Art Bonus, come funziona?
Voci dalla Tavola Rotonda (2)

By Emilia Campagna - June 1, 2019
Nella seconda parte della tavola rotonda a Mantova si è parlato di Art Bonus, come funziona e come farne tesoro

MANTOVA – Non si può parlare di mecenatismo senza parlare di Art Bonus. Perlomeno dal 2014, quando è stata introdotta anche in Italia, come in altri paesi, la possibilità di avere uno sgravio fiscale del 65% sulle donazioni a tutela del patrimonio pubblico. Da lì a poco la platea si è allargata alle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e ad altre realtà riconosciute dal FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo.

E alla tavola rotonda svolta a Mantova sul tema “Mecenatismo, art bonus e social media: risorse, idee e politiche a favore della musica e delle arti” la seconda sessione era proprio dedicata a lui, lo sgravio fiscale più desiderato dagli operatori culturali.

A parlare innanzitutto di come conquistarselo era Lorenzo Anania, responsabile del fund raising di Kilowatt Festival, una manifestazione di Performing Arts che si svolge a Sansepolcro, un centro di provincia di 20000 abitanti. “Il Festival si svolge da 17 edizioni e negli anni abbiamo cercato di allargare le entrate attraverso altre fonti che non fossero i finanziamenti pubblici. L’Art Bonus ci ha permesso di farlo attraverso un lavoro di prospettiva, condividendo la nostra visione con le aziende: questo l’abbiamo fatto anche lavorando su contenuti ad hoc.” Insomma, non si tratta solo di chiedere dei soldi, ma di chiederli per un motivo. E il lavoro di Kilowatt è stato premiato: nel bilancio 2018 ha pesato per il 35%, in quello di quest’anno probabilmente per il 40% e Anania punta a superare il 50% e non nasconde il suo entusiasmo: “E’ una misura win-win perchè tutti hanno da guadagnarci, è una formula eccezionale.”

Di Art Bonus dal punto di vista tecnico ha parlato Carolina Botti, direttrice di Ales SpA, società che gestisce e promuove l’Art Bonus per conto del Ministero dei Beni Artistici e Culturali: “Il meccanismo che sta alla base dell’Art Bonus è semplice: lo Stato ha bisogno dei privati, chiede il loro contributo, ma non li lascia soli, anzi li affianca restituendo il 65% di quanto hanno donato. Abbiamo lavorato per favorire trasparenza e facilità di uso di questo strumento.” Semplice e utile, ma non per tutti: ci sarà spazio in futuro per le Associazioni che al momento non rientrano nell’elenco speciale del FUS? “Al momento l’Art Bonus si può destinare alla tutela del patrimonio o ad appunto quelle realtà come le Fondazioni Lirico-Sinfoniche o le orchestre riconosciute dal FUS. Un allargamento della platea è questione di copertura finanziaria: non si tratta tanto di una questione tecnica, quanto di una scelta politica.” Negli anni, l’Art Bonus ha comunque portato donazioni pari a 350 milioni di euro, da parte di 11000 donatori di cui 6000 privati cittadini: “Ovviamente il peso economico maggiore ce l’hanno le fondazioni bancarie, ma il coinvolgimento di privati cittadini ha un valore strategico enorme, di crescita culturale e sociale.”

A Mantova una tavola rotonda per parlare di nuovo mecenatismo e comunicazione

By Emilia Campagna - May 27, 2019
Intervista a Filippo Cavazzoni su nuovo mecenatismo e comunicazione, temi al centro di una tavola rotonda in cui si parlerà anche di Theresia e Fondazione iCons

Nuovo mecenatismo e uso delle nuove tecnologie saranno al centro di una tavola rotonda organizzata da Oficina OCM e Istituto Leoni e che si svolgerà a Mantova nell’ambito di Trame Sonore. Venerdì 31 maggio alle 10.30 presso Palazzo Castiglioni la tavola rotonda dal titolo “Mecenatismo, art bonus e social media: risorse, idee e politiche a favore della musica e delle arti”, rappresenterà un momento di riflessione e confronto con tutti gli operatori del settore, tra cui addetti ai lavori e musicisti, con lo scopo di affrontare temi di grande rilevanza per tutto il comparto attraverso specifiche sessioni coordinate dal giornalista musicale Angelo Foletto. Anche Fondazione ICONS sarà tra i protagonisti del dibattito legato al mecenatismo con l’intervento di Elena Gaboardi, Vice Presidente Fondazione ICONS.

Abbiamo chiesto qualche anticipazione a Filippo Cavazzoni, che per l’Istituto Bruno Leoni ha collaborato all’organizzazione dell’evento e che ne curerà l’intervento introduttivo.

Filippo Cavazzoni, la tavola rotonda si occuperà di mecenatismo, Art Bonus e social media: come avete individuato questi temi? Ritenete che siano queste le grandi sfide dell’organizzazione musicale in Italia?

“Questo è il quarto anno che come Istituto Bruno Leoni affianchiamo Oficina OCM nell’organizzazione di una tavola rotonda nell’ambito di Trame Sonore: ogni volta abbiamo cercato di dare un taglio operativo, delineando un evento pensato per addetti ai lavori che abbia ricadute estremamente pratiche. In questa edizione ci dedichiamo a quelli che appaiono essere i problemi urgenti del mondo musicale oggi, ovvero il reperimento di risorse al di là dei finanziamenti pubblici e il coinvolgimento di un nuovo pubblico.”

Quando parla di nuovo pubblico si riferisce ai giovani? C’è realmente un problema di invecchiamento del pubblico della classica?

“C’è nella misura in cui la musica classica continua ad essere percepita come qualcosa di difficile e i giovani sono impreparati e anche un po’ spaventati. Abbiamo un grosso limite in Italia dato dal fatto che la Storia della Musica è assente dai programmi scolastici e l’uso di nuove tecnologie può aiutare a rendere più comprensibile l’ascolto della musica. Ne parleremo con Paolo Besana, Capo Ufficio del Teatro alla Scala, Michele Dall’Ongaro Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Andrea Maulini, docente all’Università di Bologna e Barbara Minghetti, Direttrice Artistica del Macerata Opera Festival – Sferisterio.”

Ma “attirare” i giovani attraverso i social o app del cellulare non rischia di rinchiudere la loro attenzione dentro il piccolo schermo dello smartphone e allontanarli ulteriormente dalla fruizione dal vivo della musica?


“Il rischio c’è ma esistono anche delle esperienze virtuose in tal senso, penso a progetti portati avanti dal Teatro Regio di Parma e dai Berliner Philarmoniker, o da iniziative di grandi istituzioni come il Met che in questi anni hanno portato l’opera in diretta nei cinema di tutto il mondo. Poi, certo, la cosa migliore è portare la gente nelle sale da concerto: magari togliendo un po’ di polvere e svecchiando la ritualità come sta facendo Trame Sonore a Mantova.”

Parliamo di Art Bonus, un altro dei temi della tavola rotonda: si tratta di un incentivo fiscale che da alcuni anni premia chi effettua donazioni liberali a favore della cultura: che impatto sta avendo questa possibilità sui finanziamenti in particolare alle attività musicali?

“L’Art Bonus esiste dal 2014 e negli anni si è estesa molto la platea dei beneficiari: prima era destinato al patrimonio culturale, poi sono state incluse le Fondazioni Liriche, ora possono accedere anche orchestre e festival. Ciò che cercheremo di portare alla luce nella sessione dedicata è il fatto che bisogna professionalizzare la capacità di far tesoro di questo strumento presentando le realtà che hanno saputo sfruttarlo al meglio attraverso mirate campagne di comunicazione, come ad esempio il Kilowatt Festival per cui sarà presente Lorenzo Anania. E del lato tecnico pareremo con Carolina Botti, consulente del MiBACT proprio sul tema dell’Art Bonus, Irene Sanesi, commercialista.”


E per quanto riguarda il nuovo mecenatismo?


“Su quel tema abbiamo cercato realtà che ci portassero delle esperienze nuove e avessero spunti con ricadute immediate: Elena Gaboardi ci parlerà di Theresia e del sostegno dato a questo progetto musicale da parte di Fondazione ICONS, mentre Roberto Brazzale ci porterà l’esperienza “di famiglia” di imprenditori vicentini legati al mondo della musica e forti sostenitori di iniziative musicali sul loro territorio.”

Pubblicità e mecenatismo: una convivenza (im)possibile?

By Emilia Campagna - November 11, 2015
L'invadenza delle affissioni pubblicitarie sui monumenti in restauro scatena la polemica: pubblicità e mecenatismo sono compatibili?

L’allarme l’ha lanciato Tomaso Montanari pochi giorni fa sulle pagine di Repubblica: cosa ci fa una gigantografia di una modella al posto dell’Obelisco di Portosalvo a Napoli?

La domanda non è dettata da moralismo: se a Napoli c’è una donna seminuda, a Venezia su Palazzo Ducale campeggia una bottiglia di Coca Cola, e il Ponte dei Sospiri è tutto foderato di rosso Scavolini: “Non è un caso isolato: Piazza San Marco a Venezia si sono presentate travestite da Piccadilly Circus o Times Square, con il Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri letteralmente sommersi da enormi, coloratissimi, cartelloni pubblicitari. Trinità dei Monti a Roma è stata a lungo coperta da una forchettata di spaghetti e mazzancolle, Ponte Vecchio a Firenze è stato oscurato dalle posate offerte da una nota catena di supermercati, la cattedrale di Palermo ormai sembra un tatzebao, e la stessa San Pietro in Vaticano non è stata risparmiata.”

Certo, tutto è fatto a fin di bene, e tutto avviene alla luce del sole: privati finanziano una ristrutturazione e in cambio chiedono visibilità. Invece che comprare pagine su riviste patinate, si comprano mesi di gigantografie sulle facciate più viste al mondo.

La polemica non è nuova, e già nel 2010 il Guardian denunciava l’obbrobrio, rilanciando la lettera con cui i direttori del British Museum e del Museum of Modern Art di New York – e con loro una serie di personalità del mondo internazionale dell’arte e dell’architettura – chiedevano la fine dello scempio. Rispondeva, dalle colonne del Giornale, lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi: “Le pubblicità sono meglio dei ponteggi, e senza i soldi dei privati questi restauri non sarebbero nemmeno possibili.”

C’è chi pensa che sia solo un fatto estetico: ma in tempi di Art Bonus, e di insistiti riferimenti al mecenatismo privato, la riflessione di Tomaso Montanaro si riveste di ineludibili accezioni etiche e culturali.

Perchè quando vengono rivestiti da capo a piedi da striscioni e immensi manifesti pubblicitari, i monumenti si trasformano “da luoghi di costruzione della cittadinanza a ennesime fabbriche di clienti, da strumenti di liberazione intellettuale a strumenti per la massificazione del consumo.” Fino a perdere la propria identità, come succede negli Stati Uniti, dove la pratica della sponsorizzazione è degenerata in una personalizzazione estrema e dove il “naming”, dentro e fuori il mondo dell’arte ha prodotto piccole e grandi aberrazioni: “Negli Stati Uniti la maggior parte delle squadre di baseball della Major League vende i diritti di denominazione dei propri stadi, così oggi abbiamo il FedEx Field e il Gilette Stadium. Dallo sport, la pratica è passata alle città: si sono cominciati a vendere i diritti di denominazione degli spazi pubblici (stazioni della metropolitana, stazioni ferroviarie, parchi pubblici e sentieri dei parchi nazionali), in quello che si chiama marketing municipale (dal 2003 New York ha un direttore addetto solo a questo). Ma anche le macchine della polizia, le pompe antiincendio, le celle delle prigioni si sono letteralmente coperte di pubblicità.”

Per il filosofo della politica americano Michael Sandel la pubblicità è incompatibile con la cultura, “perché la pubblicità incoraggia le persone a volere cose e a soddisfare i propri desideri, l’istruzione incoraggia le persone a riflettere in modo critico sui propri desideri, per frenarli e per elevarli.” E, una volta (s)venduta l’identità di un monumento, che ne sarà dell’identità (storica, culturale, estetica) dei cittadini?

Eppure, la scelta della sponsorizzazione non è l’unica percorribile: basta guardare alla Francia: “Con cinque successive leggi approvate tra il 2003 e il 2009, lo Stato francese ha, per esempio, regolato e incoraggiato la pratica del (vero) mecenatismo, che grazie alla defiscalizzazione (del 60% del dono per le imprese, del 66% per i cittadini) e ad una sensibilizzazione di massa, oggi riesce ad incanalare 5 miliardi di euro l’anno (3 da persone fisiche, 2 dalle imprese) verso iniziative pubbliche. Il mecenatismo francese è indirizzato verso la cultura per il 26%: con un valore assoluto che eguaglia l’intero bilancio annuale del Ministero per i Beni culturali italiano. Oltre un miliardo di euro contro i 24 milioni che rappresentano ciò che riesce a fare il pur utile Art Bonus strappato con i denti da Dario Franceschini.”

E dunque, pubblicità e mecenatismo non hanno nulla in comune, se non i soldi: ma totalmente diverse, e probabilmente incompatibili, sono le premesse che stanno dietro ad un’azione di sostegno finanziario alla cultura.

Stati Generali della Cultura 2015, protagonista il mecenatismo

By Emilia Campagna - November 3, 2015
Art Bonus e rapporto tra pubblico e privati al centro degli interventi del convegno organizzato dal Sole 24 ore

stati-generali-258-258Si è svolta il 29 ottobre scorso la quarta edizione degli Stati Generali della Cultura, un convegno organizzato annualmente dal Sole 24 ore per discutere del presente e del futuro dei beni artistico-culturali in Italia. Tema caldo di quest’edizione, dal titolo “Investire su una nuova cultura” è stato naturalmente il mecenatismo: numerosi i direttori di musei chiamati a raccontare quali ricadute l’Art Bonus abbia avuto sui loro bilanci.

Alcuni modelli virtuosi di gestione museale sono stati al centro di un confronto, moderato da Stefano Barisoni di Radio24, tra Gabriella Belli, direttrice dei Musei civici di Venezia, James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, Flaminia Gennari Santori delle Gallerie nazionali di arte antica di Roma, la presidente del Maxxi Giovanna Melandri e il consigliere dei Musei Vaticani Paolo Nicolini. Ne è emersa la necessità di ottimizzare i livelli di governance dei musei e di incentivare, “nella trasparenza più assoluta e in una ferma ottica della tutela”, il contributo che grandi mecenati e imprenditori possono dare alla salute del patrimonio artistico pubblico.

Accanto alle valutazioni positive dell’iniziativa, che resta peraltro legata al sostegno del patrimonio pubblico ed è spesso destinata a opere di restauro (come l’imponente azione di mecenatismo di Diego Della Valle per il restauro del Colosseo) più che al sostegno di attività culturali nuove, ci sono le forti critiche legate alla permanente difficoltà di rapporti tra pubblico e privato. Numerosi gli interventi, come riportato da Artribune, che rilevano come “un’unione culturale tra pubblico e privato è non solo difficile ma quasi impossibile, data la nostra burocrazia: troppo lenta e alquanto macchinosa per qualsiasi imprenditore che abbia la voglia e la passione di investire in cultura, parola chiave dell’incontro di quest’anno.”

Il Ministro Dario Franceschini al rapporto pubblico privato dice però di crederci, e lancia un appello, invitando tutti i grandi imprenditori italiani ad adottare un museo.

Art Bonus, sarà permanente

By Emilia Campagna - October 28, 2015
La Legge di Stabilità 2016 rende permanente il credito di imposta del 65% per le donazioni liberali a sostegno di musei e istituzioni culturali

Il Ministro alla Cultura Dario Franceschini l’ha annunciato con entusiasmo: in un anno 34 miliardi donati da privati e aziende nell’ambito dell’Art Bonus, il meccanismo di detrazione fiscale che favorisce le donazioni liberali a favore di musei e istituzioni culturali. In particolare, gli enti che hanno beneficiato dell’Art Bonus sono 134 Comuni, 11 Fondazioni lirico sinfoniche, 16 teatri di tradizione, e 27 enti che afferiscono al Mibact. Sul fronte dei mecenati, si registrano 47 enti, 159 imprese e 567 persone fisiche. Più nel dettaglio, il Mibact ha ‘incassato’ 662.960 euro, i Comuni 10.865.514 euro, le Fondazioni Lirico Sinfoniche 14.959.901, i teatri di tradizione 2.217.477, e altri soggetti 5.051.263.

Per il Ministro, i risultati sono ottimi in quanto raggiunti senza particolare promozione: “Più che positivi sono straordinari, perché in una fase sperimentale, senza una campagna promozionale, ci sono state piccole, medie donazioni a favore dei Comuni, dei musei, delle fondazioni lirico-sinfoniche.” Con qualche distinguo, però: “A eccezione di Unicredit, che ha dato milioni di euro per l’Arena di Verona, non c’è stata questa ressa delle grandi aziende.”

L’istituzione dell’Art Bonus si conferma come primo passo per la costruzione di un abito mentale diffuso, ovvero la normalità del sostegno alla cultura da parte dei privati: “Vorrei che, come in altri Paesi, la valutazione di impatto sociale di una grande impresa italiana – ha aggiunto Franceschini – fosse misurata in base anche a quanto dona per il recupero, la valorizzazione e la tutela del patrimonio del nostro Paese. Patrimonio che, come ci ricorda l’Unesco, è dell’umanità e dunque tutti devono contribuire, a cominciare dalle grandi imprese.”

Proprio per questo motivo, nella Legge di Stabilità 2016 è stata inserita la norma che rende permanente la detrazione del 65% di quanto donato, avvicinando così l’Italia al modello francese. La visione politica che sta dietro all’Art Bonus lascia però totalmente escluso tutto un mondo di mecenati ben più motivati, ovvero tutte quelle azioni non dirette al patrimonio pubblico, iniziative culturali interamente sostenute da privati che la burocrazia ministeriale non sa per ora nemmeno riconoscere.

Art bonus, è mecenatismo?

By Emilia Campagna - August 27, 2015
A un anno dalla sua emanazione, pregi e limiti dell'Art Bonus, l'incentivo fiscale che chiama a raccolta i "mecenati"

Chi si aspettava un meccanismo “all’americana” è rimasto deluso: l’Art Bonus, il provvedimento varato nel maggio 2014 che consente la detrazione dalle imposte fino al 65% in tre anni per donazioni a sostegno della cultura, a un anno dalla sua nascita mostra i limiti di una concezione burocratica che ha dato finora meno frutti del previsto.

Eppure il sito creato ad hoc annunciava a una “Chiamata alle arti: Mecenati di oggi per l’Italia di domani” invitando calorosamente: “Diventa mecenate anche tu“. E il Ministro Dario Franceschini, rivolgendosi agli imprenditori, aveva tuonato: “Non avete più alibi”. Ma già il 10 novembre 2014 il Sole 24 Ore sulla scorta di una proiezione realizzata da Confcultura titolava “Art bonus, quello sconto piccolo piccolo” e sottolineava come per il momento l’appello non avesse avuto grandi riscontri, “complice la macchinosità dell’agevolazione e il suo scarso appeal soprattutto nei confronti delle aziende: per ottenere uno sconto di 50mila euro, spalmabile in tre anni, occorre avere ricavi per 10 milioni. Lo dimostrano le elaborazioni predisposte da Confcultura, l’associazione degli operatori privati dei beni culturali, che mettono invece in luce una maggiore convenienza per le persone fisiche, il cosiddetto micromecenatismo. Sulla fredda risposta dei mecenati può pesare il fatto che la novità debba ancora essere metabolizzata, così come non aiutano i tempi di magra che il Paese attraversa. A una lettura attenta delle regole dell’art-bonus, però, ci si accorge anche che il meccanismo dell’incentivo è meno seducente di quanto sia stato annunciato, soprattutto per quegli imprenditori chiamati a raccolta da Franceschini.”

Un altro limite del provvedimento, da più parti evidenziato, è di essere indirizzato ai soli beni pubblici, escludendo di fatto i beni e le attività di natura privatistica: iniziative private nella proprietà, eppur sempre di interesse pubblico, in quanto protagoniste attive del panorama culturale. Traducendo, se pensavate di usare l’Art Bonus per sostenere Theresia, siete fuori strada, non si può fare.

In ambito musicale il decreto menziona infatti espressamente le Fondazioni Lirico-sinfoniche e i Conservatori di Musica come enti che possono beneficiare di donazioni nell’ambito dell’Art Bonus, ma dimentica totalmente anche quelle Associazioni musicali, tra cui moltissime orchestre, che per la loro attività, generalmente senza fini di lucro, svolgono un effettivo servizio pubblico. E dal momento che l’Art Bonus si fonda in parte sull’idea del crowdfunding, in molti hanno deplorato il fatto che non lo si potesse estendere alle Associazioni, come altre forme di finanziamento, dai contributi alla scelta del 5 per mille. Lo ha sottolineato Barbara Boganini, Sovrintendente della Camerata Strumentale Città di Prato, sul Giornale delle Fondazioni: “Da un Art Bonus che si apre al crowdfunding volendo anche favorire le piccole donazioni, avremmo atteso come opportuno l’inserimento tra i beneficiari delle Istituzioni e Associazioni musicali che trarrebbero così reale sostegno alle proprie attività, a partire dai territori a cui appartengono.”

Del resto ad un attenta lettura del decreto appare evidente che le arti performative (concerti, teatro, ecc) sono escluse, salvo interventi di restauro e di potenziamento delle attività di Fondazioni lirico-sinfoniche o Conservatori: l’incentivo fiscale riguarda infatti “Interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, interventi per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica e interventi per la realizzazione di nuove strutture, il restauro e il potenziamento di quelle esistenti delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo”.

I risultati, nelle varie città, sono stati tra i più diversi: se a Firenze su sono raggiunti i 18 milioni di euro di donazioni per interventi nel campo artistico e architettonico, a Torino è flop, come riportato a luglio sulla Stampa: tra le istituzioni musicali il Teatro dell’Opera di Roma ambisce a 37 milioni di Euro per “generico sostegno” e ne ha raccolto 500.000; la Fondazione Teatro Comunale di Bologna raccoglie 123.000 Euro sui 3 milioni previsti per il Sostegno alle attività per la Stagione d’Opera Balletto e Sinfonica dell’anno 2015; la Fenice, invece, è ancora ferma al palo. Salutato come positivo perchè rappresenta un primo concreto passo nella costruzione di un rapporto organico tra privati e cultura, l’Art Bonus ha ancora molta strada da fare: e con l’Art Bonus la mentalità generale e il senso civico. E forse bisognerebbe fare un po’ di distinzioni tra crowdfunding (sostenere un’iniziativa donando una certa somma sulla base di un appello per un progetto specifico), e vero mecenatismo (aderire pienamente a un’idea e sostenerla in prima persona, nel tempo).