Meet Theresia: Alaia Ferran

By Emilia Campagna - December 3, 2018
" In Theresia, I have met many colleagues with whom I still play inside and outside the orchestra. I have met great musicians who are the professionals of tomorrow whom I consider a very valuable contact, professionally and humanly speaking."

Waiting for the next auditions, we are meeting some of the musicians that joined us in the latest years, asking them about their experience with Theresia: today we introduce you the violist Alaia Ferran, from Spain.

Alaia,when did you join Theresia? How did you know about the orchestra?

I heard about Theresia two and a half years ago, maybe a little longer, because a clarinettist friend of mine told me about the project. She was the one who sent me all the information about the auditions that were done in Venice in 2016.

How many residencies have you done with Theresia?

Well,the truth is that I do not keep track of how many residences I have made … I think more than ten (and less than 100 at the moment, which is the number I aspire to…!). Some of them were chamber music and others were orchestral.

What did you like most of this experience and what do you think you have learnt or improved in?

For me, Theresia has a special meaning because of the vital moment in which I was at the time I auditioned. Theresia (the trainers rather), by circumstance, gave me the possibility to participate in their projects as the first viola, a role that at that time was quite new for me. That trust made me grow, and it will be something for which I will always be grateful. On the other hand, I have had the opportunity to deepen, from a historically informed point of view, in the classical language, thanks to the trainers and also to the colleagues from the orchestra, and all this combined with a flexible working atmosphere and sensitive to the different musical proposals that may arise.

Theresia residencies are both orchestral and chamber-music: what do you think about this formula?

For me, the combination between orchestra and chamber music is perfect, since this gives us the possibility to experiment diverse resources and develop in different contexts.

Did Theresia help you to extend your network of professional connections? Did it give you the chance of new professional experiences?

I can not say if Theresia has opened the doors of the professional world. I guess they have been opening little by little a bit by luck and another bit by various things, but for sure I can say that in Theresia I have met many colleagues with whom I still play inside and outside the orchestra. I have met great musicians who are the professionals of tomorrow whom I consider a very valuable contact, professionally and humanly speaking.

Theresia gave me the possibility to participate in their projects as the first viola, a role that at that time was quite new for me. That trust made me grow, and it will be something for which I will always be grateful

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Would you recommend joining Theresia to your colleagues and friends? Why?

Yes, of course I recommend it! Theresia for me is a kind of family, an experience where the human component is very important and where the high level offered by the orchestra is also the consequence of this respect, affection and admiration that there is among us.

Which are your projects now?

My projects … I have recently started two that I am passionate about; an ensemble with which we played, above all, baroque music: “The Ministers of Pastime”, and a string quartet that still has no name. These two projects excite me and motivate me a lot. In addition, I was recently admitted to the Jordi Savall Academy and from time to time I have the privilege of collaborating with orchestras like the Eighteenth Century Orchestra among others. Things change a lot in a very short time, but at the moment I feel lucky to be able to live on what I like.

Theresia a Camogli: storia, innovazione e multiculturalità

By theresia - May 19, 2017
Ospitiamo sul nostro blog il racconto dello stage ligure di Theresia a Camogli scritto da Eugenio Damasio e Andrea Massera, studenti della Scuola di scrittura Holden di Torino

Al Teatro Sociale di Camogli vanno in scena i ragazzi della Theresia

A pensarci oggi viene da sorridere, ma nel corso dell’800 la rilevanza di un piccolo borgo come Camogli era completamente differente da quella odierna. Ricchi armatori navali e operosi pescatori coesistevano, dando vita e industria ad una realtà circoscritta, quanto florida e fertile. In questo clima di circolazione d’idee e capitali, nacque e prosperò il Teatro Sociale di Camogli, inaugurato il 30 settembre 1876, grazie all’investimento e alla volontà di sessanta famiglie borghesi del luogo. A distanza di più di un secolo, il Teatro ha dovuto far fronte a fortune e sorti alterne, tra lavori per l’ampliamento e chiusure che parevano essere definitive.

Camogli-Scorcio-panoramicoNel 2002, Camogli, ormai meta di costante turismo, noto ai più per le sagre delle stagioni estive e per una padella di dimensioni sovrumane, torna a conoscere le sue radici culturali: un’associazione di 100 famiglie ha preso il posto delle originali finanziatrici del Teatro, che a dicembre 2016 ha riaperto, grazie al contributo della Provincia di Genova e dei comuni limitrofi. Oggi Camogli si rinnova riscoprendo le sue origini, artistiche con il rinato Teatro Sociale, e multiculturali grazie alla Theresia Youth Orchestra che con i suoi componenti di ogni nazionalità restituisce al piccolo borgo ligure i suoi fasti dimenticati: quel via vai di lingue, culture, esperienze diverse che connotava la Camogli dell’Ottocento.

Questa residenza della TYO in Liguria rappresenta così il primo passo di un cammino di formazione che, nel tempo, anche grazie al contributo di istituzioni come Casa della Musica di Genova, potrà tornare a dare un respiro internazionale a un territorio che, da sempre, pone i suoi confini lontano, al di là dell’orizzonte del mare.

Perché quando si guarda a TYO è sufficiente osservare i ragazzi e le loro abitudini per capire che si è di fronte a un gruppo capace di unire talenti da tutto il mondo e, soprattutto, di intrecciarne storie e biografie. Ogni componente dell’orchestra, infatti, è testimone di vissuti incredibili, d’altri tempi, che meritano di essere raccontati, seppur in breve. È così che abbiamo incontrato e intervistato alcuni dei protagonisti di questa produzione: una contrabbassista francese, un cornista americano e una violista spagnola.

Theresia-a-Camogli-prove

Theresia Youth Orchestra durante le prove al Teatro Sociale di Camogli


Chloé Lucas“Nice to meet you”, un gradevole accento francese, sono le prime parole che ci rivolge Chloé Lucas. Nata a Montpellier, Chloé ha intrapreso un sentiero difficile, al contempo soddisfacente, che l’ha portata prima a Parigi e, oggi, anche qui con noi a Camogli. A soli sette anni Chloé impugna un violoncello, accordato come un contrabbasso, e trova la sua vocazione. A 24 desidera trasformare la vocazione, il sogno, in una concreta realtà: vivere di musica. In Match Point, Woody Allen si rivolgeva così al pubblico, per mezzo di Chris, il suo protagonista: “Chi disse: “preferisco avere fortuna che talento”, percepì l’essenza della vita”. Per vivere di musica, oggi, c’è bisogno di entrambe le cose. L’innegabile talento di una contrabbassista 24enne, la fortuna di scovare un annuncio di un’orchestra specializzata in musica antica sul caotico Facebook, e nuovamente il talento, la costante pratica, l’ammissione e la capacità di farsi ispirare da ciò che la circonda.
Una cosa semplice da fare quando si è a Camogli.

taylor-townsendAnche se cresciuto a migliaia di chilometri di distanza, al di là dell’oceano, nel centro esatto degli Stati Uniti, anche Taylor Townsend è della stessa opinione. Quando sta seduto nell’orchestra è a pochi passi da Chloé, con il corno naturale tra le mani. Uno strumento che è diventato totalmente il suo da qualche anno quando ha deciso di trasferirsi in Europa, a Madrid, per dedicarsi al meglio alla musica antica. Anche a distanza di secoli dai fasti del barocco, infatti, per Taylor è chiaro come il Vecchio Continente rimanga la patria di questa disciplina e della cultura in genere, l’unico luogo in cui poter sperimentare e crescere davvero come artista. In Spagna, Taylor, però, si è portato anche il banjo: compagno insostituibile quando vuole ricordare in musica le proprie radici.

Alaia FerranEd è a partire proprio da questo concetto, quello delle tradizioni e del folklore, che iniziamo, infine, la nostra conversazione con Alaia Ferran. Lei in Spagna c’è nata, oggi vive a Lione e domani, invece, si trasferirà a Den Haag (L’Aia) per completare il suo percorso di formazione nel campo della viola. Mentre cammina sulla passeggiata di Camogli quasi si emoziona alla vista del celeberrimo padellone, l’attrazione principale della Sagra del Pesce camoglina, evento fondamentale per la vita del borgo, capitato in contemporanea con questa residenza.
“Mi sento tantissimo a casa: anche in Spagna adoriamo le nostre feste tradizionali”, ci dice aggiungendo poi “Quando sono con Theresia, in realtà, mi sento sempre a casa”. Come gli altri, anche Alaia è diventata un membro dell’orchestra solamente da un anno ma vede questa esperienza come qualcosa di più di una formazione. Qui ha trovato una vera e propria famiglia, il luogo perfetto in cui crescere e lavorare.

Un pensiero che pervade profondamente tutto l’ambiente dell’orchestra partendo dal suo fondatore Mario Martinoli, passando da Noemi Ancona che, grazie alle sue capacità gestionali, fa in modo che tutti possano esprimersi al meglio e arrivando fino alla direttrice violinista Chiara Banchini.
È così che, quando finalmente i ragazzi salgono sul palco e impugnano i loro strumenti riescono a creare un’armonia incredibile, forse impensabile se si tiene in considerazione tanta diversità.

Il nostro stupore di reporter-spettatori cresce, una nota dopo l’altra, mentre cerchiamo conferma dell’eccezionale spettacolo negli occhi dei presenti, incantati dai movimenti dei giovani musicisti, e dalla padronanza con cui sanno dominare il palcoscenico, con presenza e professionalità. Alla fine del primo atto alcuni spettatori escono a prendere aria, a fumare una sigaretta, e a mormorare commenti entusiasti su quanto visto e sentito. Li dicono a bassa voce, nonostante siano fuori dal Teatro, quasi a non voler spezzare la magia della musica, il sogno tangibile di una giovane orchestra internazionale che calca divinamente il palco del Teatro Sociale. Storie diverse e distanti, quella della struttura che ospita i ragazzi, quella di Theresia e dei suoi artisti.

Il concerto di Theresia a Camogli

Il concerto di Theresia a Camogli

Ciò che ne risulta è un ensemble orchestrale incredibilmente affiatato. Tutti i giovani musicisti mantengono la propria identità, le proprie caratteristiche peculiari, ma il semplice abito nero dona loro un’unitarietà fuori dal comune. Accolti dagli applausi del pubblico, i giovani della TYO danno vita ad uno spettacolo davvero emozionante e unico nel suo genere capace di mettere insieme tradizione e sperimentazione, nuovo e antico in una cornice in cui storia, innovazione e cultura possono finalmente tornare ad avere un respiro ponendo i propri confini lontano, al di là dell’orizzonte del mare.