“Zoroastro”, the teaser has been released

By Emilia Campagna - April 21, 2016
Waiting for theatrical release, enjoy the teaser of Zoroastro

BLIQ Film has finished the post production of “Zoroastro. Io, Casanova”, the movie in which Tybo is among the players performing Rameau’s music conducted by Claudio Astronio.

As Kublai film, associated to the production, writes on its Facebook page, “here it is the teaser of the concert-movie ‘Zoroastro. Io, Casanova’ produced with BLIQfilm. Enjoy this short tasting, waiting for theatrical and TV release. Without false modesty, this time we have truly overcome ourselves: this complex and ambitious productions has come out in the best way. It is definitely an important step in our growth path and in our relation with our favourite director, Gianni Di Capua. It has been a huge team work, with an exceptional photography director, Giovanni Andreotta, and a group of players beyond description: Galatea Ranzi, Carlotta Plebs and Theresia Youth Baroque Orchestra. And the Cinema Room equipments are a guarantee.

Theatrical release is scheduled for autumn 2016. In the meantime, enjoy the trailer and stay tuned!

Galatea Ranzi e l’intreccio delle arti

By Emilia Campagna - October 18, 2015
L'attrice Galatea Ranzi si racconta a Theresia: Casanova, la musica, la recitazione

In un progetto complesso come Zoroastro, in cui musica e cinema si fondono negli spazi maestosi del Teatro Galli, la voce attoriale che traccia attraverso le parole i contorni del grande affresco è quella di Galatea Ranzi, figura forte e lieve al contempo, chiamata a interpretare testi di Casanova, tratti dall’autobiografia del letterato veneziano e dalla traduzione che Casanova fece del libretto dell’opera.

Una figura familiare, quella di Casanova, per Galatea Ranzi, che in un incontro con la stampa prima della replica dello spettacolo in Sala Galli spiega: “Casanova lo incontro ogni dieci anni, è un personaggio che mi accompagna. In precedenza ho interpretato ‘Il ritorno di Casanova’ di Arthur Schnitzler e il testo dedicato a Casanova da Marina Tsvetaeva. Forse è più di una coindicenza…”

Per Galatea Ranzi questo Zoroastre è “un affascinante intreccio di arti: c’è la musica, il cinema, il teatro, l’architettura, la danza. In effetti non c’è un termine per definire questo lavoro, io lo chiamo ancora una ‘cosa’. Ricordo quando mi ha contattato inizialmente Alessandro Taverna, sono rimasta affascinata: poi c’è stato un fitto dialogo con il regista Gianni Di Capua, con cui si è costruito tutto.”

E del rapporto con il regista Galatea Ranzi spiega: “Agli inizi della mia carriera un regista disse di me: ‘Galatea non chiede il perchè ma chiede il come.’ Le cose per me sono ancora così: con il regista deve scattare deve scattare un’empatia, io assorbo tutto, sono uno strumento nelle mani del regista.”

Nel podcast l’intervista che Galatea Ranzi ha concesso a Theresia.

[highlighted_text]English translation by Charlotte Michi[/highlighted_text]

Galatea Ranzi in the film-concert Zoroastre gives voice to Casanova reading extracts of his autobiography and of the translations he made of the libretto of the opera.

In this circumstance, which shape has the figure of Casanova for you? How are you interpreting it?

For sure his eclecticism comes out. He is a sophisticated man, prepared, inquiring, very vital, really interested in so many things. I am trying to convey his being passionate about life. [In on of the text I read] Csanova says that at 73, nearly on the verge of death, he is writing his memoires with great fun. I think this is a precious teaching.

Your job as an actress unfolds between cinema, theatre and television. The director of this film-concert, Gianni Di Capua, says that he wanted you to be present in this project also for your versatility. How do you think these three worlds interweave in this moment in this work you are doing on Zoroastre?

I think they interweave and that this will follow-up. I think these forms of expression are still too much separated and the occasions in which they can exalt each other are still few. I think there is still so much to do in this way. This opportunity [of taking part in this project] is quite special and I am happy I can share it.

Of course in this project music is very important. It’s dedicated to an opera and in based on a live music performance. What is you’re relationship with music?

Music is 80% of our lives. We are surrounded by music, unfortunately most of the time terrible music. So, when it occurs, we have to seize on the opportunity to be filled of good quality music. Professionally I have [studied music] since the beginning thanks to the beautiful lessons of Paolo Terni that has been my teacher and trait-d’union between music and theatre, between music and word. This fusion between music and word is also the origin of poetry: the greek tragedy was sung, provencal rymes of the beginning of the Italian literature were all in music, we know very well madrigals. There is a tradition, an archetype we have to recover, develop and analyze.

What effect did the music of Rameau you listened yesterday have on you?

Wonderful, the young musicians of this orchestra are very good, so clean, so transparent. Till now I did not have the occasion [to listen to this music] as there is no recording of this score and I was really inquiring as I would have to interact with this music. It was really magic, the opera talks about magic.

Alessandro Taverna told us that the idea for a such complex project is born from his passion for Fellini; but Fellini remains a bit subtext, he is not appointed, he is not a concrete part of the plot. Do you find a Fellinian spirit in all this operation?

The cinema in the cinema, the theatre in the cinema, this is already an element used by Fellini, think for example at the film 8 and ½. Yes, you can here Fellini is present [in this film-concert] in a strong way.

Zoroastro, come è nato il progetto

By Emilia Campagna - October 17, 2015
In una chiacchierata dietro le quinte, Alessandro Taverna racconta come è nata l’idea del progetto Zoroastro: dalla fascinazione felliniana alla passione per la musica di Rameau. Gli inserti musicali contenuti nell’intervista sono tratti da: J. P. Rameau, Zoroastre (un momento delle prove al Teatro Galli di Rimini)

In una chiacchierata dietro le quinte, Alessandro Taverna racconta come è nata l’idea del progetto Zoroastro: dalla fascinazione felliniana alla passione per la musica di Rameau.

Gli inserti musicali contenuti nell’intervista sono tratti da:
J. P. Rameau, Zoroastre (un momento delle prove al Teatro Galli di Rimini)

Galatea Ranzi, voce di Casanova

By Emilia Campagna - October 16, 2015
Non c’è solo musica nello “Zoroastro” di Gianni Di Capua: nei concerti di questa sera e domani a Rimini, e ancora di più nel film-concerto che sarà prodotto con i materiali girati in questi giorni e che verrà poi distribuito internazionalmente, ci sono sia la danza che – soprattutto – la recitazione. Le parole di […]

Non c’è solo musica nello “Zoroastro” di Gianni Di Capua: nei concerti di questa sera e domani a Rimini, e ancora di più nel film-concerto che sarà prodotto con i materiali girati in questi giorni e che verrà poi distribuito internazionalmente, ci sono sia la danza che – soprattutto – la recitazione. Le parole di Giacomo Casanova accompagnano la musica, parole tratte dalle lettere come dall’autobiografia del letterato e avventuriero veneziano: e a dare corpo a queste parole sarà l’attrive Galatea Ranzi. Una donna, e non un uomo, perchè, come spiega Gianni Di Capua nella sua intervista “non volevo che un eventuale interprete maschile fosse assimilato, anche se involontariamente, a Casanova. A contare è il testo e colui che lo interpreta. Come per un testo musicale, poco importa se il suo interprete è maschio o femmina. Poi, nel dettaglio, la scelta di Galatea Ranzi è maturata in ragione della sua grande esperienza e versatilità professionale, capace di cimentarsi su ruoli interpretativi più disparati e per certi versi audaci, una personalità in grado di esprimersi fra teatro, soap opera e cinema, un’esperienza singolare derivatagli dal durissimo tirocinio trascorso sotto la guida di Luca Ronconi. Un’attrice a proprio agio con i diversi linguaggi della recitazione era quindi l’ideale interprete di un impianto di testi casanoviani variegato, inedito e, soprattutto, distante dallo stereotipo del grande seduttore che la tradizione ha consacrato o, a seconda dei punti di vista, relegato.”

Galatea Ranzi è attrice dalla forte e plastica personalità: da quando Luca Ronconi, che era stato suo insegnante all’Accademia Silvio D’Amico e aveva diretto il suo saggio finale, L’amore allo specchio (1987), un fascinoso testo barocco secentesco di G. B. Andreini, la fece debuttare appena diplomata, nel 1988, come protagonista della Mirra di Alfieri allo Stabile di Torino, non ha mai perso l’occasione di confermare il suo straordinario talento d’attrice. Ronconi le ha sempre affidato ruoli importanti nei suoi successivi spettacoli, da Misura per misura (1988), Strano interludio (1989), Gli ultimi giorni dell’umanità (1991), Questa sera si recita a soggetto (1995), fino a Lolita (2000) e Il candelaio (2000). Ha collaborato anche con altri registi come il greco Theodoros Terzopoulos, Cesare Lievi, Massimo Castri.
Nel mondo del cinema esordisce con i fratelli Taviani con Fiorile (1993), in seguito è tornata sul set con Cristina Comencini in Va’ dove ti porta il cuore, con Tonino De Bernardi e con la regista portoghese Teresa Villaverde nel film Agua e sal continuando ad alternare il set e il teatro, fino a La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.

Attrice capace di spaziare dal cinema al teatro, Gianni Di Capua l’ha voluta per questo progetto, che vede la nostra orchestra progagonista musicale sotto la direzione di Claudio Astronio. E questa sera.. “Ciak, si gira”!

Io, Zoroastro e Casanova

By Emilia Campagna - September 24, 2015
Intervista al regista che dirigerà Theresia nel film-concerto "Zoroastro"

Ciak, si gira: Theresia Youth Baroque Orchestra sarà tra i protagonisti di una nuova iniziativa promossa dalla Sagra Malatestiana di Rimini che consisterà nella produzione di un film concerto dedicato a Zoroastre, tragédie lyrique di Jean Philippe Rameau interamente girato all’interno dei monumentali spazi offerti dal Teatro Galli di Rimini. Durante le fasi di realizzazione il pubblico sarà ammesso sul set per assistere alla prima esecuzione in tempi moderni di una sequenza di pagine tratte dall’opera e affidate alla nostra orchestra diretta da Claudio Astronio.
Regista del film-concerto sarà Gianni Di Capua, che in quest’intervista ci racconta i dettagli del progetto.

Come nasce il progetto “Zoroastro”?

“Nasce inizialmente dall’incontro tra un’intuizione di Alessandro Taverna e il desiderio della Sagra Malatestiana di celebrare il compositore Jean-Philippe Rameau; e parallelamente dalla ricerca di un modo alternativo di portare il scena l’opera Zoroastro.
La scintilla che ha reso possibile la operazione, che è decisamente originale, curiosa, è scattata quando Alessandro Taverna ha visto il mio film documentario su Wagner (“Diario veneziano di una Sinfonia ritrovata”) e mi ha chiesto di escogitare un’opera televisiva. Io ho colto pienamente questo invito, questa provocazione, poiché è da molto che sostengo la necessità che la musica, come anche il teatro, afflitti dalla malattia dei costi in questo stato di economia stagnante, debbano trovare nuove strade, anche dal punto di vista dei mezzi espressivi, e ho sempre sostenuto che lo strumento televisivo possa fare moltissimo in tal senso. Non è certo una novità adeguare un testo teatrale o musicale che sia, al piccolo o grande schermo, ma dobbiamo ammettere che negli anni il linguaggio televisivo in relazione all’arte, in specie quelle performative, è stato sempre più mortificato, reso afono nelle sue potenzialità espressive da un generalizzato anafalbetismo che spesso sentiamo dire ”di ritorno”, ma che non è altro da ricondurre ad una languida e stanca età della televisione. Ma per ritornare alla sua domanda, e cioè com’è nato il progetto, occorre dire che a determinarlo , a renderlo cioè realizzabile, è stata una questione d’incontro; aggiungo un felice incontro, di realtà complementari tra loro, ciascuna portatrice di un prezioso carico di esperienza professionale, di motivazioni e ambizioni, il tutto posto a sistema.”

In questo “sistema” qual è il ruolo di Theresia Youth Baroque Orchestra?

“Un ruolo naturalmente fondamentale: senza Tybo il progetto non si sarebbe potuto realizzare, e non solo perché è l’orchestra che materialmente eseguirà le musiche di Rameau, questo va da sé; ma come dicevo parlando di ‘motivazioni’ e ‘ambizioni’, ecco, quando dico “Tybo” mi riferivo esattamente alla specificità, al carattere di una progetto musicale del tutto speciale, sicuramente singolare nel panorama delle istituzioni musicali italiane che, godendo del privilegio, e non di poco conto, dell’autonomia finanziaria, quindi affrancata dalle ansie della malattia dei costi, può risolversi a perseguire una visione decisamente lungimirante e moderna che nei fatti non si traduce tanto, come nel caso dello Zoroastro, ad eseguirlo soltanto e bene, ma rendersi disponibile a condividerne il progetto nel suo insieme. Questo, nei fatti, si traduce in disponibilità, flessibilità, umiltà, grande professionalità nel corso delle riprese. Sembra una cosa di poco conto, ma mi creda, non è cosa scontata, anzi, fa la differenza e TYBO ha dimostrato di avere questi valori che denoto strutturali nell’impianto stesso che l’organizzazione si è data.”

Da regista, qual è il suo approccio nel rapportarsi con una performance musicale?

“La musica e le arti performative in generale sono centrali nella mia produzione, per lo più realizzati per i canali satellitari di Rai SAt : io stesso sono musicista e questo mi consente di avere un approccio alla partitura consapevole, senza timori reverenziali, ma con il rispetto che è dovuto alla musica, al pensiero che la informa. Detesto, ad esempio, quando una ripresa televisiva fa spezzatino di una frase musicale alternandone la visione dell’esecuzione da più punti di vista scadendo inevitabilmente nel didascalico, offrendo insomma un modello oramai da tutti noi assimilato, dato per buono, quando invece è l’affermazione di un puro dilettantismo nell’uso del linguaggio televisivo in relazione alla partitura musicale. Occorrerebbe essere più avveduti nell’impiego del linguaggio televisivo nelle arti performative. Allora, per tornare alla sua domanda di qual è il nostro approccio nel rapportarci all’esecuzione musicale, in sostanza si tratta di mantenere intatti alcune coordinate compositive, definiamole “drammatiche” che si ricavano dalla lettura attenta della partitura, offrendo allo sguardo dello spettatore televisivo non il dettaglio ma una narrazione che lungi dal sostituire la ripresa televisiva alla sala da concerto, diventi invece un momento “altro” della ricezione del testo musicale inteso come “ altro” accesso alla Conoscenza.”

Entriamo nello specifico del progetto “Zoroastro”: in che cosa consiste?

“In sostanza in un progetto transmediale. In vera sintesi, dico che oggi il pubblico può accedere ai contenuti mediante una serie di dispositivi e in modalità fluttuante. La Televisione e la sala da concerto, estremizzando il ragionamento, sono due di questi dispositivi. La questione è che ciascun dispositivo presuppone una “narrazione” adeguata, in grado di entrare in dialogo col proprio pubblico. Va da sé che il nostro contenuto può raggiunger così un pubblico sicuramente più vasto e per la musica colta è una buona notizia davvero. Ecco perché prima dicevo che la televisione è in grado di portare sollievo alla musica afflitta dalla malattia dei costi che versa in un’economia stagnante. Il concerto del 16 e il 17 ottobre è una delle diverse “ narrazioni” del nostro Zoroastro, le altre saranno poi accessibili, in televisione, al cinema, in DVD, al cellulare, al PC eccetera. Tra l’altro, ricordiamo che il pubblico del 16 e del 17 ottobre sarà ammesso, a dire il vero, non solo all’esecuzione dal vivo delle musiche di Rameau da parte di Theresia Youth Baroque Orchestra nella sequenza selezionata da Claudio Astronio, ma ad un vero e proprio set cinematografico dove si riprende lo Zoroastro, con tanto di ciack in campo. Il pubblico, insomma, assisterà ad una doppia epifania, quella dell’esecuzione dal vivo e e quella della ripresa cinematografica, il tutto seduto su sedie sparpagliate nello spazio della restaurata sala Ressi.”

Quali sono gli aspetti dell’opera Zoroastro che più la attraggono?

“Come ogni testo “classico” la sua contemporaneità. Mi spiego : Zoroastro simboleggia la vittoria del bene sul male, dell’intelligenza sulla stupidità. Andando oltre ai dettagli della sua produzione e della sua ricezione, l’opera risulta suggestiva con il messaggio che gli autori, il librettista in primis, hanno inteso veicolare, vale a dire una sorte d’iniziazione del pubblico ai valori della Conoscenza che all’epoca della sua prima rappresentazione non venne capito, anzi, dopo qualche replica l’opera venne ritirata e riproposta qualche anno dopo largamente rimaneggiata nei suoi contenuti originali spurgandola della sua forza eversiva. A Rimini assisteremo infatti alla prima versione. Zoroastro, insomma, è stata l’occasione di una grande innovazione formale. Jean-Philippe Rameau e Louis de Cahusac erano artisti, teorici della loro arte, pensatori progressisti vicini agli ambienti filosofici, agli enciclopedisti del loro tempo ed erano anche massoni o quanto meno ne condividevano i principi di emancipazione culturale che, per l’appunto, informa tutta l’opera. L’intrigo amoroso tra Zoroastro e Amelite, che si sviluppa in superficie, appare tutto sommato secondario e non rappresenta il nodo del dramma che costituisce invece il pretesto all’esposizione del vero soggetto dell’opera e cioè, come dicevo, il combattimento zoroastriano tra Luce e Tenebre. Dicevo della contemporaneità dell’opera Zoroastro, ecco dunque l’oscurantismo zoroastriano declinato nell’attualità che non può non collegarsi al generale appannamento culturale, e qui ritrono a quanto detto prima, un appannamento culturale che spesso viene indicato col termine di analfabetismo e che sarebbe opportuno, per l’appunto, assimilare all’età della televisione. La televisione, l’onnipresente, quella che frantuma, decostruisce, falsifica e ripristina significati. Occorre perciò essere consapevoli dei suoi meccanismi perversi nei quali assistiamo a una smaterializzazione della realtà e dove l’attenzione dell’uomo viene distolta dal mondo naturale e portata a concentrarsi sul mondo della comunicazione che appare diventata un valore assoluto.”

Nel film – non nel concerto – ci sarà anche la danza:

“De Cahusac ha una visione assai moderna rispetto all’uso della danza nell’opera francese per come veniva concepita nel proprio tempo, egli anticipa alcuni degli enunciati della riforma di Gluck e Calzabigi che emancipa la danza da momento di parentesi, quasi un intrattenimento, nel contesto dell’opera, a funzione drammaturgica. Non solo aveva scritto una storia della danza, ma è stato anche l’estensore della voce “danza” nell’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert. Non potevamo dunque escludere la danza dallo Zoroastro integrandola nel film concerto riservandole il ruolo drammaturgico per come l’aveva intesa De Chausac, ma in chiave naturalmente contemporanea. Abbiamo quindi invitato a voler condividere il nostro progetto una danzatrice e coreografa italiana tra le più sensibili ed espressive della su generazione, Carlotta Plebs.”

Nel clima che ci ha raccontato si inserisce perfettamente un’altra figura di poeta fondamentale per lo spettacolo, quella di Giacomo Casanova:

“In effetti quando Alessandro Taverna mi chiese di “escogitare” una produzione televisiva su Zoroastro per conto della Sagra Musicale Malatestiana, pose a condizione la figura di Giacomo Casanova tra gli elementi strutturali dell’operazione in quanto il seduttore più celebre al mondo fece una traduzione in versi del libretto di De Chausac. Li per li, la cosa apparve subito un requisito assai interessante, ma tanto era affascinante quanto un rompicapo individuarne l’adattamento per la scena: ovvero, come giustifico la presenza di Casanova in Zoroastro dal punto di vista drammaturgico? Nelle sue memorie, Casanova dedica alla traduzione solo due righe: era il 1752, dunque aveva 25 anni, ed era stato invitato a tradurre l’opera dall’Ambasciatore di Polonia e Grand’Elettore del Ducato di Sassonia per la compagnia italiana dell’Opera di Dresda di cui faceva parte la madre (di Casanova) in qualità di attrice e cantante. Casanova, in sostanza, per come lo abbiamo alla fine “escogitato” costituirà l’elemento di coesione dell’intero impianto scenico drammaturgico che il pubblico in sala (sia nella dimensione teatrale che in quella cinematografica) vedrà nella sua interezza; ma grazie alla “ transmedialità” di cui parlavo prima, sarà possibile decostruire lo Zoroastro negli altri dispositivi, privandolo cioè dei diversi elementi che lo compongono, ed accedere, ad esempio, solo alla parte “ narrata” musicale, danzante o solo recitativa.”

Ad interpretare i testi di Canova è stata chiamata un’attrice, Galatea Ranzi: perché questa scelta di una voce femminile?

“Una voce femminile perché non volevo che un eventuale interprete maschile fosse assimilato, anche se involontariamente, a Casanova. A contare è il testo e colui che lo interpreta. Come per un testo musicale, poco importa se il suo interprete è maschio o femmina. Poi, nel dettaglio, la scelta di Galatea Ranzi è maturata in ragione della sua grande esperienza e versatilità professionale, capace di cimentarsi su ruoli interpretativi più disparati e per certi versi audaci, una personalità in grado di esprimersi fra teatro, soap opera e cinema, un’esperienza singolare derivatagli dal durissimo tirocinio trascorso sotto la guida di Luca Ronconi. Un’attrice a proprio agio con i diversi linguaggi della recitazione era quindi l’ideale interprete di un impianto di testi casanoviani variegato, inedito e, soprattutto, distante dallo stereotipo del grande seduttore che la tradizione ha consacrato o, a seconda dei punti di vista, relegato. Galatea Ranzi terrà dunque il filo della narrazione su una drammaturgia di testi casanoviani estrapolati dalla stessa traduzione in versi che Casanova fece dell’opera, dalle proprie Memorie e da testi risalenti all’ultimo periodo della sua vita, quello dell’esilio di Dux in Cecoslovacchia. A tale proposito desidero segnalare ai lettori del Blog un racconto breve di Sebastiano Vassalli, Dux, edito da Einaudi: è la storia, autentica, dell’ultima battaglia che Giacomo Casanova combatté nel mondo dei vivi, cosí come la racconta lui stesso in ventuno lettere autografe conservate nel castello dei conti Waldstein in Boemia, dove nel 1798 il grande veneziano morí”.

*Nella foto di copertina il regista in un momento delle riprese del film concerto Piani Paralleli, prod. BliqFilm in associazione con Jazzy Records e Kublai Film*