Se un algoritmo fa chiudere le orchestre

By theresia - August 7, 2015
Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo.

L’allarme l’ha lanciato oggi il giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto sulle pagine della “La Stampa”: “La scure del governo taglia due terzi della musica italiana”, titola il quotidiano torinese, all’indomani della nota pubblicata sul sito del MiBAC, Ministero per i Beni Artistici e Culturali, con i numeri dei finanziamenti 2015 alla cultura: “Oltre 60 realtà musicali sono state «non ammesse al contributo», cioè condannate a morte. Molte altre, pesantemente penalizzate, alcune premiate. In più di un caso, sfuggono i criteri delle scelte e l’oggettività che doveva essere garantita dai parametri del nuovo decreto appare penalizzata da decisioni tutt’altro che inattaccabili. Perché 750 mila euro in più all’Orchestra Sinfonica Siciliana e 240 mila in meno alla Toscanini di Parma? E perché, mentre dal governo giungono continui inviti alla ricerca e alla sperimentazione, punire le realtà più attive, il Centro Ricerche Musicali, di livello assoluto, l’Ex Novo Ensemble di Venezia, storico gruppo dedicato alla contemporanea, l’Associazione Nuova Consonanza di Roma, palestra di tanti giovani compositori?” E nel suo editoriale Alberto Mattioli affonda: “Le startup dello spettacolo sono punite, premiati gli amici degli amici. Una perfetta selezione al contrario, pura macelleria culturale.”

Molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si sono viste tagliare inaspettatamente i fondi (o addirittura azzerati, come è successo all’Orchestra dell’Università Roma Tre o al Cemat) promettono ricorsi contro una situazione paradossale che secondo qualcuno ha come colpevole un algoritmo. I nuovi criteri introdotti quest’anno sono infatti basati su un algoritmo che, come qualcuno temeva, ha dato risultati sorprendenti. E un mese fa, il 7 luglio, la compositrice Silvia Colasanti si era dimessa dalla Commissione del Fus incaricata di valutare le domande per i contributi 2015, proprio in segno di protesta contro l’inaffidabilità del sistema  La compositrice romana ha inviato una lettera al ministro Dario Franceschini e al direttore generale dello Spettacolo dal vivo Salvatore Nastasi, motivando la sua decisione col fatto che l’attuale legge (il D. M. del 1° luglio 2014 sullo spettacolo dal vivo) lascerebbe poco spazio all’aspetto qualitativo nella valutazione dell’attività delle varie istituzioni musicali, mettendola dunque nell’impossibilità di perseguire gli obiettivi culturali legati al suo ruolo. Eppure il direttore generale del Ministero, Salvatore Nastasi, che aveva fortemente voluto questi nuovi criteri, aveva affermato che avrebbero portato come risultato «non più finanziamenti soggettivi e discrezionali, ma esclusivamente basati sul merito e l’oggettività».

Il paradosso di agosto è la foglia di fico che cade dalle vergogne di un sistema spesso incapace di valutare l’arte, in cui alle magagne del favoritismo si risponde con l’esacerbazione delle pastoie burocratiche; baratri cui le riposte del mecenatismo privato sono ancora, soprattutto  nel mondo musicale, gocce nell’oceano.

Chiara Banchini e CPE Bach, l’intellettuale della musica

By theresia - July 29, 2015
«CPE Bach era un intellettuale, e la sua musica, particolarmente intensa, parla una lingua speciale. La sua è una sensibilità difficile, dura, con momenti di grande bellezza in cui però non si lascia mai andare: grandi contrasti, forti accentati e piani malinconici che si alternano quasi di battuta in battuta.»

Sarà alla testa di Theresia imbracciando il suo violino: Chiara Banchini, la celebre direttrice e vioinista svizzera, guiderà l’orchestra nello stage e nei concerti del tour di agosto, e noi ci siamo fatti raccontare qualche dettaglio del programma.

ChiaraBanchini@GregorKhuenBelasiCPE Bach e Boccherini sono i due autori a cui è dedicato il concerto: “Il programma “ ci spiega Chiara Banchini “nasce dal confronto tra me e il direttore artistico di Theresia, Mario Martinoli. Da un lato c’è Boccherini, di cui abbiamo già suonato l’Ouverture a Lodi e Milano l’ottobre scorso, e aggiungiamo la Sinfonia: a me Boccherini piace molto, mi sento bene a dirigerlo e suonarlo, perchè è divertente, ha queste lunghe frasi italianeggianti in cui sia io che l’orchestra ci muoviamo senza problemi. Sarà una parte in un certo senso più rilassante di quella dedicata a Carl Philip Emanuel Bach che invece è un autore molto più difficile.”

In che senso la musica di CPE Bach è difficile?

“C’è una difficoltà strumentale, tecnica, legata al fatto che lui scriveva benissimo per tastiera ma non altrettanto per gli archi: ci sono salti di corda, salti di posizione che rendono complicata l’esecuzione. Ma non è il solo aspetto: per me la difficoltà di CPE Bach è legata al fatto che lui era un intellettuale, distante dalla sensibilità italiana, e la sua musica, particolarmente intensa, parla una lingua speciale. Con CPE Bach siamo già nello Sturm und Drang, nell’Empfindsamkeit: però attenzione, non dobbiamo confonderlo con il sentimentalismo. La sua è una sensibilità difficile, dura, con momenti di grande bellezza in cui però non si lascia mai andare: grandi contrasti, forti accentati e piani malinconici che si alternano quasi di battuta in battuta. Ecco la difficoltà maggiore: avere un discorso “rotto” e portare avanti una linea costante.”

La ritroviamo con Theresia nel doppio ruolo di violinista e direttrice:

“Sì, dirigo e suono, come faccio spesso. Nel caso della musica scritta per la corte di Berlino, possiamo distinguere le composizioni per il teatro d’opera, in cui si impiegava un’orchestra di 42 elementi,e quelle strumentali, che si eseguivano nei saloni del Castello e impiegavano meno musicisti in formazione più cameristica. Quantz e i fratelli Benda (F. Benda era il konzertmeister dell’orchestra del teatro), suonavano e accompagnavano spesso Federico al flauto traverso. Immagino che il doppio concerto sia stato eseguito nell’ambito dei concerti cameristici al castello E se vogliamo questa è un’altra delle difficoltà nel suonare CPE Bach: ci vuole agilità e ascolto, bisogna studiare una Sinfonia come se fosse un quartetto d’archi, mentre con Boccherini siamo già nel grande sinfonismo: so già che con Theresia posso lasciare l’orchestra quasi a briglia sciolta.”

Ci parli del doppio concerto per fortepiano, clavicembalo e orchestra: è una pagina unica e di rara esecuzione. Il fortepiano al tempo di Bach cominciava ad emergere e ad imporsi: secondo lei in questo concerto i due strumenti solisti sono in competizione?

“No, non sono in gara tra di loro: invece lo sono entrambi con l’orchestra, con continui botta e risposta, mentre tra fortepiano e clavicembalo c’è spesso una scrittura parallela, con condivisione di temi cantabili, oppure si danno la parola. A me sembra che in questo concerto si riveli nuovamente la natura intellettuale e se vogliamo cervellotica di CPE Bach, che si diverte più con la testa che col cuore e che prende questo strumento “nuovo” e sperimenta: a corte suonava il clavicembalo ma amava molto il clavicordo, che permette sfumature timbriche e dinamiche ed è più vicino al fortepiano.”

A proposito di strumenti a tastiera, lei nell’ambito dello stage terrà due lezioni sul trattato di CPE Bach sull'”Arte di suonare la tastiera”: qual è l’importanza di un testo come questo per un violinista?

“Innanzitutto diciamo che io cerco sempre di avvicinare i giovani ai trattati antichi: noi trent’anni fa andavamo a scovare questi testi che non erano nemmeno pubblicati e da lì abbiamo tratto tutto quello che potevamo sapere sulla musica antica. Adesso i giovani apparentemente non ne hanno bisogno perché hanno accesso a tante esecuzioni di scuole diverse,che possono ascoltare e imitare. In Conservatorio non si fa o si fa male, mentre secondo me è fondamentale entrare in questi testi per capire come eseguire questa musica. Del trattato di Bach cercherò di spiegare l’interessantissima parte dedicata all’ornamentazione e mi fermerò sulla parte dedicata all’interpretazione.”

Con Theresia sarà a Dobbiaco, città legata al compositore Gustav Mahler: il suo mondo musicale è lontanissimo dalla musica barocca, lei che tipo di legame sente con questo compositore?

“È una questione estremamente complicata: le Sinfonie, i Lieder di Mahler, sono musica bella da morire, però io la vivo con un certo disagio. Ed è sempre stato così: io mi sono specializzata nella musica antica dopo aver fatto un corso di studi del tutto tradizionale. Anche durante gli anni di studio, però, arrivavo volentieri fino a Schubert, e poi la mia tendenza era quella di saltare direttamente alla contemporanea. E infatti dopo il diploma ho percorso questa doppia strada, dedicandomi sia all’antica che alla contemporanea. Il perchè non l’ho ancora capito.”

Lei è rientrata da un mese da una “vacanza” davvero speciale, un viaggio on the road che in sette mesi l’ha portata dalla Terra del Fuoco all’Alaska e che ha raccontato in un blog: come si torna a casa dopo un’esperienza come questa?

“Il ritorno ovviamente è difficile! All’inizio mi sono riposata, e sono stata contenta di ritrovare la mia casa, il mio letto, poi mi sono resa conto che avevo dimenticato di quanta routine è fatta la vita quotidiana: passiamo gran parte del nostro tempo ad amministrare la nostra vita. In viaggio è diverso, naturalmente ci si occupa del viaggio in sè, ed è una lavoro anche quello, ma ogni giorno è differente. La cosa che non mi aspettavo invece è stata il fatto che mi sono dimenticata completamente del violino: mi è mancato i primi due-tre mesi, poi l’ho completamente rimosso: riprendere a suonare è stato difficile, duro. Poi naturalmente è andata meglio, ho ritrovato presto tutta la gioia che mi dà il violino.”

L’Alto Adige e l’estate dei giovani

By theresia - July 26, 2015
Fu Claudio Abbado a vedere nel capoluogo altoatesino il terreno giusto per instaurare un rapporto virtuoso tra la città e il perfezionamento di giovani talenti. Viaggio nell'estate delle orchestre in Alto Adige, terra di Festival musicali di altissimo livello.

Non è un caso che Theresia sia in residenza a Dobbiaco, come vi abbiamo raccontato in un recente post: l’Alto Adige durante l’estate è una terra di Festival musicali di altissimo livello, una regione in cui una politica virtuosa ha seminato e coltivato l’idea – vincente – di un turismo culturale che abbina il piacere di paesaggi dolomitici alla gioia della grande musica.
Pochi giorni fa si è inaugurata proprio a Dobbiaco la 35a edizione delle Settimane Gustav Mahler e noi eravamo lì a seguire il concerto: protagonista, naturalmente, un’orchestra giovanile, la Romanian National Symphony Orchestra diretta da Cristian Mandeal, che ha sciorinato un programmone di grande impatto, con pagine di Enescu, Strauss e Mahler.

La Romanian National Symphony Orchestra diretta da Cristian Mandeal a Dobbiaco

La Romanian National Symphony Orchestra diretta da Cristian Mandeal a Dobbiaco

Ma per un’orchestra che in fondo è solo di passaggio, ce ne sono altre che in Alto Adige passano interi periodi di studio: come Theresia, prima di tutto, che sarà a Dobbiaco dal 16 al 21 agosto sotto la guida di Chiara Banchini. Ma la vera “capitale” sudtirolese delle orchestre giovanili resta Bolzano, che gode dell’eredità lasciata dal grande Maestro Claudio Abbado. Fu lui Claudio Abbado dirigiert das Lucerne Festival Orchestra in Gustav Mahlers Sinfonie Nr.7 a vedere nel capoluogo altoatesino il terreno giusto per instaurare un rapporto virtuoso tra la città e il perfezionamento di giovani talenti, prima portandoci ripetutamente l’Orchestra Giovanile dell’Unione Europea e la Gustav Mahler Jugendorchester, poi creando nel 1989 la Fondazione “Gustav Mahler – Musica e Gioventù” che attraverso corsi estivi promuove la formazione di alto livello.

Già 21 luglio sono iniziati i Corsi di Alto Perfezionamento della 17° edizione dell’Accademia Gustav Mahler, con i musicisti scelti in tutta Europa che hanno l’occasione di incontrare alcune delle personalità più importanti del mondo della musica classica, uno tra tutti il pianista Alexander Lonquich. Quello proposto dalla Fondazione Gustav Mahler è un percorso didattico sempre più apprezzato nel mondo, basti pensare al sempre crescente numero di richieste di ammissione ai corsi registrate dalle ultime edizioni.

L'Orchestra dell'Accademia Gustav Mahler

L’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler

All’attività di formazione solistica e cameristica, l’Accademia affianca una preparazione sinfonica che culminerà nel grande concerto che vedrà protagonista l’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler guidata da M° Daniel Harding e affiancata da Clemens Hagen al violoncello in un programma tutto dedicato a Schumann il 31 luglio all’Auditorium di Bolzano. E Harding, non ancora quarantenne, è tra i direttori d’orchestra che maggiormente testimoniano il successo delle orchestre giovanili: lui stesso fu scoperto giovanissimo da Claudio Abbado, con il quale nacque una stretta collaborazione durata un ventennio.

I giovani dell’Accademia Mahler inotre dall’1 al 3 agosto saranno presente in numerosi luoghi della città di Bolzano per proporre il ricco cartellone dello ShumannFest, una serie di concerti cameristici dedicati interamente a Schumann. E la città è particolarmente accogliente con i giovani musicisti: in molti rispondono all’iniziativa “Adotta un Musicista“, raccolta di donazioni liberali che si affianca al crowdfunding con cui l’Accademia è riuscita a garantire 10 borse di studio ad altrettanti studenti meritevoli.

Insomma, l’estate è dei giovani e delle loro orchestre. Del resto il nostro direttore principale Claudio Astronio lo dice sempre: “L’orchestra è una cosa da giovani: i giovani hanno quella freschezza, quella disponibilità allo studio, curiosità veloce e reattiva che rendono il lavoro dell’orchestra migliore; inoltre fanno più gruppo e riescono a realizzare una comunità di intenti”

A summer riddle, or a story of fathers and sons

By theresia - July 24, 2015
Who was that famous composer who said: "He is the father, and we are the children"? And to whom was he referring?

It’s summer, time for riddles, and we have one nice for you: so, are you ready for a riddle? Yes?

Therefore here it is: who was that famous composer who said: “He is the father, and we are the children”? And to whom was he referring?

Let us give you some issues: the “father” is one of the composers we’ll perform in August, and the funny thing is that nowadays he is better known to be a “son” rather than a father.

Well, the sentence was said by Wolfgang Amadeus Mozart, mozartand he was referring to Carl Philip Emanuel Bach. CPE Bach was born in 1714 and died in 1788: when Mozart was a child travelling all around Europe, CPE was one of the most famous composers. As a matter of fact, through the later half of the 18th century, the reputation of CPE Bach stood very high and it has been written that “in the second half of the 18th century the name `Bach’ was almost exclusively associated with the initials `CPE’” and that “in his influence on subsequent composers such as Haydn and Beethoven – both of whom were avid collectors of his music – was in many respects greater than his father’s.” Beethoven, when teaching the young Karl Czerny, wrote, “be sure of procuring Emanuel Bach’s treatise”, which is, indeed, one of the essential sourcebooks for understanding the style and interpretation of 18th-century music: the influence of C.P.E. Bach’s Essay on Keyboard Instruments was unsurpassed for two generations. Haydn called it “the school of schools.”

BachC.P.E-739858CPE was the second surviving son of Johann Sebastian and Maria Barbara Bach, and was his father’s true successor. In his autobiography he writes: “For composition and keyboard-playing, I have never had any teacher other than my father.”

However, while CPE was such a famous composer (and celebrated performer too, as Charles Burney wrote: “He grew so animated and possessed, that he looked like one inspired. His eyes were fixed, his underlip fell, and drops of effervescence distilled from his countenance”) Bach father, Johann Sebastian, had to wait for Mendelssohn to perform his St. Matthew Passion in 1829 and to start the “Bach-renaissance”: systematic publication of JSB’s music started only in 1850. At the same time, during 19th century, CPE’s name fell into neglect, with Robert Schumann notoriously opining that “as a creative musician he remained very far behind his father“, though Johannes Brahms held him in high regard and edited some of his music. The revival of C. P. E. Bach’s works has been underway since Helmuth Koch’s rediscovery and recording of his symphonies in the 1960s, and Hugo Ruf’s recordings of his keyboard sonatas.

 

Il mecenatismo al ‘tempo’ di Theresia

By theresia - July 23, 2015
«Theresia nasce come progetto non semplicemente di finanziamento musicale, bensì come progetto culturale di più ampio respiro, sostenuto da forze economiche eminentemente private, ossia di cittadini, come me, desiderosi di investire in cultura. Se è mecenatismo quello di cui stiamo parlando, è senza dubbio un mecenatismo che punta ad aprire gli spazi e ad offrire un’offerta pulita.»

di Diego Procoli

Un’orchestra sinfonica professionale composta da musicisti sotto i trent’anni di età. Un progetto che l’ha fatta fiorire nel panorama musicale internazionale e che cerca di reinterpretare concetti come mecenatismo e finanziamento alla cultura quali nuovi sentieri di rinascita etica e sociale. Questa è TYBO, la Theresia Youth Baroque Orchestra, compagine formata da giovani professionisti della musica provenienti dalle scuole di musica antica più prestigiose d’Europa, impegnata nella scoperta e nella riscoperta ‘storicamente informata’ del repertorio classico e preclassico, ma anche attenta a proiettare lo sguardo verso l’alba del Romanticismo. Nata nel 2012, anno del suo debutto al Premio Ferrari di Rovereto, dunque quale orchestra residente per il Concorso Internazionale di Fortepiano di casa nella città trentina, la Theresia Youth Baroque Orchestra vive una continua ascesa tanto nella presenza nelle stagioni e nei festival musicali nazionali e internazionali, quanto nel livello esecutivo, che compete fieramente con quello di orchestre meno ‘giovanili’ e più affermate, merito di raffinate proposte artistiche e di lungimiranti scelte musicali e imprenditoriali, foraggiate da un progetto – il Progetto Theresia che all’orchestra dà il nome – fondato e sostenuto dall’imprenditore, editore e musicista trentino Mario Martinoli e da un gruppo di privati cittadini desiderosi di investire le proprie risorse nella musica.
Abbiamo parlato di Theresia proprio con il suo fondatore, Mario Martinoli, per capire meglio come sia nato un progetto come questo, quali prospettive e quali obiettivi abbia e quali sfide ponga all’attuale, e spesso desolante, panorama italiano delle orchestre, giovanili e non, e del finanziamento alla cultura nell’Italia al tempo della crisi.

Come nasce il progetto THERESIA?

Ci sarebbero in verità molti modi per raccontare Theresia. Diciamo che Theresia nasce da una mia esperienza. Io ho sempre finanziato musica, ho cominciato finanziando la mia. Questo mi ha dato la possibilità di accorgermi presto dello stato in cui versava la cultura in Italia, delle difficoltà dell’associazionismo, dei pochi mezzi a disposizione con cui dover fare tanto. A un certo punto mi sono reso conto che bisognava fare un salto di scala, che bisognava trovare delle alternative per il finanziamento della musica. Theresia dunque nasce da qui, come progetto – si badi – non semplicemente di finanziamento musicale, bensì come progetto culturale di più ampio respiro, sostenuto da forze economiche eminentemente private, ossia di cittadini, come me, desiderosi di investire in cultura. L’idea si è dimostrata vincente fino ad ora. Il principio dell’impiego di risorse private implica un investimento in beni ‘immateriali’ che se da un lato si appoggia sul piacere che dalla cultura discende, dall’altro assume i contorni di un vero e proprio impegno sociale. Il finanziamento privato consente infatti di sganciarsi definitivamente dalle pastoie in cui l’erogazione di fondi pubblici imbriglia gli enti musicali e le orchestre. Basterebbe osservare quello che succede in Italia con i festival, le stagioni, le società dei concerti o, per restare in tema, con le orchestre giovanili, legate a doppio filo a progetti culturali non strutturati, pendenti da finanziamenti che arrivano troppo tardi o troppo vincolate a figure di spicco che decretano il percorso vitale di queste formazioni che dovrebbero invece porre al centro, come attori principali, proprio i ragazzi. Questo è stato da subito l’obiettivo di Theresia: far cultura senza nessun doppio fine; spendere per creare un mondo culturale migliore.

È appropriato parlare in questo caso di neo-mecenatismo?

Sì, se per mecenatismo però si intende un gesto che si sottrae al debito politico. Theresia è un progetto molto libero in verità, al centro c’è solo la musica. In Italia ‘mecenatismo’ è una parola scomoda, che fa storcere il naso. Ma qui non ci sono agende nascoste che vanno alla fine a indirizzare o persino a ostacolare il progetto artistico. I ragazzi hanno bisogno di trovare spazi in un’età che è così delicata per la loro professione. Se è mecenatismo quello di cui stiamo parlando, è senza dubbio un mecenatismo che punta ad aprire gli spazi e ad offrire un’offerta pulita.

Che rapporto ha la TYBO con il territorio e le amministrazioni? Avete avuto sostegno per il progetto?

Il territorio non ci ha aiutato particolarmente. Theresia è stata vista spesso purtroppo come un entità pericolosa, come una persona non grata, sostenuta da un progetto che va a minare equilibri consolidati basati sui finanziamenti pubblici. Forse è un caso, o forse no, che in questa stagione non abbiamo nessun concerto in Trentino fra i molti che andremo a fare altrove.

E invece l’Alto Adige-Süd Tirol?

In Süd Tirol siamo i benvenuti, ad agosto saremo ospiti al Bolzano Festival Bozen. L’Alto Adige ha una cultura musicale più ricca e vivace. Tuttavia anche nel Süd Tirol ci sono difficoltà, c’è un grosso problema dovuto alla differenza etnico linguistica, con diversi potentati di lingua italiana o tedesca che si ostacolano a vicenda. Tuttavia in generale nelle stagioni altoatesine c’è una forte presenza di artisti e orchestre provenienti dall’Austria e dalla Germania e poca penetrazione dall’Italia.
Ad ogni modo il nostro obiettivo non è la ‘territorialità’ dell’orchestra ma la proiezione di Theresia sul panorama internazionale, sul modello delle orchestre giovanili europee.

E perché avete scelto di fondare proprio un’orchestra giovanile ‘barocca’?

La TYBO è un’orchestra votata all’esecuzione del repertorio classico su strumenti originali e secondo la prassi del tempo. Questo è il senso della parola ‘baroque’. Io di formazione sono un clavicembalista e uno strenuo sostenitore dell’esecuzione su strumenti originali. Di orchestre di questo tipo ce ne sono poche e la richiesta è tanta. Theresia, proprio perché vuol mettere in campo un progetto culturale di respiro più ampio che abbia al centro i ragazzi, viene dunque a rispondere a una duplice esigenza: da un lato quella artistica, offrendo un’orchestra di altissimo livello, e dall’altra quella formativa, perché consente ai ragazzi che studiano gli strumenti antichi di avere un ottimo banco di prova a loro disposizione.

Data la possibilità di una programmazione di arco più ampio, quali sono i vostri progetti sul lungo periodo?

Pensiamo di spostarci progressivamente verso il repertorio tedesco fra Beethoven e Mendelssohn, quindi ampliando l’organico orchestrale. Cosa che avverrà già per la registrazione monografica che abbiamo
in campo, quella dell’integrale dell’opera sinfonica del grande contemporaneo di Mozart, Joseph Martin Kraus, che effettueremo in collaborazione con l’orchestra di Stoccolma.
Oltre ai programmi periodici su Mozart stiamo poi elaborando, per la stagione 2017/2018, progetti dedicati interamente al periodo classico, centrati sul repertorio sinfonico austro-tedesco.

Scegliete ciò che ‘didatticamente’ è più formativo per i componenti di Theresia?

In verità i ragazzi che entrano nella TYBO sono professionisti già pronti, cosa a cui inizialmente non avevamo pensato. Il livello è molto alto. I ragazzi, a differenza di quanto accade in altre orchestre giovanili, vengono pagati, perché professionalizzare significa anche questo. Giovanile non vuol dire gratis, e purtroppo in Italia questo non è sempre scontato.

Come avviene la selezione? C’è una scadenza nella partecipazione al progetto?

L’ingresso in TYBO avviene mediante audizione e i bandi sono annuali. Dal prossimo anno, intorno a febbraio/marzo, effettueremo audizioni non solo in Italia ma anche all’estero.

Sono audizioni molto ‘affollate’?

Devo dire di sì, e pensi che la comunicazione di Theresia avviene esclusivamente attraverso il web [www.theresia-project.eu, NdR]. La nostra pagina Facebook è il centro dal quale si diramano le informazioni. Non
abbiamo cartaceo. I ragazzi infatti sono lì, è lì che dobbiamo raggiungerli. E la circolazione delle informazioni è molto rapida e capillare. Theresia è conosciuta, se ne parla sempre di più…

Viene da chiedersi da un lato quale sia il vostro rapporto con i Conservatori e, domanda in parte collegata alla prima, se il livello degli studenti italiani, in un campo musicale così ‘delicato’, sia paragonabile a quello degli studenti stranieri…

Il nostro rapporto con i Conservatori è pari a zero, proprio perché, come accennavo prima, non vogliamo legarci a nessuna istituzione. A dire il vero agli inizi avevamo stabilito una collaborazione con il Conservatorio di Bolzano, ma non è andata bene. È successo che il livello non fosse adeguato alla situazione. Non vogliamo che nessuno, per obliqui giochi di potere, interferisca con le scelte artistiche dell’orchestra, non vogliamo veti e non vogliamo che l’orchestra sia strumento per altro.
Per rispondere alla sua seconda domanda, posso dirle che l’orchestra è fatta per metà di italiani e per metà di stranieri. Molti sono i ragazzi che studiano all’estero, ma abbiamo anche musicisti provenienti dal Conservatorio di Palermo o dalla Scuola Civica di Milano. Quindi non c’è una barriera di livello basata sulla provenienza. La differenza che si nota però è nell’atteggiamento. I ragazzi che provengono dalle scuole estere hanno un approccio più professionale, più ricco d’entusiasmo e di speranza, perché all’estero fare il musicista barocco è una professione riconosciuta e qui in Italia non è detto che sia così.
Che i ragazzi riconoscano che Theresia è un progetto cucito su di loro – per costruire una rete, far circolare esperienze e conoscenze – si vede nel loro atteggiamento nei confronti della vita d’orchestra, nella forte fidelizzazione, nella consapevolezza professionale che raggiungono. Riceviamo mail di fuoco se qualcuno non è stato convocato, scene vere e proprie di disperazione. E pensare che anche per questo abbiamo una politica particolare e coraggiosa: le convocazioni girano, come, fermi restando i ruoli di spalla, ruotano i ‘leggii’. Non si crea una struttura fissa e gerarchica, ma fluida. Gli stessi direttori si alternano. Theresia non ha un direttore stabile. Ogni direttore sposa un progetto e si mette a disposizione, ma noi non facciamo due produzioni consecutive con lo stesso direttore, perché l’orchestra non è al servizio di una personalità ma è l’esatto contrario.

Ma così facendo, con questa fluidità di ruoli e con l’aggiunta dei ricambi dovuti alla temporaneità di partecipazione al progetto, non c’è il rischio che l’orchestra non raggiunga una propria identità sonora specifica?

Di questo rischio eravamo coscienti quando il progetto ha preso il via. Claudio Astronio e io eravamo consapevoli che la scelta sarebbe stata coraggiosa, ma ce ne siamo presi la responsabilità. E questa scelta ha pagato, perché Theresia ha una qualità sonora, i ragazzi trovano un loro sound. Inoltre riescono ad adattarsi con enorme duttilità alle situazioni più diverse, sono delle spugne e a seconda dei tutor che hanno davanti, o dell’esperienza musicale che stanno facendo, crescono. Cresce l’orchestra e lo fa a una velocità spaventosa. E poi, diciamo la verità, è «musica da vedere»: fa impressione la giovane età di questi ragazzi paragonata al livello raggiunto.

Merito anche dell’organizzazione degli stage per la formazione e le prove?

Noi rifuggiamo fortemente il modello in uso che prevede per un concerto due letture e due prove. Quando i giorni di prova diventano più di due si parla ormai di stage. Noi organizziamo 4/5 stage annuali di una settimana che alla fine divengono dei veri e propri percorsi formativi. I direttori che vi prendono parte, come Claudio Astronio o Chiara Banchini, hanno un approccio diverso e complementare. Astronio punta più sulla concertazione in senso stretto, organizza i materiali musicali, forma allo ‘stare in orchestra’, all’ascoltarsi, al dialogare musicalmente. Chiara Banchini ha un approccio più ludico, inteso in un’ottica fortemente didattica. Per ora coaching e tutoring sono affidati solo ai direttori. Ma pensiamo di far intervenire presto musicisti e docenti di fama che si dedichino a precisi settori orchestrali. È un percorso che avrà bisogno di un po’ di tempo per entrare a regime, ma lo stiamo mettendo in campo.

È un progetto molto ambizioso …

Mettersi su un’orchestra è cosa che sembra impossibile, ma in fondo non lo è. C’è molta gente che ama la cultura ma che non ha mai pensato a investire seriamente in musica. Molti hanno le risorse e le idee, ma il modello che noi mettiamo in campo è diverso, è un altro: investo il denaro che serve perché amo la cultura e la musica, poi vedrò cosa succede. Il progetto Theresia dimostra che si può finanziare musica privatamente senza avere problemi o scendere a compromessi, invischiandosi nella logica odiosa della politica culturale italiana. Io non sono un disfattista, ma credo che progetti del genere debbano avere un effetto di proselitismo, possano stimolare altri a fare lo stesso. In Italia fra poco non si investirà più in musica, perché manca un’abitudine consolidata. Eppure nei momenti di crisi bisognerebbe investire proprio in cultura, perché è ciò che ricrea tessuto, fa da collante, crea nuovo terreno. Risorse invece non ce ne sono più e i politici girano per le conferenze stampa andando a chiedere scusa perché i soldi per l’educazione, per la cultura, per i giovani devono essere investiti altrove.
Theresia è una creatura che cresce ed è un progetto un po’ eversivo. Non piace alla politica perché a suo modo è esso stesso ‘politico’, in quanto mette a nudo ciò che la politica non è in grado di fare (con le eccezioni del caso, naturalmente), svela le sue insufficienze.
Ma il senso del nostro gesto si radica in questo: sostenere la musica per amore della musica. E nulla più.

L’intervista è stata realizzata da Diego Procoli e pubblicata sul numero di Luglio 2015 della rivista Musica+. L’intero numero si può scaricare in PDF

On the way to Dobbiaco

By theresia - July 15, 2015
Dobbiaco was the favourite residency of Gustav Mahler, who spent here the summer from 1908 to 1910: it is here that he composed the Ninth and Tenth Symphonies (the latter one left unfinished), and the famous Song of the Earth (“Das Lied von der Erde”), the execution of which his author sadly never managed to listen.

Theresia has a new residence: the town of Dobbiaco (Toblach) will host the orchestra for a six-days stage in August. It’s maybe one of the most perfect places in which stay to play music.

A view of Dobbiaco/Toblach

Do you know why? Dobbiaco was the favourite residency of Gustav Mahler, who spent here the summer from 1908 to 1910: it is here that he composed the Ninth and Tenth Symphonies (the latter one left unfinished), and the famous Song of the Earth (“Das Lied von der Erde”), the execution of which his author sadly never managed to listen.
It was the spring of 1908 when Gustav Mahler rented an apartment where he went to stay for three summers, and where in 1911 his widowed wife continued to live. It is a large and spacious residence, with ten rooms and a beautiful closed veranda. The house is one of the antique residences of Dobbiaco-Toblach which date back to the times of Emperor Maximilian and in the grand living room one sees on the ceiling the coat of arms of the Lords of Leis. “Dobbiaco is Extraordinary” Mahler used to say “it Tempers your Body and Soul”. Given Mahler’s deep connections with Dobbiaco, entering the room where the famous composer stayed with his wife Alma is today a very touching experience.

Maso Trenken, where Mahler sayed with his wife Alma

Mahler’s famous “composition house“, a small wooden hut

From the second half of the 19th century onwards, tourist development started in Dobbiaco, with the consequent construction of new homes and infrastructures, and also the tracing of a railway line connecting Vienna with South Tyrol.

On November 20, 1871, the railroad through the Pustertal Valley from Lienz to Franzensfeste went into service. In the first years after the opening of the railroad, the business expectations of the Hapsburg imperial Südbahngesellschaft were not fulfilled, and because of that the future market was based upon tourism. Consequently, the building of a hotel was taken into consideration as an innovative point of attraction on the basis of a location favorable to tourism and of the grandiose scenery in Toblach. Construction began on the so-called “Südbahnhotel” (“Southern Railway Hotel”, later the Grand Hotel) on August 25, 1877. The construction plans came from Wilhelm Ritter from Flattich, director of the railway’s own Department of Structural Engineering. Construction costs had to be strictly limited during a phase of economic recession; thus the architect had to fall back on his models for railway stations.

A postcard from the early twentieth century with the railway and the Grand Hotel Toblach

A postcard from the early twentieth century with the railway and the Grand Hotel Toblach

The hotel went into service with the summer season of 1878. With a capacity of 80 beds, it was in no way a Grand Hotel but rather a functional structure with few prestigious elements. The new leaseholders, Ignaz and Elise Überbacher, represented a special stroke of luck for the Südbahngesellschaft, since especially Elise knew how to deal with guests and staff well.

Prominent figures of the time also visited Toblach in those years, and this was naturally of great importance as it conveyed to the establishment that special aura of nobility. In autumn, 1887, the heir to the German throne, Prince Friedrich, came to Toblach. Further nobility followed later, such as King Albert of Saxony, the Austrian Crown Princess Archduchess Stephanie, and King Milan of Serbia, and consequently it soon became clear that the Hotel Toblach, as it was known, had transformed itself into the Grand Hotel.

Today the Grand Hotel Toblach is no more a hotel: the building hosts a Youth Hostel and the Cultural Centre, with the concert hall “Gustav Mahler”.

The “Gustav Mahler” concert hall

This is where Theresia Youth Baroque Orchestra will reharsal under the direction of Chiara Banchini and will perform on 21th August. Save the date and join us! You can buy tickets here.

Listen to Theresia!

By theresia - May 15, 2015
We told you about the exiciting days of our last tour, from Lodi to Rome and L’Aquila. Now we want you to listen to something from our performances! As you know, Rome concert was live broadcasted by italian national radio, Rai Radio3: on the official website is now available the podcast with 3rd movement from […]

We told you about the exiciting days of our last tour, from Lodi to Rome and L’Aquila. Now we want you to listen to something from our performances! As you know, Rome concert was live broadcasted by italian national radio, Rai Radio3: on the official website is now available the podcast with 3rd movement from Mozart Concerto K 212. Theresia Youth Baroque Orchestra was conducted by Claudio Astornio, soloist Esther Crazzolara.

Enjoy the podcast!

What a memorable day!

By theresia - May 13, 2015
Every concert hall is special in its own way: but some places are more special, and full of meanings and extraordinary stories.

Every concert hall is special in its own way: but some places are more special, and full of meanings and extraordinary stories. Likeways, some days are more remarkable and memorable too: 10th May was one of these days, in which the concert venue is something more than a simple concert hall.

First of all, there wasn’t just one concert in a day! We performed twice in the same day, and in two different (and distant, indeed) places. In the morning, we performend in the Cappella Paolina of Palazzo del Quirinale: we told you something of this important palace in a previous post . Well, the emotion of entering the palace was really strong, both Saturday, for the rehearsal, both Sunday for the concert: here you are some photos of backstage and concert.

The concert was live broadcasted on Rai Radio3: stay tuned for a podcast of the concert!

After the concert a coach was waiting for us and carried us to L’Aquila, a town located 100 km from Rome: the auditorium we performed in (the Auditorium del Parco, by famous architect Renzo Piano) is really special, in a different way from the Quirinale Palace. Quirinale is a venue of politic power (it is the residence of President of Republic), the Auditorium is a concert hall; the first is several centuries old, the second was built three years ago. Finally, the first is a symbol of power, the second is the gift of a city to another in a time of great difficulty. Find more in our post about L’Aquila.

And now enjoy L’Aquila photo gallery too!

Applausi per i giovani talenti di Theresia

By theresia - May 12, 2015
di Elide Bergamaschi LODI – Mentre ci accingiamo a consegnare queste istantanee sul concerto dello scorso venerdì 8 maggio, loro, i giovani protagonisti di una bella serata di musica in una S. Agnese purtroppo solo timidamente punteggiata di presenze, sono in viaggio verso l’Aquila, a bissare il Concerto romano nelle stanze del Quirinale, appena concluso […]

di Elide Bergamaschi

LODI – Mentre ci accingiamo a consegnare queste istantanee sul concerto dello scorso venerdì 8 maggio, loro, i giovani protagonisti di una bella serata di musica in una S. Agnese purtroppo solo timidamente punteggiata di presenze, sono in viaggio verso l’Aquila, a bissare il Concerto romano nelle stanze del Quirinale, appena concluso e trasmesso in diretta su Rai 3. D’altronde, che la Theresia Youth Baroque Orchestra fosse una compagine di sapide promesse lo avevamo ampiamente intuito già lo scorso autunno, quando dopo un primo breve soggiorno di prove ospiti del Collegio S. Francesco aveva debuttato nell’omonima chiesa dei Padri Barnabiti diretta da Chiara Banchini. In questa seconda volta a Lodi, ad impastarne le spiccate individualità provenienti da ogni lembo d’Europa è stato il gesto plastico e sempre incisivo di Claudio Astronio, primo mentore di questa creatura voluta dall’imprenditore Mario Martinoli. La sua musicalità esatta, speculativa, tesa in linee ariose e sempre nitide, ha guidato la compagine attraverso le stanze speculari e per molti versi assonanti di Wolfgang Amadeus Mozart e Joseph Martin Krauss, in un fare musica dichiaratamente vòlto, tra le altre intenzioni, alla rivalutazione di pagine e figure di compositori dimenticate dalla storia. Di questo apprezzato autore vissuto alla corte di Svezia negli stessi anni del genio salisburghese, ben prima delle più ambiziose impalcature della Sinfonia VB 144, il pubblico già cominciava ad intuire lo spessore nel lievitare indugiante, apollineo, che fa da sipario all’Ouverture “Afventyaren”, dove la maniera non spegne mai il guizzo felice di una spiccata inventiva. Sul fondale, i sempre bravi contrabbassi disegnavano immaginarie cortine sul cui telo di ombre, l’improvviso irrompere degli archi sottili si librava in una danza, imperiosa e simpaticamente impettita. A seguire, Esther Crazzolara, spalla dell’Orchestra, abbandonava la fila per farsi intenso violino solista del Concerto K 211 di Mozart, alla cui pastellata grazia la giovane altoatesina imprimeva la carnosa, a tratti dolente intensità di un suono turgido, affondato nella cordiera e straordinariamente ricco di pathos, insieme alla lattea naturalezza di un fraseggiare diurno, intriso di luce. Burattinaio sorvegliato e coraggioso, dispensatore di una saggezza mai statica né tanto meno compiaciuta, sul marmo canoviano di linee immacolate Astronio osava pennellate sanguigne, inattese asprezze, quasi a pungolare al disincanto subito dopo aver invitato al sogno. Tra le sezioni, un plauso particolare va agli archi, in primis ai corni, puntuali e guasconi, ma ancor più all’oboe torreggiante di Hanna Lindeijer, primadonna mesta e raffinata nel condurre la linea del canto nel Larghetto, prima dell’incontenibile vitalismo che, tra chiaroscuri e irrefrenabili sussulti, chiude la Sinfonia di Krauss in un’apoteosi di energia. Applausi, generosi e meritatissimi, ricambiati con una chicca di Wihlelm Friedemann Bach. Li ritroveremo, in autunno, di ritorno dal loro Festival itinerante a spasso per l’Italia, in un doppio appuntamento coronato da una ennesima residenza in S. Francesco. A loro, gli Amici della Musica affideranno il compito di aprire la prossima Stagione musicale.

Articolo pubblicato su Il Cittadino lunedì 11 maggio 2015

Arrivederci Lodi

By theresia - May 9, 2015
Eccoci di nuovo in viaggio dopo il bellissimo concerto di ieri sera: questa mattina sveglia presto e ora l’orchestra è sul treno che ci porta a Roma, dove nel pomeriggio avremo il sound check al Palazzo del Quirinale. Siamo felici di ricordare ai nostri lettori che il concerto sarà trasmesso in diretta radiofonica su Rai […]

Eccoci di nuovo in viaggio dopo il bellissimo concerto di ieri sera: questa mattina sveglia presto e ora l’orchestra è sul treno che ci porta a Roma, dove nel pomeriggio avremo il sound check al Palazzo del Quirinale. Siamo felici di ricordare ai nostri lettori che il concerto sarà trasmesso in diretta radiofonica su Rai Radio3 e si potrà ascoltare anche in streaming a questo link!

E il concerto di ieri è stato il primo di questa serie, quindi un bel test per misurare il lavoro svolto durante i giorni dello stage a Lodi: l’orchestra diretta da Claudio Astronio ha eseguito l’Ouverture da “Afventyraren” VB 32 e la Sinfonia in mi bemolle maggiore VB 144 di Joseph Martin Kraus, un autore che accende sempre gli animi dei nostri musicisti. Accanto a Kraus, in un accostamento che abbiamo già proposto con successo e che ci piace molto, una pagina di Mozart, il Concerto K212 per violino e orchestra che ha visto come solista Esther Crazzolara: ottima l’intesa con l’orchestra. E del resto Esther è stata spalla di Theresia per tre anni. l’affiatamento e il percorso comune si sentono eccome.

Soddisfatto Claudio Astronio che ci dice: “Ho davanti proprio l’orchestra che vorrei: questi musicisti suonano con grande precisione e io posso chiedere loro un suono dettagliato, compatto e ricco di sfumature. Quelli che ci ascoltano non possono non notarlo e l’entusiasmo del pubblico di ieri lo conferma. A volte nelle orchestre barocche l’arco si usa in maniera un po’ generica, con messe di voce che creano una certa indefinitezza: questi musicisti invece lavorano con l’arco con grandissima precisione, e la cosa è indispensabile per tradurre al meglio un repertorio come quello mozartiano e del secondo Settecento in generale.”

Ecco qualche foto del concerto di ieri!