Continua la campagna per il 5×1000 a sostegno di Theresia

By theresia - May 28, 2019
Con il tuo 5x1000 alla Fondazione iCons puoi diventare anche tu protagonista e contribuire a finanziare fino a 10 nuove borse di studio per altrettanti giovani musicisti.

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COME DONARE

Per donare il tuo 5×1000 alla Fondazione iCons a favore dei suoi progetti culturali:

– Scrivi 92563110151 nell’apposita casella sulla tua dichiarazione dei redditi riservata alla destinazione del 5xmille per gli Enti del Volontariato.
– Invia una mail al tuo commercialista cliccando strong> qui. . TI basterà inserire l’indirizzo del tuo commercialista ed inviare la mail per garantire la tua donazione.

Condividi la nostra missione: sostieni la cultura, sostieni i giovani.

Dai voce alla cultura donando il 5 per 1000 a sostegno di Theresia

By theresia - May 15, 2019
È possibile sostenere attivamente le attività di Theresia destinando il 5 per 1000 alla Fondazione iCons. Un piccolo gesto per dare voce alla cultura!

È possibile sostenere attivamente le attività di Theresia destinando il 5 per 1000 alla Fondazione iCons. Un piccolo gesto per dare voce alla cultura!

 

IL CINQUE PER MILLE ALLA FONDAZIONE ICONS

La Fondazione iCons sostiene la formazione artistica giovanile attraverso l’erogazione di borse di studio a favore di talenti musicali sotto i 30 anni attraverso il Programma Theresia, creato per favorire l’emergere di giovani talenti artistici ed avviarli alla carriera professionale attraverso percorsi strutturati di alto perfezionamento.

​Theresia opera attraverso l’erogazione di borse di studio interamente finanziate dalla Fondazione iCons e da un gruppo di mecenati privati. Sin dall’inizio, la nostra scelta è stata infatti quella di non ricorrere a finanziamenti pubblici per il sostentamento dei nostri progetti culturali, nella convinzione che la creazione di un nuovo approccio al finanziamento della cultura fondato sulla partecipazione attiva dei privati cittadini sia una strada fertile per la costruzione di un nuovo Rinascimento delle arti.

Con il tuo 5 per mille alla Fondazione iCons puoi diventare anche tu protagonista e contribuire a finanziare fino a 10 nuove borse di studio per altrettanti giovani musicisti.

COME DONARE

Per donare il tuo 5 per mille alla Fondazione iCons a favore dei suoi progetti culturali:

  • – Scrivi 92563110151 nell’apposita casella sulla tua dichiarazione dei redditi riservata alla destinazione del 5 per mille per gli Enti del Volontariato.
  • – Invia una mail al tuo commercialista cliccando qui. TI basterà inserire l’indirizzo del tuo commercialista ed inviare la mail per garantire la tua donazione.

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​IL NOSTRO 2018

Nel 2018 Fondazione iCons ha erogato 33 borse di studio ad altrettanti giovani musicisti provenienti da 12 diversi paesi del mondo per un totale di 92 400 EUR – di cui 39 173,63 EUR di competenza di bilancio 2018.

​Oltre alle attività erogative legate al Programma Theresia, la Fondazione iCons ha avviato 3 nuovi progetti di ricerca pluriennali nell’ambito del programma europeo di ricerca Horizon 2020., attraverso il Programma iCube.

IL NOSTRO 2019

Nel 2019 Fondazione iCons ha già attivato 7 borse di studio per giovani musicisti di Iran, Bosnia, Colombia, Polonia, Olanda, Romania e Francia e ambisce a riservarne un’ulteriore decina nei prossimi mesi, portando così il totale erogato al oltre 150 000 EUR in totale. Il tuo contributo del 5 per mille sarà destinato a questo scopo, ed abiliterà l’ulteriore crescita della nostra capacità erogativa a favore dei giovani talenti culturali.

​Oltre alle attività di sviluppo e sostegno culturale a giovani artisti, la Fondazione iCons partecipa a 12 progetti di ricerca pluriennali nell’ambito del programma europeo di ricerca Horizon 2020. attraverso il Programma iCube.

​Gli approfondimenti sugli aspetti istituzionali della Fondazione sono illustrati alla pagina Governance del sito.

​Grazie per il vostro sostegno!

Pubblicità e mecenatismo: una convivenza (im)possibile?

By Emilia Campagna - November 11, 2015
L'invadenza delle affissioni pubblicitarie sui monumenti in restauro scatena la polemica: pubblicità e mecenatismo sono compatibili?

L’allarme l’ha lanciato Tomaso Montanari pochi giorni fa sulle pagine di Repubblica: cosa ci fa una gigantografia di una modella al posto dell’Obelisco di Portosalvo a Napoli?

La domanda non è dettata da moralismo: se a Napoli c’è una donna seminuda, a Venezia su Palazzo Ducale campeggia una bottiglia di Coca Cola, e il Ponte dei Sospiri è tutto foderato di rosso Scavolini: “Non è un caso isolato: Piazza San Marco a Venezia si sono presentate travestite da Piccadilly Circus o Times Square, con il Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri letteralmente sommersi da enormi, coloratissimi, cartelloni pubblicitari. Trinità dei Monti a Roma è stata a lungo coperta da una forchettata di spaghetti e mazzancolle, Ponte Vecchio a Firenze è stato oscurato dalle posate offerte da una nota catena di supermercati, la cattedrale di Palermo ormai sembra un tatzebao, e la stessa San Pietro in Vaticano non è stata risparmiata.”

Certo, tutto è fatto a fin di bene, e tutto avviene alla luce del sole: privati finanziano una ristrutturazione e in cambio chiedono visibilità. Invece che comprare pagine su riviste patinate, si comprano mesi di gigantografie sulle facciate più viste al mondo.

La polemica non è nuova, e già nel 2010 il Guardian denunciava l’obbrobrio, rilanciando la lettera con cui i direttori del British Museum e del Museum of Modern Art di New York – e con loro una serie di personalità del mondo internazionale dell’arte e dell’architettura – chiedevano la fine dello scempio. Rispondeva, dalle colonne del Giornale, lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi: “Le pubblicità sono meglio dei ponteggi, e senza i soldi dei privati questi restauri non sarebbero nemmeno possibili.”

C’è chi pensa che sia solo un fatto estetico: ma in tempi di Art Bonus, e di insistiti riferimenti al mecenatismo privato, la riflessione di Tomaso Montanaro si riveste di ineludibili accezioni etiche e culturali.

Perchè quando vengono rivestiti da capo a piedi da striscioni e immensi manifesti pubblicitari, i monumenti si trasformano “da luoghi di costruzione della cittadinanza a ennesime fabbriche di clienti, da strumenti di liberazione intellettuale a strumenti per la massificazione del consumo.” Fino a perdere la propria identità, come succede negli Stati Uniti, dove la pratica della sponsorizzazione è degenerata in una personalizzazione estrema e dove il “naming”, dentro e fuori il mondo dell’arte ha prodotto piccole e grandi aberrazioni: “Negli Stati Uniti la maggior parte delle squadre di baseball della Major League vende i diritti di denominazione dei propri stadi, così oggi abbiamo il FedEx Field e il Gilette Stadium. Dallo sport, la pratica è passata alle città: si sono cominciati a vendere i diritti di denominazione degli spazi pubblici (stazioni della metropolitana, stazioni ferroviarie, parchi pubblici e sentieri dei parchi nazionali), in quello che si chiama marketing municipale (dal 2003 New York ha un direttore addetto solo a questo). Ma anche le macchine della polizia, le pompe antiincendio, le celle delle prigioni si sono letteralmente coperte di pubblicità.”

Per il filosofo della politica americano Michael Sandel la pubblicità è incompatibile con la cultura, “perché la pubblicità incoraggia le persone a volere cose e a soddisfare i propri desideri, l’istruzione incoraggia le persone a riflettere in modo critico sui propri desideri, per frenarli e per elevarli.” E, una volta (s)venduta l’identità di un monumento, che ne sarà dell’identità (storica, culturale, estetica) dei cittadini?

Eppure, la scelta della sponsorizzazione non è l’unica percorribile: basta guardare alla Francia: “Con cinque successive leggi approvate tra il 2003 e il 2009, lo Stato francese ha, per esempio, regolato e incoraggiato la pratica del (vero) mecenatismo, che grazie alla defiscalizzazione (del 60% del dono per le imprese, del 66% per i cittadini) e ad una sensibilizzazione di massa, oggi riesce ad incanalare 5 miliardi di euro l’anno (3 da persone fisiche, 2 dalle imprese) verso iniziative pubbliche. Il mecenatismo francese è indirizzato verso la cultura per il 26%: con un valore assoluto che eguaglia l’intero bilancio annuale del Ministero per i Beni culturali italiano. Oltre un miliardo di euro contro i 24 milioni che rappresentano ciò che riesce a fare il pur utile Art Bonus strappato con i denti da Dario Franceschini.”

E dunque, pubblicità e mecenatismo non hanno nulla in comune, se non i soldi: ma totalmente diverse, e probabilmente incompatibili, sono le premesse che stanno dietro ad un’azione di sostegno finanziario alla cultura.

Se un algoritmo fa chiudere le orchestre

By theresia - August 7, 2015
Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo.

L’allarme l’ha lanciato oggi il giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto sulle pagine della “La Stampa”: “La scure del governo taglia due terzi della musica italiana”, titola il quotidiano torinese, all’indomani della nota pubblicata sul sito del MiBAC, Ministero per i Beni Artistici e Culturali, con i numeri dei finanziamenti 2015 alla cultura: “Oltre 60 realtà musicali sono state «non ammesse al contributo», cioè condannate a morte. Molte altre, pesantemente penalizzate, alcune premiate. In più di un caso, sfuggono i criteri delle scelte e l’oggettività che doveva essere garantita dai parametri del nuovo decreto appare penalizzata da decisioni tutt’altro che inattaccabili. Perché 750 mila euro in più all’Orchestra Sinfonica Siciliana e 240 mila in meno alla Toscanini di Parma? E perché, mentre dal governo giungono continui inviti alla ricerca e alla sperimentazione, punire le realtà più attive, il Centro Ricerche Musicali, di livello assoluto, l’Ex Novo Ensemble di Venezia, storico gruppo dedicato alla contemporanea, l’Associazione Nuova Consonanza di Roma, palestra di tanti giovani compositori?” E nel suo editoriale Alberto Mattioli affonda: “Le startup dello spettacolo sono punite, premiati gli amici degli amici. Una perfetta selezione al contrario, pura macelleria culturale.”

Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi (o addirittura azzerati, come è successo all’Orchestra dell’Università Roma Tre o al Cemat) promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo. I nuovi criteri introdotti quest’anno sono infatti basati su un algoritmo che, come qualcuno temeva, ha dato risultati sorprendenti. E un mese fa, il 7 luglio, la compositrice Silvia Colasanti si era dimessa dalla Commissione del Fus incaricata di valutare le domande per i contributi 2015, proprio in segno di protesta contro l’inaffidabilità del sistema  La compositrice romana ha inviato una lettera al ministro Dario Franceschini e al direttore generale dello Spettacolo dal vivo Salvatore Nastasi, motivando la sua decisione col fatto che l’attuale legge (il D. M. del 1° luglio 2014 sullo spettacolo dal vivo) lascerebbe poco spazio all’aspetto qualitativo nella valutazione dell’attività delle varie istituzioni musicali, mettendola dunque nell’impossibilità di perseguire gli obiettivi culturali legati al suo ruolo. Eppure il direttore generale del Ministero, Salvatore Nastasi, che aveva fortemente voluto questi nuovi criteri, aveva affermato che avrebbero portato come risultato «non più finanziamenti soggettivi e discrezionali, ma esclusivamente basati sul merito e l’oggettività».

Il paradosso di agosto è la foglia di fico che cade dalle vergogne di un sistema spesso incapace di valutare l’arte, in cui alle magagne del favoritismo si risponde con l’esacerbazione delle pastoie burocratiche; baratri cui le riposte del mecenatismo privato sono ancora, soprattutto  nel mondo musicale, gocce nell’oceano.