarò la prima di molti giovani critici ad essere supportata. Ringrazio tutti quelli che sono coinvolti e non vedo l’ora di scoprire quali avventure mi porterà questa nuova esperienza.”

Radio, ti amo: donazione record ad una radio di classica

By Emilia Campagna - November 18, 2015
Una donazione record di 10 milioni di dollari alla radio americana MPR

Un anonimo benefattore ha fatto una donazione di 10 milioni di dollari ad una radio specializzata in musica classica del Minnesota (Minnesota Public Radio e la sua casa madre, l’American Public Media). Il Presidente e Amministratore Delegato della MPR, non ha diffuso il nome dell’autore della donazione, dicendo che si tratta di un appassionato di musica classica e di educazione musicale, un sostenitore di lungo corso della stazione radio, “un donatore molto speciale che sta facendo un investimento per contribuire a rendere quei sogni in realtà”.
La donazione non è soggetta a vincoli, ma i responsabili della radio assicurano che i fondi saranno destinati a sostenere lo svilupo tecnilogico, in particolare sulla piattaforma digitale e a potenziare la programmazione di musica classica e la sua diffusione nelle scuole.

Pubblicità e mecenatismo: una convivenza (im)possibile?

By Emilia Campagna - November 11, 2015
L'invadenza delle affissioni pubblicitarie sui monumenti in restauro scatena la polemica: pubblicità e mecenatismo sono compatibili?

L’allarme l’ha lanciato Tomaso Montanari pochi giorni fa sulle pagine di Repubblica: cosa ci fa una gigantografia di una modella al posto dell’Obelisco di Portosalvo a Napoli?

La domanda non è dettata da moralismo: se a Napoli c’è una donna seminuda, a Venezia su Palazzo Ducale campeggia una bottiglia di Coca Cola, e il Ponte dei Sospiri è tutto foderato di rosso Scavolini: “Non è un caso isolato: Piazza San Marco a Venezia si sono presentate travestite da Piccadilly Circus o Times Square, con il Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri letteralmente sommersi da enormi, coloratissimi, cartelloni pubblicitari. Trinità dei Monti a Roma è stata a lungo coperta da una forchettata di spaghetti e mazzancolle, Ponte Vecchio a Firenze è stato oscurato dalle posate offerte da una nota catena di supermercati, la cattedrale di Palermo ormai sembra un tatzebao, e la stessa San Pietro in Vaticano non è stata risparmiata.”

Certo, tutto è fatto a fin di bene, e tutto avviene alla luce del sole: privati finanziano una ristrutturazione e in cambio chiedono visibilità. Invece che comprare pagine su riviste patinate, si comprano mesi di gigantografie sulle facciate più viste al mondo.

La polemica non è nuova, e già nel 2010 il Guardian denunciava l’obbrobrio, rilanciando la lettera con cui i direttori del British Museum e del Museum of Modern Art di New York – e con loro una serie di personalità del mondo internazionale dell’arte e dell’architettura – chiedevano la fine dello scempio. Rispondeva, dalle colonne del Giornale, lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi: “Le pubblicità sono meglio dei ponteggi, e senza i soldi dei privati questi restauri non sarebbero nemmeno possibili.”

C’è chi pensa che sia solo un fatto estetico: ma in tempi di Art Bonus, e di insistiti riferimenti al mecenatismo privato, la riflessione di Tomaso Montanaro si riveste di ineludibili accezioni etiche e culturali.

Perchè quando vengono rivestiti da capo a piedi da striscioni e immensi manifesti pubblicitari, i monumenti si trasformano “da luoghi di costruzione della cittadinanza a ennesime fabbriche di clienti, da strumenti di liberazione intellettuale a strumenti per la massificazione del consumo.” Fino a perdere la propria identità, come succede negli Stati Uniti, dove la pratica della sponsorizzazione è degenerata in una personalizzazione estrema e dove il “naming”, dentro e fuori il mondo dell’arte ha prodotto piccole e grandi aberrazioni: “Negli Stati Uniti la maggior parte delle squadre di baseball della Major League vende i diritti di denominazione dei propri stadi, così oggi abbiamo il FedEx Field e il Gilette Stadium. Dallo sport, la pratica è passata alle città: si sono cominciati a vendere i diritti di denominazione degli spazi pubblici (stazioni della metropolitana, stazioni ferroviarie, parchi pubblici e sentieri dei parchi nazionali), in quello che si chiama marketing municipale (dal 2003 New York ha un direttore addetto solo a questo). Ma anche le macchine della polizia, le pompe antiincendio, le celle delle prigioni si sono letteralmente coperte di pubblicità.”

Per il filosofo della politica americano Michael Sandel la pubblicità è incompatibile con la cultura, “perché la pubblicità incoraggia le persone a volere cose e a soddisfare i propri desideri, l’istruzione incoraggia le persone a riflettere in modo critico sui propri desideri, per frenarli e per elevarli.” E, una volta (s)venduta l’identità di un monumento, che ne sarà dell’identità (storica, culturale, estetica) dei cittadini?

Eppure, la scelta della sponsorizzazione non è l’unica percorribile: basta guardare alla Francia: “Con cinque successive leggi approvate tra il 2003 e il 2009, lo Stato francese ha, per esempio, regolato e incoraggiato la pratica del (vero) mecenatismo, che grazie alla defiscalizzazione (del 60% del dono per le imprese, del 66% per i cittadini) e ad una sensibilizzazione di massa, oggi riesce ad incanalare 5 miliardi di euro l’anno (3 da persone fisiche, 2 dalle imprese) verso iniziative pubbliche. Il mecenatismo francese è indirizzato verso la cultura per il 26%: con un valore assoluto che eguaglia l’intero bilancio annuale del Ministero per i Beni culturali italiano. Oltre un miliardo di euro contro i 24 milioni che rappresentano ciò che riesce a fare il pur utile Art Bonus strappato con i denti da Dario Franceschini.”

E dunque, pubblicità e mecenatismo non hanno nulla in comune, se non i soldi: ma totalmente diverse, e probabilmente incompatibili, sono le premesse che stanno dietro ad un’azione di sostegno finanziario alla cultura.

Stati Generali della Cultura 2015, protagonista il mecenatismo

By Emilia Campagna - November 3, 2015
Art Bonus e rapporto tra pubblico e privati al centro degli interventi del convegno organizzato dal Sole 24 ore

stati-generali-258-258Si è svolta il 29 ottobre scorso la quarta edizione degli Stati Generali della Cultura, un convegno organizzato annualmente dal Sole 24 ore per discutere del presente e del futuro dei beni artistico-culturali in Italia. Tema caldo di quest’edizione, dal titolo “Investire su una nuova cultura” è stato naturalmente il mecenatismo: numerosi i direttori di musei chiamati a raccontare quali ricadute l’Art Bonus abbia avuto sui loro bilanci.

Alcuni modelli virtuosi di gestione museale sono stati al centro di un confronto, moderato da Stefano Barisoni di Radio24, tra Gabriella Belli, direttrice dei Musei civici di Venezia, James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, Flaminia Gennari Santori delle Gallerie nazionali di arte antica di Roma, la presidente del Maxxi Giovanna Melandri e il consigliere dei Musei Vaticani Paolo Nicolini. Ne è emersa la necessità di ottimizzare i livelli di governance dei musei e di incentivare, “nella trasparenza più assoluta e in una ferma ottica della tutela”, il contributo che grandi mecenati e imprenditori possono dare alla salute del patrimonio artistico pubblico.

Accanto alle valutazioni positive dell’iniziativa, che resta peraltro legata al sostegno del patrimonio pubblico ed è spesso destinata a opere di restauro (come l’imponente azione di mecenatismo di Diego Della Valle per il restauro del Colosseo) più che al sostegno di attività culturali nuove, ci sono le forti critiche legate alla permanente difficoltà di rapporti tra pubblico e privato. Numerosi gli interventi, come riportato da Artribune, che rilevano come “un’unione culturale tra pubblico e privato è non solo difficile ma quasi impossibile, data la nostra burocrazia: troppo lenta e alquanto macchinosa per qualsiasi imprenditore che abbia la voglia e la passione di investire in cultura, parola chiave dell’incontro di quest’anno.”

Il Ministro Dario Franceschini al rapporto pubblico privato dice però di crederci, e lancia un appello, invitando tutti i grandi imprenditori italiani ad adottare un museo.

Mecenate, femminile plurale?

By Emilia Campagna - November 2, 2015
Un saggio (in lingua tedesca) analizza le peculiarità d'approccio del mecenatismo al femminile

Che il termine “mecenate” sia maschile è fuori discussione: Mecenate era un patrono delle arti nella Roma di Augusto, e il suo nome è passato alla storia indicando, per antonomasia, chi dedica le proprie risorse al sostegno della cultura. Un sostegno nei migliori dei casi disinteressato, non legato a logiche di promozione di sè o delle proprie imprese, motivato dalla pura passione verso l’arte.

In una società in cui il termine è sempre più di moda, c’è chi si è chiesto se la differenza di genere tra uomo e donna rappresenti anche un differente approccio alle modalità con cui si declinano il ruolo e le azioni di mecenatismo. E’ nato così un saggio di recentissima pubblicazione, a firma di Elisa Bortoluzzi e Hansrudolf Frey, “Mäzeninnen. Denken, Handeln, Bewegen” (“Le mecenati: pensare, agire, cambiare” ndr). Del volume, finora non tradotto in italiano, ha parlato nei giorni scorsi sul Sole 24 ore Pier Luigi Sacco, moderatore durante una presentazione del libro assieme agli autori.

Il libro nasce dalla vasta esperienza di dialogo e supporto con protagonisti del mondo del mecenatismo di Elisa Bortoluzzi, consulente per lo sponsoring e la comunicazione, che si è avvalsa della collaborazione di Hansrudolf Frey. L’analisi di Bortoluzzi e Frey prende le mosse da un vero e proprio boom che ha visto sempre più donne (soprattutto nei paesi di lingua tedesca, ma il libro racconta anche alcuni casi italiani) dedicarsi a progetti di mecenatismo. Numeri “impressionanti”, come scrive Pier Luigi Sacco sul Sole, un dato che “può essere visto come uno dei vari aspetti di un cambiamento sociale profondo che sta portando, in maniera sempre più chiara ed evidente, le donne a occupare spazi sempre più ampi nei nuovi modelli organizzativi della socio-economia della conoscenza.”

Ma è solo questione di numeri? Per gli autori (e per Sacco) no: le numerose interviste riportate dal volume testimoniano che “l’approccio femminile alla filantropia si caratterizza per una prevalenza della razionalità espressiva sul quella strumentale: l’obiettivo primario non è soltanto affrontare e risolvere un problema, ma dedicare cura e tempo, dando così al processo un’importanza paragonabile a quella del risultato finale, così come alla legacy, a ciò che sarà “dopo”, quando non sarà più possibile seguire lo sviluppo del progetto personalmente, ma facendo in modo che esso continui a operare e crescere anche oltre la parabola biografica di chi lo ha fatto nascere. C’è dunque poca attenzione alla costruzione di una “mitologia personale”, di un’immagine sociale spendibile su altri piani, e il risparmio di energie che ne consegue viene in genere riversato in una ancora maggior concentrazione sui progetti, che più che sostenuti vengono appunto “curati”. Il mecenatismo è una progettualità sociale estremamente complessa, che richiede talenti non diversi da quelli imprenditoriali, e forse ancora più variegati. È in fondo, nella sua accezione attuale, una forma molto rappresentativa di attività creativa ad alto contenuto di conoscenza, che fa leva su uno spettro ampio di motivazioni pro-sociali.”

E in un’intervista al Giornale delle Fondazioni Elisa Bortoluzzi spiega di aver scelto come protagoniste del libro donne “portatrici di progetti innovativi. La volontà di spendersi, l’originalità dei progetti e grande disponibilità a raccontare successi e criticità sono stati i criteri di scelta adottati per individuare le nostre interlocutrici. Questo senza riguardo alla loro notorietà. Ci siamo trovati di fronte a donne che hanno deciso di raccontare la propria storia, coscienti che solo comunicando le proprie scelte, raccontando come siano maturate, si può attivare la diffusione del virus della filantropia e motivare altri a donare. Come afferma Mariavittoria Rava “In questa ottica comunicare non è presunzione, è umiltà. Il filantropo non è solo donatore di denaro, ma anche portatore di valori.” La missione della comunicazione è anche essere una fonte di ispirazione per i futuri filantropi e filantrope, una galleria di esempi nei quali ognuno può trovare ragioni per la propria iniziativa che inevitabilmente avrà, ancora una volta, il carattere dell’unicità.”

Bortoluzzi-Frey, Mäzeninnen. Denken-Handeln-Bewegen, Haupt Verlag, Bern, 2014

Art Bonus, sarà permanente

By Emilia Campagna - October 28, 2015
La Legge di Stabilità 2016 rende permanente il credito di imposta del 65% per le donazioni liberali a sostegno di musei e istituzioni culturali

Il Ministro alla Cultura Dario Franceschini l’ha annunciato con entusiasmo: in un anno 34 miliardi donati da privati e aziende nell’ambito dell’Art Bonus, il meccanismo di detrazione fiscale che favorisce le donazioni liberali a favore di musei e istituzioni culturali. In particolare, gli enti che hanno beneficiato dell’Art Bonus sono 134 Comuni, 11 Fondazioni lirico sinfoniche, 16 teatri di tradizione, e 27 enti che afferiscono al Mibact. Sul fronte dei mecenati, si registrano 47 enti, 159 imprese e 567 persone fisiche. Più nel dettaglio, il Mibact ha ‘incassato’ 662.960 euro, i Comuni 10.865.514 euro, le Fondazioni Lirico Sinfoniche 14.959.901, i teatri di tradizione 2.217.477, e altri soggetti 5.051.263.

Per il Ministro, i risultati sono ottimi in quanto raggiunti senza particolare promozione: “Più che positivi sono straordinari, perché in una fase sperimentale, senza una campagna promozionale, ci sono state piccole, medie donazioni a favore dei Comuni, dei musei, delle fondazioni lirico-sinfoniche.” Con qualche distinguo, però: “A eccezione di Unicredit, che ha dato milioni di euro per l’Arena di Verona, non c’è stata questa ressa delle grandi aziende.”

L’istituzione dell’Art Bonus si conferma come primo passo per la costruzione di un abito mentale diffuso, ovvero la normalità del sostegno alla cultura da parte dei privati: “Vorrei che, come in altri Paesi, la valutazione di impatto sociale di una grande impresa italiana – ha aggiunto Franceschini – fosse misurata in base anche a quanto dona per il recupero, la valorizzazione e la tutela del patrimonio del nostro Paese. Patrimonio che, come ci ricorda l’Unesco, è dell’umanità e dunque tutti devono contribuire, a cominciare dalle grandi imprese.”

Proprio per questo motivo, nella Legge di Stabilità 2016 è stata inserita la norma che rende permanente la detrazione del 65% di quanto donato, avvicinando così l’Italia al modello francese. La visione politica che sta dietro all’Art Bonus lascia però totalmente escluso tutto un mondo di mecenati ben più motivati, ovvero tutte quelle azioni non dirette al patrimonio pubblico, iniziative culturali interamente sostenute da privati che la burocrazia ministeriale non sa per ora nemmeno riconoscere.