Art bonus, è mecenatismo?

By Emilia Campagna - August 27, 2015
A un anno dalla sua emanazione, pregi e limiti dell'Art Bonus, l'incentivo fiscale che chiama a raccolta i "mecenati"

Chi si aspettava un meccanismo “all’americana” è rimasto deluso: l’Art Bonus, il provvedimento varato nel maggio 2014 che consente la detrazione dalle imposte fino al 65% in tre anni per donazioni a sostegno della cultura, a un anno dalla sua nascita mostra i limiti di una concezione burocratica che ha dato finora meno frutti del previsto.

Eppure il sito creato ad hoc annunciava a una “Chiamata alle arti: Mecenati di oggi per l’Italia di domani” invitando calorosamente: “Diventa mecenate anche tu“. E il Ministro Dario Franceschini, rivolgendosi agli imprenditori, aveva tuonato: “Non avete più alibi”. Ma già il 10 novembre 2014 il Sole 24 Ore sulla scorta di una proiezione realizzata da Confcultura titolava “Art bonus, quello sconto piccolo piccolo” e sottolineava come per il momento l’appello non avesse avuto grandi riscontri, “complice la macchinosità dell’agevolazione e il suo scarso appeal soprattutto nei confronti delle aziende: per ottenere uno sconto di 50mila euro, spalmabile in tre anni, occorre avere ricavi per 10 milioni. Lo dimostrano le elaborazioni predisposte da Confcultura, l’associazione degli operatori privati dei beni culturali, che mettono invece in luce una maggiore convenienza per le persone fisiche, il cosiddetto micromecenatismo. Sulla fredda risposta dei mecenati può pesare il fatto che la novità debba ancora essere metabolizzata, così come non aiutano i tempi di magra che il Paese attraversa. A una lettura attenta delle regole dell’art-bonus, però, ci si accorge anche che il meccanismo dell’incentivo è meno seducente di quanto sia stato annunciato, soprattutto per quegli imprenditori chiamati a raccolta da Franceschini.”

Un altro limite del provvedimento, da più parti evidenziato, è di essere indirizzato ai soli beni pubblici, escludendo di fatto i beni e le attività di natura privatistica: iniziative private nella proprietà, eppur sempre di interesse pubblico, in quanto protagoniste attive del panorama culturale. Traducendo, se pensavate di usare l’Art Bonus per sostenere Theresia, siete fuori strada, non si può fare.

In ambito musicale il decreto menziona infatti espressamente le Fondazioni Lirico-sinfoniche e i Conservatori di Musica come enti che possono beneficiare di donazioni nell’ambito dell’Art Bonus, ma dimentica totalmente anche quelle Associazioni musicali, tra cui moltissime orchestre, che per la loro attività, generalmente senza fini di lucro, svolgono un effettivo servizio pubblico. E dal momento che l’Art Bonus si fonda in parte sull’idea del crowdfunding, in molti hanno deplorato il fatto che non lo si potesse estendere alle Associazioni, come altre forme di finanziamento, dai contributi alla scelta del 5 per mille. Lo ha sottolineato Barbara Boganini, Sovrintendente della Camerata Strumentale Città di Prato, sul Giornale delle Fondazioni: “Da un Art Bonus che si apre al crowdfunding volendo anche favorire le piccole donazioni, avremmo atteso come opportuno l’inserimento tra i beneficiari delle Istituzioni e Associazioni musicali che trarrebbero così reale sostegno alle proprie attività, a partire dai territori a cui appartengono.”

Del resto ad un attenta lettura del decreto appare evidente che le arti performative (concerti, teatro, ecc) sono escluse, salvo interventi di restauro e di potenziamento delle attività di Fondazioni lirico-sinfoniche o Conservatori: l’incentivo fiscale riguarda infatti “Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, interventi per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e interventi per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo”.

I risultati, nelle varie città, sono stati tra i più diversi: se a Firenze su sono raggiunti i 18 milioni di euro di donazioni per interventi nel campo artistico e architettonico, a Torino è flop, come riportato a luglio sulla Stampa: tra le istituzioni musicali il Teatro dell’Opera di Roma ambisce a 37 milioni di Euro per “generico sostegno” e ne ha raccolto 500.000; la Fondazione Teatro Comunale di Bologna raccoglie 123.000 Euro sui 3 milioni previsti per il Sostegno alle attività per la Stagione d’Opera Balletto e Sinfonica dell’anno 2015; la Fenice, invece, è ancora ferma al palo. Salutato come positivo perchè rappresenta un primo concreto passo nella costruzione di un rapporto organico tra privati e cultura, l’Art Bonus ha ancora molta strada da fare: e con l’Art Bonus la mentalità generale e il senso civico. E forse bisognerebbe fare un po’ di distinzioni tra crowdfunding (sostenere un’iniziativa donando una certa somma sulla base di un appello per un progetto specifico), e vero mecenatismo (aderire pienamente a un’idea e sostenerla in prima persona, nel tempo).

Tagli ai finanziamenti? C’è chi riparte dal crowdfunding. Alla grande.

By Emilia Campagna - August 12, 2015
Storia virtuosa dell'orchestra danese che all'indomani della chiusura (per taglio dei fondi statali) si è reinventata orchestra privata attraverso il crowdfunding

La settimana scorsa alcune orchestre e istituzioni musicali italiane hanno avuto un pessimo risveglio: la notizia era di quelle che non si vorrebbero avere, ovvero: totale cancellazione del finanziamento del Ministero della Cultura. In molti hanno promesso ricorsi e cause legali, perchè senza i fondi previsti la realizzazione delle attività diventa praticamente impossibile, con stagioni da cancellare e artisti da mandare a casa.

Una cosa simile era successa qualche mese fa in Danimarca, alla Danish National Chamber Orchestra, che in gennaio si è vista tagliare completamente, dopo 75 anni di onorata attività, i finanziamenti statali: il taglio equivaleva alla chiusura, anunciata peraltro in tempi brevissimi, con buona pace dei 42 posti di lavoro destinati a sfumare. “Apparentemente non c’è bisogno di altro che una riunione sul budget e tre mesi di tempo per chiudere un’orchestra di alta qualità” scrissero polemicamente i rappresentanti dell’orchestra danese, attivandosi subito per trovare una soluzione. Una soluzione chiamata crowdfunding, partita prima sulla piattaforma Kickstarter, poi spostata altrove per aggirare i limiti tecnici imposti dal sito sulle donazioni massime e sui tempi di raccolta. L’intento dichiarato da subito è stato quello di “stabilire una solida base economica perchè la Danish National Chamber Orchestra possa esistere come un’istituzione privata”. Finora le donazioni raccolte hanno raggiunto il 30 per centro dell’obiettivo di massima: 1,058,547 corone danesi su un obiettivo dichiarato di 3 milioni. Tradotta in euro, la cifra raccolta finora è di 420.000, un risultato che ha permesso di rilanciare l’orchestra e di non interrompere contratti di lavoro e attività. Ensemble popolarissimo per la sua capacità di far incontrare classica e pop in un’ottica di esecuzioni di altissimo livello, la DNCO è la prima orchestra pubblica a diventare privata, e dichiara “l’ambizione di portare avanti un “progetto orchestra” basato economicamente sugli introiti dei concerti, sulle relazioni economiche con realtà associative danesi e sul supporto di Fondazioni private”.

La vicenda ha attirato l’attenzione di molte testate internazionali, dal Guardian a Grammophone. Tom Service sul Guardian scrive: “In poche settimane l’orchestra ha dato vita a una nuova organizzazione giuridica per l’ensemble, e può realisticamente sperare in un futuro in cui sponsor privati e incassi provenienti dall’immensa varietà dei concerti – dal pop al rock al Mozart più fantasioso che possiate sperare di sentire – garantiscano un futuro per sè e per il proprio fedele pubblico”. Grammophone invece ha ospitato un articolo di Kreeta-Julia Heikkilä, spalla della DNCO, che amaramente si chiede quali siano i criteri che stanno dietro le scelte politiche in merito ai finanziamenti alla cultura. “La cultura e l’arte non sono apprezzate più per il capitale spirituale che portano, ma considerate solamente in termini di valore economico, motivo per cui si procede così facilmente ai tagli quando calano i fondi.” E denuncia il terribile costo che a lungo termine avrà l’impoverimento culturale causato dal mancato sostegno pubblico alla cultura. Insomma, il crowfunding vince (in Danimarca), ma la politica perde. In Italia e nel mondo.

Enlighted funds

By theresia - August 10, 2015
The Italian music magazine Amadeus dedicates a page to Theresia: music and patronage in the interview with Mario Martinoli by Edoardo Tomaselli

Edoardo Tomaselli

It’s a question of choice. If one has money, he can decide to use it to buy a home, or something else that money makes possible. The most whimsical ones will aim to purchase a Ferrari; otherwise, one can decide to give birth to an orchestra, and actually support it in its path. And all of this in a country like Italy, where private citizens that decide to invest in a patronage project have no fiscal facilitations at all. There is a fundamental element we should not ignore: patronage means making things real, means seeing how a project becomes a concrete reality, capable of growing over time.

For all these reasons Mario Martinoli gave birth, in 2012 in Rovereto, to Theresia Youth Baroque Orchestra. The orchestra is composed of a group of musicians under 30 from all over Europe and it is devoted to Classic repertoire; it has not an unique conductor, it has its own concert season, and organizes a serie of workshop in which musicians are waged. Only thanks to patronage. «The idea behind Theresia is actually the result of different ideas, and it is a crisis time solution… » as Martinoli explains. Mario Martinoli is an harpsichordist and an editor that has been working for years in the TV field. «The crisis didn’t spare even Trentino: despite the undertaking of the local institutions, it has become difficult, if not impossible, to plan cultural activities well in advance. During the last year I’ve seen many activities weaken and get thinner, while everywhere orchestras shut down. It’s the crisis of the public financing system, and of the private citizens world too. I did not care to buy a house, even less a sport car, and I preferred to invest my resources to give life to this orchestra.»

Patronage as the result of a choice, as a value in itself: beside Martinoli, other two private citizens support the project. They are an italian living abroad, who asks to stay anonymous, and the business woman Elena Gaboardi. «Patronage means making oneself available, without a feedback is due. In a project like this, bound to something unsubstantial like music is, one’s support allows the growth of an enterprise as alive as an orchestra can be», Martinoli says. Often the tutors themselves contribute unselfishly committing in the orchestra growing. Among the many names, Chiara Banchini’s one stands out: «In 2011 Chiara had decided to retire: but when she knew about our project she decided to get back in game, and as a conductor too. In the meantime we are programming next steps, till 2017, with many projects: one of them is devoted to Rameau, one other to german composer Joseph Martin Kraus». In 2015 Theresia – whose name is a tribute to Maria Theresa, Archduchess of Austria, who revolutionized the Habsburg Empire on the basis of Enlightnment – has a rich calendar of concerts: in May they performed in Lodi, Rome and L’Aquila (with Claudio Astronio as conductor), on 21st August it will be in Toblach and in 22nd in Bozen (with Chiara Banchini); other concerts are scheduled till the end of November in many italian cities that decided to support the Theresia-project.

Cappelletto e le profezie inascoltate

By Emilia Campagna - August 8, 2015
Sandro Cappelletto nel settembre scorso denunciava come i nuovi criteri di assegnazione dei finanziamenti avrebbero creato situazioni abnormi, cosa che si è verificata pochi giorni fa, con orchestre ed enti che si sono visti in alcuni casi azzerati i fondi.

Vale la pena di riproporre lo scambio di lettere che aveva opposto il Ministero al critico musicale Sandro Cappelletto, che ancora nel settembre scorso denunciava come i nuovi criteri di assegnazione dei finanziamenti avrebbero creato situazioni abnormi, cosa che si è puntualmente verificata pochi giorni fa, con orchestre ed enti di lungo corso e riconosciuta qualità che si sono visti in alcuni casi addirittura azzerati i fondi.

Salvatore Nastasi, Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, nella sua lettera pubblicata il 10 settembre scorso sul quotidiano torinese, non ci stava a vedere denigrato il nuovo sistema: “Spiace constatare che l’intento della massima trasparenza riguardo ai nuovi criteri di attribuzione del Fondo unico per lo spettacolo, recentemente entrati in vigore, sia stato evidentemente travisato e distorto. Basterebbe una attenta lettura del nuovo Decreto per comprendere che coloro che dal prossimo anno chiederanno un contributo per la propria attività di spettacolo dal vivo non saranno tenuti a risolvere alcuna “complicatissima formula”.” Per Nastasi non solo comprensione e compilazione delle domande sarebbero stati alla portata di tutti, ma soprattutto sarebbe stata garantita la trasparenza perchè “l’attribuzione dei punteggi e quindi dei contributi non dovrà mai più rimanere oscura, come esplicitamente previsto dalle normative sugli appalti pubblici ed ormai è prassi consolidata nei bandi di gara europei. Può essere comprensibile un primo timore di fronte al linguaggio matematico, ma esso è utilizzato esclusivamente per far conoscere a chiunque il funzionamento del sistema di calcolo, non affinché lo si utilizzi (infatti è contenuto negli allegati del decreto).”  La difesa dei nuovi criteri puntava allora soprattutto sul fatto che non ci sarebbero stati più “finanziamenti soggettivi e discrezionali, ma esclusivamente basati sul merito e l’oggettività. Forse chi ritiene “troppo burocratico” questo modello preferisce tornare all’antico e rassicurante sistema dell’”amico di” e del “conosco io chi ti può aiutare”. Un sistema in cui molti hanno ottenuto ben più di quanto avrebbero meritato, escludendo dai finanziamenti realtà assai più capaci ma prive di relazioni e interessati sostenitori. Meno schematico e ragionato, forse, ma sicuramente ingiusto.”

Cappelletto non ci stava: “La lettera aperta al Ministro Franceschini pubblicata sul sito della Stampa è partita dopo aver ascoltato lo stupore, lo sgomento, in qualche caso la rabbia, di tanti operatori musicali onesti che lavorano nel nostro Paese e che per gran parte delle loro risorse dipendono dal finanziamento pubblico. Temono non quella che lei definisce “massima trasparenza”, sempre benvenuta, ma un’ìinterpretazione incontrollabile dei dati da loro forniti. L’oscurità della tecnica.” E incalzava: “A leggere la sua risposta, si ha la sensazione che finora, cioè negli ultimi 50 anni, da quando il sostegno alle attività di spettacolo è diventato un impegno dello Stato, siano prevalsi i “finanziamenti soggettivi e discrezionali”, incuranti del “merito”. Dove va a finire la discrezionalità della politica, la sua capacità non di elargire favori e creare clientele, ma di indicare strategie, obiettivi, di saper scegliere? Se la politica si appella alla tecnica per salvarsi, allora intona il proprio Requiem. ” E il 22 luglio scorso, all’indomani delle dimissioni polemiche di Silvia Colasanti, aveva rilanciato l’allarme sulla scorta dele prime indiscrezioni: Orchestra Sinfonica Siciliana: più 754 mila euro. Orchestra Toscanini di Parma: meno 230 mila euro. Corsi di perfezionamento di Duino, eccellenza nel campo della musica da camera: cancellati. Cemat, struttura che promuove la musica contemporanea: in liquidazione. Anbima e Feniarco, associazioni che raggruppano migliaia di bande e di cori: zero sovvenzioni.  Dal ministero dei Beni culturali filtrano le prime clamorose indiscrezioni sui contributi 2015 alle attività di spettacolo.” Indiscrezioni confermate: ora le associazioni promettono ricorsi. Ed è una vittoria, in negativo, della peggiore burocrazia.

 

 

Se un algoritmo fa chiudere le orchestre

By theresia - August 7, 2015
Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo.

L’allarme l’ha lanciato oggi il giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto sulle pagine della “La Stampa”: “La scure del governo taglia due terzi della musica italiana”, titola il quotidiano torinese, all’indomani della nota pubblicata sul sito del MiBAC, Ministero per i Beni Artistici e Culturali, con i numeri dei finanziamenti 2015 alla cultura: “Oltre 60 realtà musicali sono state «non ammesse al contributo», cioè condannate a morte. Molte altre, pesantemente penalizzate, alcune premiate. In più di un caso, sfuggono i criteri delle scelte e l’oggettività che doveva essere garantita dai parametri del nuovo decreto appare penalizzata da decisioni tutt’altro che inattaccabili. Perché 750 mila euro in più all’Orchestra Sinfonica Siciliana e 240 mila in meno alla Toscanini di Parma? E perché, mentre dal governo giungono continui inviti alla ricerca e alla sperimentazione, punire le realtà più attive, il Centro Ricerche Musicali, di livello assoluto, l’Ex Novo Ensemble di Venezia, storico gruppo dedicato alla contemporanea, l’Associazione Nuova Consonanza di Roma, palestra di tanti giovani compositori?” E nel suo editoriale Alberto Mattioli affonda: “Le startup dello spettacolo sono punite, premiati gli amici degli amici. Una perfetta selezione al contrario, pura macelleria culturale.”

Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi (o addirittura azzerati, come è successo all’Orchestra dell’Università Roma Tre o al Cemat) promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo. I nuovi criteri introdotti quest’anno sono infatti basati su un algoritmo che, come qualcuno temeva, ha dato risultati sorprendenti. E un mese fa, il 7 luglio, la compositrice Silvia Colasanti si era dimessa dalla Commissione del Fus incaricata di valutare le domande per i contributi 2015, proprio in segno di protesta contro l’inaffidabilità del sistema  La compositrice romana ha inviato una lettera al ministro Dario Franceschini e al direttore generale dello Spettacolo dal vivo Salvatore Nastasi, motivando la sua decisione col fatto che l’attuale legge (il D. M. del 1° luglio 2014 sullo spettacolo dal vivo) lascerebbe poco spazio all’aspetto qualitativo nella valutazione dell’attività delle varie istituzioni musicali, mettendola dunque nell’impossibilità di perseguire gli obiettivi culturali legati al suo ruolo. Eppure il direttore generale del Ministero, Salvatore Nastasi, che aveva fortemente voluto questi nuovi criteri, aveva affermato che avrebbero portato come risultato «non più finanziamenti soggettivi e discrezionali, ma esclusivamente basati sul merito e l’oggettività».

Il paradosso di agosto è la foglia di fico che cade dalle vergogne di un sistema spesso incapace di valutare l’arte, in cui alle magagne del favoritismo si risponde con l’esacerbazione delle pastoie burocratiche; baratri cui le riposte del mecenatismo privato sono ancora, soprattutto  nel mondo musicale, gocce nell’oceano.