Diario veneziano: intervista a Gabriele Rossi Rognoni

By Emilia Campagna - May 9, 2016
"Dobbiamo entrare in un sistema di pensiero che ci permetta di ricostruire come venisse vissuta l'esperienza della musica in un'altra epoca che non ci appartiene più"

I tre seminari musicologici del workshop di Tybo a Venezia si sono conclusi con l’intervento del professor Gabriele Rossi Rognoni sul tema “From Pre-Classical to Classical orchestra in German countries: an organological perspective”, un tema complesso ed estremamente interessante per definire di cosa si parla quando si parla di orchestra ‘classica’. In questa intervista trovate una sintesi del suo intervento: buon ascolto!

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The last of three musicological lectures was held by Professor Gabriele Rossi Rognoni about “From Pre-Classical to Classical orchestra in German countries: an organological perspective”. Professor, how was Haydn’s and Mozart’s orchestra?


“We think we know what Classical orchestra is, i.e. an orchestra that is supposed to have been defined in a period between 1740 and 1815. We think that it had a steady workforce, with more or less standardized roles, with certainly identifiable instruments.
On the contrary, what we tried to find out in Venice is the huge variety of the classic orchestra. As it always happens, it depends on perspective: when one looks from very far away, details get lost, and it seems that one can identify common characteristics. But then, when one looks from a nearer point all these certainties disappear: variety was huge, instruments changed from town to town, from maker to maker; sound changed, as such as the organization of the instruments; likewise, the relations between musicians, the way they were seated, the place itself where they were sitting changed, and all this brings more questions than answers. But it let us know the wide variety of the possible sound and repertoire’s interpretation, a variety higher than we can otherwise imagine.”

What are the sources underlying your research?

“They are so many: from documents to paintings, and also treatises that begin to be published in the beginning of Eighteenth century: they are treatises on the orchestra sometimes written with pre-nationalistic aim, in order to demonstrate that the orchestra of one’s own town was the best in Europe, sometimes with different aims. We tried to focus on musical instruments, looking for what they can tell us. Instruments are one of the most ‘material’ sources survived to narrate us the history of music: music doesn’t survive, scores do. But we know that a score is like a shorthand text that tells just a part of the actual musical impression of the performance: obviously we do not have recordings, but we have descriptions, written by contemporary listeners, telling us how past music sounded. Talking about music is always very different from playing it or listening to it: musical instruments can tell us a lot of things because we can study how they were made, how they evolved in time. If we put these observations in relation with the descriptions made by contemporary listeners, we can get an idea of the evolving of the ideal sound and how this ideal sound was perceived by contemporary audience.”

Given the variety that emerges from this musicological research, in your opinion how should an orchestra like Theresia – that bases its performances on the respect of the sources and on the use of the original instruments – behave?

“This is the point, we have to break away from the idea that there is a right way and a wrong way of playing. We should start to think that the music of the past centuries, much more of nowadays music, was a pragmatic phenomenon. Composers were referring to the place where the music they were writing would be performed; they used to compose for a specific event, for a specific place; if the same piece of music was to be performed again in another place, they used to orchestrate and write it down again, in order to fit it to the new place’s acoustics, to the new orchestra, to the new musicians and to the instrument that possibly would have changed in the period of 30 years passed after the first performance, or to instruments that in Paris would be different from the ones in Vienna.
So, we have to break away from the idea that musical sources give us a unique version to whom we must relate ourselves if we want to perform music of the past centuries correctly. Instead, we can study a system of thought that lets us imagine how the music was experienced in an era that no longer belongs to us.”

At the end of your lecture many questions came from the audience: did you expect such an interest?

“It was an awesome experience! I often do lectures and seminars, but I have rarely had an audience so interested, prepared (because all the questions were very relevant), interactive. It was absolutely awesome.”

Il mecenatismo al ‘tempo’ di Theresia

By theresia - July 23, 2015
«Theresia nasce come progetto non semplicemente di finanziamento musicale, bensì come progetto culturale di più ampio respiro, sostenuto da forze economiche eminentemente private, ossia di cittadini, come me, desiderosi di investire in cultura. Se è mecenatismo quello di cui stiamo parlando, è senza dubbio un mecenatismo che punta ad aprire gli spazi e ad offrire un’offerta pulita.»

di Diego Procoli

Un’orchestra sinfonica professionale composta da musicisti sotto i trent’anni di età. Un progetto che l’ha fatta fiorire nel panorama musicale internazionale e che cerca di reinterpretare concetti come mecenatismo e finanziamento alla cultura quali nuovi sentieri di rinascita etica e sociale. Questa è TYBO, la Theresia Youth Baroque Orchestra, compagine formata da giovani professionisti della musica provenienti dalle scuole di musica antica più prestigiose d’Europa, impegnata nella scoperta e nella riscoperta ‘storicamente informata’ del repertorio classico e preclassico, ma anche attenta a proiettare lo sguardo verso l’alba del Romanticismo. Nata nel 2012, anno del suo debutto al Premio Ferrari di Rovereto, dunque quale orchestra residente per il Concorso Internazionale di Fortepiano di casa nella città trentina, la Theresia Youth Baroque Orchestra vive una continua ascesa tanto nella presenza nelle stagioni e nei festival musicali nazionali e internazionali, quanto nel livello esecutivo, che compete fieramente con quello di orchestre meno ‘giovanili’ e più affermate, merito di raffinate proposte artistiche e di lungimiranti scelte musicali e imprenditoriali, foraggiate da un progetto – il Progetto Theresia che all’orchestra dà il nome – fondato e sostenuto dall’imprenditore, editore e musicista trentino Mario Martinoli e da un gruppo di privati cittadini desiderosi di investire le proprie risorse nella musica.
Abbiamo parlato di Theresia proprio con il suo fondatore, Mario Martinoli, per capire meglio come sia nato un progetto come questo, quali prospettive e quali obiettivi abbia e quali sfide ponga all’attuale, e spesso desolante, panorama italiano delle orchestre, giovanili e non, e del finanziamento alla cultura nell’Italia al tempo della crisi.

Come nasce il progetto THERESIA?

Ci sarebbero in verità molti modi per raccontare Theresia. Diciamo che Theresia nasce da una mia esperienza. Io ho sempre finanziato musica, ho cominciato finanziando la mia. Questo mi ha dato la possibilità di accorgermi presto dello stato in cui versava la cultura in Italia, delle difficoltà dell’associazionismo, dei pochi mezzi a disposizione con cui dover fare tanto. A un certo punto mi sono reso conto che bisognava fare un salto di scala, che bisognava trovare delle alternative per il finanziamento della musica. Theresia dunque nasce da qui, come progetto – si badi – non semplicemente di finanziamento musicale, bensì come progetto culturale di più ampio respiro, sostenuto da forze economiche eminentemente private, ossia di cittadini, come me, desiderosi di investire in cultura. L’idea si è dimostrata vincente fino ad ora. Il principio dell’impiego di risorse private implica un investimento in beni ‘immateriali’ che se da un lato si appoggia sul piacere che dalla cultura discende, dall’altro assume i contorni di un vero e proprio impegno sociale. Il finanziamento privato consente infatti di sganciarsi definitivamente dalle pastoie in cui l’erogazione di fondi pubblici imbriglia gli enti musicali e le orchestre. Basterebbe osservare quello che succede in Italia con i festival, le stagioni, le società dei concerti o, per restare in tema, con le orchestre giovanili, legate a doppio filo a progetti culturali non strutturati, pendenti da finanziamenti che arrivano troppo tardi o troppo vincolate a figure di spicco che decretano il percorso vitale di queste formazioni che dovrebbero invece porre al centro, come attori principali, proprio i ragazzi. Questo è stato da subito l’obiettivo di Theresia: far cultura senza nessun doppio fine; spendere per creare un mondo culturale migliore.

È appropriato parlare in questo caso di neo-mecenatismo?

Sì, se per mecenatismo però si intende un gesto che si sottrae al debito politico. Theresia è un progetto molto libero in verità, al centro c’è solo la musica. In Italia ‘mecenatismo’ è una parola scomoda, che fa storcere il naso. Ma qui non ci sono agende nascoste che vanno alla fine a indirizzare o persino a ostacolare il progetto artistico. I ragazzi hanno bisogno di trovare spazi in un’età che è così delicata per la loro professione. Se è mecenatismo quello di cui stiamo parlando, è senza dubbio un mecenatismo che punta ad aprire gli spazi e ad offrire un’offerta pulita.

Che rapporto ha la TYBO con il territorio e le amministrazioni? Avete avuto sostegno per il progetto?

Il territorio non ci ha aiutato particolarmente. Theresia è stata vista spesso purtroppo come un entità pericolosa, come una persona non grata, sostenuta da un progetto che va a minare equilibri consolidati basati sui finanziamenti pubblici. Forse è un caso, o forse no, che in questa stagione non abbiamo nessun concerto in Trentino fra i molti che andremo a fare altrove.

E invece l’Alto Adige-Süd Tirol?

In Süd Tirol siamo i benvenuti, ad agosto saremo ospiti al Bolzano Festival Bozen. L’Alto Adige ha una cultura musicale più ricca e vivace. Tuttavia anche nel Süd Tirol ci sono difficoltà, c’è un grosso problema dovuto alla differenza etnico linguistica, con diversi potentati di lingua italiana o tedesca che si ostacolano a vicenda. Tuttavia in generale nelle stagioni altoatesine c’è una forte presenza di artisti e orchestre provenienti dall’Austria e dalla Germania e poca penetrazione dall’Italia.
Ad ogni modo il nostro obiettivo non è la ‘territorialità’ dell’orchestra ma la proiezione di Theresia sul panorama internazionale, sul modello delle orchestre giovanili europee.

E perché avete scelto di fondare proprio un’orchestra giovanile ‘barocca’?

La TYBO è un’orchestra votata all’esecuzione del repertorio classico su strumenti originali e secondo la prassi del tempo. Questo è il senso della parola ‘baroque’. Io di formazione sono un clavicembalista e uno strenuo sostenitore dell’esecuzione su strumenti originali. Di orchestre di questo tipo ce ne sono poche e la richiesta è tanta. Theresia, proprio perché vuol mettere in campo un progetto culturale di respiro più ampio che abbia al centro i ragazzi, viene dunque a rispondere a una duplice esigenza: da un lato quella artistica, offrendo un’orchestra di altissimo livello, e dall’altra quella formativa, perché consente ai ragazzi che studiano gli strumenti antichi di avere un ottimo banco di prova a loro disposizione.

Data la possibilità di una programmazione di arco più ampio, quali sono i vostri progetti sul lungo periodo?

Pensiamo di spostarci progressivamente verso il repertorio tedesco fra Beethoven e Mendelssohn, quindi ampliando l’organico orchestrale. Cosa che avverrà già per la registrazione monografica che abbiamo
in campo, quella dell’integrale dell’opera sinfonica del grande contemporaneo di Mozart, Joseph Martin Kraus, che effettueremo in collaborazione con l’orchestra di Stoccolma.
Oltre ai programmi periodici su Mozart stiamo poi elaborando, per la stagione 2017/2018, progetti dedicati interamente al periodo classico, centrati sul repertorio sinfonico austro-tedesco.

Scegliete ciò che ‘didatticamente’ è più formativo per i componenti di Theresia?

In verità i ragazzi che entrano nella TYBO sono professionisti già pronti, cosa a cui inizialmente non avevamo pensato. Il livello è molto alto. I ragazzi, a differenza di quanto accade in altre orchestre giovanili, vengono pagati, perché professionalizzare significa anche questo. Giovanile non vuol dire gratis, e purtroppo in Italia questo non è sempre scontato.

Come avviene la selezione? C’è una scadenza nella partecipazione al progetto?

L’ingresso in TYBO avviene mediante audizione e i bandi sono annuali. Dal prossimo anno, intorno a febbraio/marzo, effettueremo audizioni non solo in Italia ma anche all’estero.

Sono audizioni molto ‘affollate’?

Devo dire di sì, e pensi che la comunicazione di Theresia avviene esclusivamente attraverso il web [www.theresia-project.eu, NdR]. La nostra pagina Facebook è il centro dal quale si diramano le informazioni. Non
abbiamo cartaceo. I ragazzi infatti sono lì, è lì che dobbiamo raggiungerli. E la circolazione delle informazioni è molto rapida e capillare. Theresia è conosciuta, se ne parla sempre di più…

Viene da chiedersi da un lato quale sia il vostro rapporto con i Conservatori e, domanda in parte collegata alla prima, se il livello degli studenti italiani, in un campo musicale così ‘delicato’, sia paragonabile a quello degli studenti stranieri…

Il nostro rapporto con i Conservatori è pari a zero, proprio perché, come accennavo prima, non vogliamo legarci a nessuna istituzione. A dire il vero agli inizi avevamo stabilito una collaborazione con il Conservatorio di Bolzano, ma non è andata bene. È successo che il livello non fosse adeguato alla situazione. Non vogliamo che nessuno, per obliqui giochi di potere, interferisca con le scelte artistiche dell’orchestra, non vogliamo veti e non vogliamo che l’orchestra sia strumento per altro.
Per rispondere alla sua seconda domanda, posso dirle che l’orchestra è fatta per metà di italiani e per metà di stranieri. Molti sono i ragazzi che studiano all’estero, ma abbiamo anche musicisti provenienti dal Conservatorio di Palermo o dalla Scuola Civica di Milano. Quindi non c’è una barriera di livello basata sulla provenienza. La differenza che si nota però è nell’atteggiamento. I ragazzi che provengono dalle scuole estere hanno un approccio più professionale, più ricco d’entusiasmo e di speranza, perché all’estero fare il musicista barocco è una professione riconosciuta e qui in Italia non è detto che sia così.
Che i ragazzi riconoscano che Theresia è un progetto cucito su di loro – per costruire una rete, far circolare esperienze e conoscenze – si vede nel loro atteggiamento nei confronti della vita d’orchestra, nella forte fidelizzazione, nella consapevolezza professionale che raggiungono. Riceviamo mail di fuoco se qualcuno non è stato convocato, scene vere e proprie di disperazione. E pensare che anche per questo abbiamo una politica particolare e coraggiosa: le convocazioni girano, come, fermi restando i ruoli di spalla, ruotano i ‘leggii’. Non si crea una struttura fissa e gerarchica, ma fluida. Gli stessi direttori si alternano. Theresia non ha un direttore stabile. Ogni direttore sposa un progetto e si mette a disposizione, ma noi non facciamo due produzioni consecutive con lo stesso direttore, perché l’orchestra non è al servizio di una personalità ma è l’esatto contrario.

Ma così facendo, con questa fluidità di ruoli e con l’aggiunta dei ricambi dovuti alla temporaneità di partecipazione al progetto, non c’è il rischio che l’orchestra non raggiunga una propria identità sonora specifica?

Di questo rischio eravamo coscienti quando il progetto ha preso il via. Claudio Astronio e io eravamo consapevoli che la scelta sarebbe stata coraggiosa, ma ce ne siamo presi la responsabilità. E questa scelta ha pagato, perché Theresia ha una qualità sonora, i ragazzi trovano un loro sound. Inoltre riescono ad adattarsi con enorme duttilità alle situazioni più diverse, sono delle spugne e a seconda dei tutor che hanno davanti, o dell’esperienza musicale che stanno facendo, crescono. Cresce l’orchestra e lo fa a una velocità spaventosa. E poi, diciamo la verità, è «musica da vedere»: fa impressione la giovane età di questi ragazzi paragonata al livello raggiunto.

Merito anche dell’organizzazione degli stage per la formazione e le prove?

Noi rifuggiamo fortemente il modello in uso che prevede per un concerto due letture e due prove. Quando i giorni di prova diventano più di due si parla ormai di stage. Noi organizziamo 4/5 stage annuali di una settimana che alla fine divengono dei veri e propri percorsi formativi. I direttori che vi prendono parte, come Claudio Astronio o Chiara Banchini, hanno un approccio diverso e complementare. Astronio punta più sulla concertazione in senso stretto, organizza i materiali musicali, forma allo ‘stare in orchestra’, all’ascoltarsi, al dialogare musicalmente. Chiara Banchini ha un approccio più ludico, inteso in un’ottica fortemente didattica. Per ora coaching e tutoring sono affidati solo ai direttori. Ma pensiamo di far intervenire presto musicisti e docenti di fama che si dedichino a precisi settori orchestrali. È un percorso che avrà bisogno di un po’ di tempo per entrare a regime, ma lo stiamo mettendo in campo.

È un progetto molto ambizioso …

Mettersi su un’orchestra è cosa che sembra impossibile, ma in fondo non lo è. C’è molta gente che ama la cultura ma che non ha mai pensato a investire seriamente in musica. Molti hanno le risorse e le idee, ma il modello che noi mettiamo in campo è diverso, è un altro: investo il denaro che serve perché amo la cultura e la musica, poi vedrò cosa succede. Il progetto Theresia dimostra che si può finanziare musica privatamente senza avere problemi o scendere a compromessi, invischiandosi nella logica odiosa della politica culturale italiana. Io non sono un disfattista, ma credo che progetti del genere debbano avere un effetto di proselitismo, possano stimolare altri a fare lo stesso. In Italia fra poco non si investirà più in musica, perché manca un’abitudine consolidata. Eppure nei momenti di crisi bisognerebbe investire proprio in cultura, perché è ciò che ricrea tessuto, fa da collante, crea nuovo terreno. Risorse invece non ce ne sono più e i politici girano per le conferenze stampa andando a chiedere scusa perché i soldi per l’educazione, per la cultura, per i giovani devono essere investiti altrove.
Theresia è una creatura che cresce ed è un progetto un po’ eversivo. Non piace alla politica perché a suo modo è esso stesso ‘politico’, in quanto mette a nudo ciò che la politica non è in grado di fare (con le eccezioni del caso, naturalmente), svela le sue insufficienze.
Ma il senso del nostro gesto si radica in questo: sostenere la musica per amore della musica. E nulla più.

L’intervista è stata realizzata da Diego Procoli e pubblicata sul numero di Luglio 2015 della rivista Musica+. L’intero numero si può scaricare in PDF

Theresia su Radio Capodistria

By theresia - October 8, 2014
Radio Capodistria ha dedicato un lungo servizio a Theresia Youth Baroque Orchestra in occasione della sua residenza al Festival Internazionale “W. A. Mozart”, intervistando il Direttore Artistico Mario Martinoli, la spalla Esther Crazzolara e alcuni componenti dell’orchestra. La potete ascoltare a questo link! Music journalist Luisa Antoni interviews Mario Martinoli, Esther Crazzolara and two components […]

Radio Capodistria ha dedicato un lungo servizio a Theresia Youth Baroque Orchestra in occasione della sua residenza al Festival Internazionale “W. A. Mozart”, intervistando il Direttore Artistico Mario Martinoli, la spalla Esther Crazzolara e alcuni componenti dell’orchestra. La potete ascoltare a questo link!

Music journalist Luisa Antoni interviews Mario Martinoli, Esther Crazzolara and two components of Theresia for Radio Capodistria. Enjoy it!

Magdalena, la passione per l’antico

By theresia - July 31, 2013
Sorriso contaglioso, risata freschissima, Magdalena Rosa Dür siede tra le fila della Theresia Youth Baroque Orchestra come primo violoncello: ma quando c’è da provare il Concerto per violoncello e orchestra di Haydn prende il suo strumento e avanza al centro, nella posizione della solista: perchè il direttore artistico Mario Martinoli e il direttore musicale Claudio […]

Sorriso contaglioso, risata freschissima, Magdalena Rosa Dür siede tra le fila della Theresia Youth Baroque Orchestra come primo violoncello: ma quando c’è da provare il Concerto per violoncello e orchestra di Haydn prende il suo strumento e avanza al centro, nella posizione della solista: perchè il direttore artistico Mario Martinoli e il direttore musicale Claudio Astronio, dopo averla conosciuta alle audizioni primaverili, hanno deciso non solo di prenderla in orchestra, ma di darle il ruolo di rilievo che il suo talento merita.

Noi l’abbiamo incontrata per sapere qualcosa in più su di lei: “Ho 24 anni” ci racconta “e sono nata in Austria: nel mio Paese ho svolto gli studi al Conservatorio, poi cinque anni fa mi sono trasferita in Svizzera, a Zurigo, dove ho conseguito un Bachelor e dal prossimo settembre sarò a Berna per proseguire il mio perfezionamento.”

Quando hai iniziato a suonare secondo la prassi storicamente informata? “Due anni fa. In Austria ho studiato violoncello moderno e comunque non avevo avuto occasione di entrare in contatto con l’esecuzione su strumenti originali. In Svizzera a un certo punto ho dovuto scegliere una materia complementare nel mio corso di violoncello e ho scelto prassi esecutiva barocca: mi si è aperto un mondo, in particolare studiando le Suites di Bach. Una meraviglia!”

Cos’è cambiato esattamente? “Naturalmente le Suites di Bach le avevo già suonate con il violoncello moderno, ma usando lo strumento antico, con l’arco barocco, che è diverso per forma e per modo di tenerlo, ciò che fino a quel momento mi era sembrato difficile è diventato improvvisamente più facile: le articolazioni delle frasi, in particolare, sono diventate naturali, ovvie.”

Insomma, è nata una passione? “Sì, tanto che ho pensato di lasciare lo strumento moderno: ma è una decisione sofferta, perchè amo così tanto il repertorio romantico (i Trii di Schubert, le Sonate di Brahms e Rachmaninov ad esempio) che abbandonarlo del tutto mi sembra impossibile. Così, cerco di fare entrambe le cose, ma credo che a un certo punto dovrò scegliere.”

Magdalena Rosa Dür prova il Concerto di Haydn con Theresia Youth Baroque Orchestra

Magdalena Rosa Dür prova il Concerto di Haydn con Theresia Youth Baroque Orchestra

Cosa desidereri per il tuo futuro? Una carriera da solista, l’attività in un ensemble da camera, lavorare in orchestra? “Amo moltissimo la musica da camera, ma mi piace anche moltissimo suonare in un’orchestra raccolta come Theresia: l’atmosfera è vivace, si lavora bene.”

Come hai conosciuto la Theresia Youth Baroque Orchestra? “E’ stato Alex Jellici (violoncellista di Theresia, ndr) che studia con me a Zurigo, a spronarmi a fare l’audizione. All’inizio non ero convinta, oltre tutto la notte prima dell’audizione ho suonato a un matrimonio e sono tornata a casa alle due! La mattina dopo non avevo nessuna forza di arrivare dall’Austria a Bolzano ed è stato mio padre ad accompagnarmi in macchina e a convincermi a fare l’audizione!”

Audizione che poi è andata benissimo: ti sei presentata per un posto in orchestra e ti sei sentita chiedere se volevi fare la solista. E’ stata una bella sorpresa per te? “Una grandissima sorpresa! E lo è ancora, in un certo senso. E’ stato anche un impegno considerevole, perchè io avevo studiato e suonato il concerto sul mio violoncello moderno, ma ho dovuto ristudiarlo per riuscire ad eseguirlo sullo strumento antico, che ha dimensioni differenti.”

Come ti trovi in questi primi giorni di prove con Theresia? “Benissimo. Mi sembra che grazie alla direzione di Astronio e al bel clima che c’è tra di noi questa sia un’orchestra in cui sia facile mettere insieme le cose. Astronio poi ha una direzione vivace, energica, non c’è modo o pericolo di essere pigri. Insomma, tutte le sensazioni sono positive!”

Esther, solista per Theresia

By theresia - July 31, 2013
E’ la spalla fin dalla fondazione di Theresia: figura esile e delicata, Esther Crazzolara sa porsi con autorevolezza e decisione alla testa della “sua” orchestra. E in occasione dei concerti di Rovereto e Bolzano sarà anche solista, nel concerto K 211 di Mozart. Ventisettenne, nata a Brunico, ci racconta i suoi studi “condotti fino al […]

E’ la spalla fin dalla fondazione di Theresia: figura esile e delicata, Esther Crazzolara sa porsi con autorevolezza e decisione alla testa della “sua” orchestra. E in occasione dei concerti di Rovereto e Bolzano sarà anche solista, nel concerto K 211 di Mozart. Ventisettenne, nata a Brunico, ci racconta i suoi studi “condotti fino al diploma al Conservatorio Monteverdi di Bolzano. Dopo il diploma ho seguito un master al Mozarteum di Salisburgo, incentrato sia sul violino moderno che sulla prassi esecutiva, e poi un biennio di perfezionamento al Conservatorio di Verona, interamente dedicato al violino barocco.”

Come e quando è nato l’amore per l’esecuzione su strumenti originali? “Circa sette anni fa, a Brunico, la mia città natale, dove ogni estate si tengono corsi di musica antica. Sono entrata in contatto con questo mondo e sono rimasta affascinata dal suono, che è diverso da quello degli archi moderni, e da un differente approccio all’interpretazione. Nell’ambito della musica antica c’è uno studio particolare, un approfondimento puntuale dello stile del compositore e dell’epoca.”

Esther Crazzolara durante le prove con Theresia

Esther Crazzolara durante le prove con Theresia

Suoni ancora il violino moderno o la tua carriera è tutta votata a quello barocco? “Suono anche il moderno, in particolare con il mio quartetto d’archi, l’Alma Karlin Quartet, e quando suono in orchestra.”

E il lavoro cambia molto? “Diciamo che in primo luogo lo strumento fa indubbiamente la sua parte: le corde e l’arco sono diversi, così come anche l’atteggiamento strumentale. Ma riesco a far dialogare questi due mondi, soprattutto nell’esecuzione di un repertorio classico: in particolare il lavoro nella musica antica mi ha dato un approccio metodologico che condivido con il violoncellista del mio quartetto, Alex Jellici, che è anche un componente di Theresia.”

E nell’ambito del repertorio moderno, cosa preferisci suonare? “Amo i Romantici, come Mendelssohn, ma anche un compositore del Novecento come Bartok: ecco, in quel caso ad esempio, c’è un lavoro più complesso in fase di lettura e di costruzione.”

Parliamo di Theresia, un’orchestra votata al repertorio settecentesco: “Esatto: proprio questo mi ha entusiasmata quando mi è stato chiesto di farne parte. E’ un repertorio che di solito fanno le orchestre moderne, mentre i gruppi di prassi esecutiva si dedicano prevalentemente al Seicento. In questo senso Theresia colma una lacuna!”

Qual è il segreto di una vera orchestra? “La prima difficoltà, o meglio il primo lavoro da fare, è trovare un suono comune: in ogni stage c’è sempre qualcuno di nuovo, perchè Theresia fa ogni anno audizioni e i musicisti selezionati hanno diritto a stare in orchestra tre anni. Comunque, anche se ci sono volti nuovi, in ogni stage già alla prima giornata di prove si sente il veloce miglioramento da una fase iniziale di ‘reciproca conoscenza’ ad un insieme di suono più convincente.”

Trovare questo insieme è anche uno dei compiti del direttore Claudio Astronio: com’è lavorare con lui? “Molto bello: da un punto di vista musicale lui cerca di dare un carattere diverso ad ogni frase, ad ogni dettaglio nell’esecuzione, questo rende tutto molto vivo. Nella sua precisione, ci esorta continuamente a non dimenticare il piano: quando si è molti si pensa di suonare piano ma il risultato complessivo può non essere così sottovoce, perdendo così i preziosi contrasti di questa musica!”

Sarai solista nel concerto K 211 di Mozart, ce ne parli? “Il concerto K211 è poco eseguito, ma non per questo meno affascinante: in particolare ci sono dei momenti di grande intimità e un dialogo molto interessante tra il solista e l’orchestra, per me è un piacere suonarlo.”

Nel resto del concerto accanto a Mozart e Haydn ci sono i nomi meno noti di Wihlelm Friedemann Bach e Martin Kraus, sono autori che ami e che hai già suonato? “Sì, in particolare ho suonato la Sinfonia in do minore di Kraus: amo molto questo repertorio, è molto Sturm und drang”, una musica affascinante bella da eseguire e da ascoltare.”