Meet Theresia: Olga Pashchenko

By Emilia Campagna - August 19, 2015
Intervista a Olga Pashchenko, solista con Theresia

Olga Pashchenko è la clavicembalista che sarà solista assieme a Assen Boyadjiev nel Concerto per clavicembalo fortepiano e orchestra di Carl Philip Emanuel Bach: non è la prima volta che la incontriamo perché suonò con Theresia nel 2012, nella Finale del Premio Ferrari. Dopo tre anni, ci siamo fatti raccontare come va la sua vita professionale. Nata in Russia, 28 anni, Olga vive ad Amsterdam, dove lo scorso anno ha concluso gli studi diplomandosi in clavicembalo: Quello di Amsterdam in verità è stato l’ultimo dei miei tanti diplomi: prima mi sono laureata in Russia in quattro diverse specializzazioni, pianoforte, clavicembalo, fortepiano e organo, poi ad Amsterdam ho seguito i corsi diplomandomi in fortepiano nel 2013 e in clavicembalo nel 2014.”

Hai deciso di specializzarti nell’ambito della musica antica?

A dire il vero no: continuo a suonare anche l’organo e il pianoforte moderno, quindi il mio repertorio va dal Barocco alla musica contemporanea. Anche con il clavicembalo non mi limito all’antica, suono Ligeti (Contiuum e Hungarian Rock) e Xenakis.”

Molti tuoi colleghi preferiscono concentrarsi su un repertorio molto più focalizzato, possiamo dire che tu invece sei eclettica?

Sì, lo sono sicuramente, sono curiosa e trovo molto divertente e stimolante suonare quattro strumenti e affrontare un repertorio così vasto.”

Qual è la difficoltà nel passare da uno strumento all’altro?

Dal punto di vista tecnico ovviamente ognuno dei quattro strumenti ha le sue caratteristiche, e serve la giusta concentrazione per cambiare atteggiamento. Ma è un po’ come avere quattro amici diversi, e conoscerli a fondo, ognuno con le sue particolarità.”

Come organizzi il tuo lavoro? Nel periodo che precede un concerto ti dedichi esclusivamente allo strumento che dovrai suonare?

Sarebbe bello ma non è possibile, perché spesso ho impegni che si sovrappongono e devo sudiare contemporaneamente più repertori. Certo, non succede che nella stessa giornata io li suoni tutti e quattro: non ne avrei il tempo! Però posso dedicarmi esclusivamente ad un solo strumento solamente nei giorni immediatamente precedenti il concerto, come accade qui a Dobbiaco durante lo stage con Theresia.”

A proposito del fatto di suonare più strumenti, parliamo del Concerto di CPE Bach, scritto per clavicembalo e fortepiano: l’avevi già eseguito in precedenza? “No. Lo conoscevo ma non l’avevo mai studiato. E’ una composizione interessantissima, soprattutto pensando al fatto che al tempo di CPE Bach i compositori scrivevano per tastiera spesso senza indicare precisamente a che strumento era destinato il pezzo. In questo caso invece sono indicati chiaramente due strumenti a tastiera diversi come il clavicembalo e il fortepiano.”

Hai già suonato con Theresia tre anni fa in occasione del Premio Ferrari per fortepiano, vincendo il Primo Premio: che cosa ha significato per te quell’esperienza?

“E’ stata molto importante: raramente si ha l’occasione di suonare così tanto il fortepiano in concorso. Avevo presentato repertorio solistico e due concerti, di cui uno di Ferrari che purtroppo non ho più potuto eseguire.”

Dopo la prima prova qui a Dobbiaco con Theresia e Chiara Banchini qual è stata la tua impressione?

“Ottima, naturalmente: è bello lavorare con Chiara Banchini perché lei suona e dirige contemporaneamente, quindi guida autorevolmente l’orchestra ma allo stesso tempo ne fa parte.”

Tagli ai finanziamenti? C’è chi riparte dal crowdfunding. Alla grande.

By Emilia Campagna - August 12, 2015
Storia virtuosa dell'orchestra danese che all'indomani della chiusura (per taglio dei fondi statali) si è reinventata orchestra privata attraverso il crowdfunding

La settimana scorsa alcune orchestre e istituzioni musicali italiane hanno avuto un pessimo risveglio: la notizia era di quelle che non si vorrebbero avere, ovvero: totale cancellazione del finanziamento del Ministero della Cultura. In molti hanno promesso ricorsi e cause legali, perchè senza i fondi previsti la realizzazione delle attività diventa praticamente impossibile, con stagioni da cancellare e artisti da mandare a casa.

Una cosa simile era successa qualche mese fa in Danimarca, alla Danish National Chamber Orchestra, che in gennaio si è vista tagliare completamente, dopo 75 anni di onorata attività, i finanziamenti statali: il taglio equivaleva alla chiusura, anunciata peraltro in tempi brevissimi, con buona pace dei 42 posti di lavoro destinati a sfumare. “Apparentemente non c’è bisogno di altro che una riunione sul budget e tre mesi di tempo per chiudere un’orchestra di alta qualità” scrissero polemicamente i rappresentanti dell’orchestra danese, attivandosi subito per trovare una soluzione. Una soluzione chiamata crowdfunding, partita prima sulla piattaforma Kickstarter, poi spostata altrove per aggirare i limiti tecnici imposti dal sito sulle donazioni massime e sui tempi di raccolta. L’intento dichiarato da subito è stato quello di “stabilire una solida base economica perchè la Danish National Chamber Orchestra possa esistere come un’istituzione privata”. Finora le donazioni raccolte hanno raggiunto il 30 per centro dell’obiettivo di massima: 1,058,547 corone danesi su un obiettivo dichiarato di 3 milioni. Tradotta in euro, la cifra raccolta finora è di 420.000, un risultato che ha permesso di rilanciare l’orchestra e di non interrompere contratti di lavoro e attività. Ensemble popolarissimo per la sua capacità di far incontrare classica e pop in un’ottica di esecuzioni di altissimo livello, la DNCO è la prima orchestra pubblica a diventare privata, e dichiara “l’ambizione di portare avanti un “progetto orchestra” basato economicamente sugli introiti dei concerti, sulle relazioni economiche con realtà associative danesi e sul supporto di Fondazioni private”.

La vicenda ha attirato l’attenzione di molte testate internazionali, dal Guardian a Grammophone. Tom Service sul Guardian scrive: “In poche settimane l’orchestra ha dato vita a una nuova organizzazione giuridica per l’ensemble, e può realisticamente sperare in un futuro in cui sponsor privati e incassi provenienti dall’immensa varietà dei concerti – dal pop al rock al Mozart più fantasioso che possiate sperare di sentire – garantiscano un futuro per sè e per il proprio fedele pubblico”. Grammophone invece ha ospitato un articolo di Kreeta-Julia Heikkilä, spalla della DNCO, che amaramente si chiede quali siano i criteri che stanno dietro le scelte politiche in merito ai finanziamenti alla cultura. “La cultura e l’arte non sono apprezzate più per il capitale spirituale che portano, ma considerate solamente in termini di valore economico, motivo per cui si procede così facilmente ai tagli quando calano i fondi.” E denuncia il terribile costo che a lungo termine avrà l’impoverimento culturale causato dal mancato sostegno pubblico alla cultura. Insomma, il crowfunding vince (in Danimarca), ma la politica perde. In Italia e nel mondo.

Cappelletto e le profezie inascoltate

By Emilia Campagna - August 8, 2015
Sandro Cappelletto nel settembre scorso denunciava come i nuovi criteri di assegnazione dei finanziamenti avrebbero creato situazioni abnormi, cosa che si è verificata pochi giorni fa, con orchestre ed enti che si sono visti in alcuni casi azzerati i fondi.

Vale la pena di riproporre lo scambio di lettere che aveva opposto il Ministero al critico musicale Sandro Cappelletto, che ancora nel settembre scorso denunciava come i nuovi criteri di assegnazione dei finanziamenti avrebbero creato situazioni abnormi, cosa che si è puntualmente verificata pochi giorni fa, con orchestre ed enti di lungo corso e riconosciuta qualità che si sono visti in alcuni casi addirittura azzerati i fondi.

Salvatore Nastasi, Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, nella sua lettera pubblicata il 10 settembre scorso sul quotidiano torinese, non ci stava a vedere denigrato il nuovo sistema: “Spiace constatare che l’intento della massima trasparenza riguardo ai nuovi criteri di attribuzione del Fondo unico per lo spettacolo, recentemente entrati in vigore, sia stato evidentemente travisato e distorto. Basterebbe una attenta lettura del nuovo Decreto per comprendere che coloro che dal prossimo anno chiederanno un contributo per la propria attività di spettacolo dal vivo non saranno tenuti a risolvere alcuna “complicatissima formula”.” Per Nastasi non solo comprensione e compilazione delle domande sarebbero stati alla portata di tutti, ma soprattutto sarebbe stata garantita la trasparenza perchè “l’attribuzione dei punteggi e quindi dei contributi non dovrà mai più rimanere oscura, come esplicitamente previsto dalle normative sugli appalti pubblici ed ormai è prassi consolidata nei bandi di gara europei. Può essere comprensibile un primo timore di fronte al linguaggio matematico, ma esso è utilizzato esclusivamente per far conoscere a chiunque il funzionamento del sistema di calcolo, non affinché lo si utilizzi (infatti è contenuto negli allegati del decreto).”  La difesa dei nuovi criteri puntava allora soprattutto sul fatto che non ci sarebbero stati più “finanziamenti soggettivi e discrezionali, ma esclusivamente basati sul merito e l’oggettività. Forse chi ritiene “troppo burocratico” questo modello preferisce tornare all’antico e rassicurante sistema dell’”amico di” e del “conosco io chi ti può aiutare”. Un sistema in cui molti hanno ottenuto ben più di quanto avrebbero meritato, escludendo dai finanziamenti realtà assai più capaci ma prive di relazioni e interessati sostenitori. Meno schematico e ragionato, forse, ma sicuramente ingiusto.”

Cappelletto non ci stava: “La lettera aperta al Ministro Franceschini pubblicata sul sito della Stampa è partita dopo aver ascoltato lo stupore, lo sgomento, in qualche caso la rabbia, di tanti operatori musicali onesti che lavorano nel nostro Paese e che per gran parte delle loro risorse dipendono dal finanziamento pubblico. Temono non quella che lei definisce “massima trasparenza”, sempre benvenuta, ma un’ìinterpretazione incontrollabile dei dati da loro forniti. L’oscurità della tecnica.” E incalzava: “A leggere la sua risposta, si ha la sensazione che finora, cioè negli ultimi 50 anni, da quando il sostegno alle attività di spettacolo è diventato un impegno dello Stato, siano prevalsi i “finanziamenti soggettivi e discrezionali”, incuranti del “merito”. Dove va a finire la discrezionalità della politica, la sua capacità non di elargire favori e creare clientele, ma di indicare strategie, obiettivi, di saper scegliere? Se la politica si appella alla tecnica per salvarsi, allora intona il proprio Requiem. ” E il 22 luglio scorso, all’indomani delle dimissioni polemiche di Silvia Colasanti, aveva rilanciato l’allarme sulla scorta dele prime indiscrezioni: Orchestra Sinfonica Siciliana: più 754 mila euro. Orchestra Toscanini di Parma: meno 230 mila euro. Corsi di perfezionamento di Duino, eccellenza nel campo della musica da camera: cancellati. Cemat, struttura che promuove la musica contemporanea: in liquidazione. Anbima e Feniarco, associazioni che raggruppano migliaia di bande e di cori: zero sovvenzioni.  Dal ministero dei Beni culturali filtrano le prime clamorose indiscrezioni sui contributi 2015 alle attività di spettacolo.” Indiscrezioni confermate: ora le associazioni promettono ricorsi. Ed è una vittoria, in negativo, della peggiore burocrazia.

 

 

Our places: Chiesa dei Domenicani a Bolzano

By Emilia Campagna - August 7, 2015
Quando Theresia suonerà a Bolzano, un animo filosofico potrà essere tentato di parafrasare Kant e dire “Il cielo stellato sopra di me, la legge musicale dentro di me”: la legge musicale sarà quella dell’orchestra diretta da Chiara Banchini, il cielo stellato sarà quello, gotico, della Cappella della Chiesa dei Domenicani a Bolzano, un sorprendente affresco […]

Quando Theresia suonerà a Bolzano, un animo filosofico potrà essere tentato di parafrasare Kant e dire “Il cielo stellato sopra di me, la legge musicale dentro di me”: la legge musicale sarà quella dell’orchestra diretta da Chiara Banchini, il cielo stellato sarà quello, gotico, della Cappella della Chiesa dei Domenicani a Bolzano, un sorprendente affresco miracolosamente sopravvissuto ai secoli e soprattutto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

bolzano

Via dei Portici

bolzano2La Chiesa dei Domenicani è in pieno centro, vicino al Duomo con la sua severa verticalità e in prossimità del dedalo di vicoli che corrono attorno alla vivace Piazza Erbe e alla pittoresca Via dei Portici: Bolzano è una città che l’estate brulica di attività, entrare nella Chiesa dei Domenicani fa piombare in un’oasi di silenzio e di pace.

La chiesa è una di quelle che dall’esterno non catturano lo sguardo: la facciata è spoglia e senza decorazioni, a parte il grande rosone e le tracce di un’enorme apertura che dalla navata centrale si doveva aprire su una grande cappella, andata distrutta.

bolzano chiesa dei domenicani

La chiesa risale al 1272 ed è uno dei primi esempi di architettura gotica del Tirolo, voluta dai frati domenicani che giunsero a Bolzano in quegli anni, presumibilmente da Ratisbona. Nello stesso periodo arrivarono in città anche i francescani e l’Ordine teutonico. Il convento che ne derivò controllava un’area più grande di quella attuale ed era situato fuori dal nucleo urbano.  Il convento venne soppresso nel 1785 da Giuseppe II e rapidamente decadde subendo spoliazioni, manomissioni e demolizioni. La chiesa perse tutto il suo terreno restante negli anni Trenta del Novecento, quando il governo fascista della città decise di costruirvi una piazza con edifici in stile razionalista. Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa subì notevoli danni e successivamente fu in parte ristrutturata.

DSC_3270Bolzano,_Chiesa_dei_Domenicani,_Cappella_di_San_Giovanni_004All’interno, i visitatori (e nel nostro caso, i musicisti e gli ascoltatori) sono accolti da un vasto ambiente scandito da possenti colonne: la severità del luogo non fa immediatamente sospettare l’esposione di colori che si avrà di lì a poco: bastano pochi passi infatti per entrare nella Cappella di San Giovanni. L’affrescatura della cappella S. Giovanni, commissionata dalla famiglia di banchieri fiorentini de’ Rossi-Botsch, eseguita intorno al 1330, è uno dei primi esempi di pittura giottesca conservati nella città.

La bottega di pittori itineranti che vi lavorò si era formata direttamente sull’esempio della Cappella degli Scrovegni di Padova, dipinta da Giotto. Dal maestro riprende, pur con varianti personali, il senso dell’ambientazione spaziale e la resa realistica e monumentale delle figure umane. Da segnalare in particolare il bellissimo riquadro con il Trionfo della Morte.


 

Bozen

Dopo una storia di secoli che ha visto l’edificio ripetutamente danneggiato o saccheggiato, ciò che resta rappresenta un autentico tesoro:  dei tre originali chiostri, ne rimane solo uno, che è per tutti i musicisti un posto speciale e carico di suggestioni: via passeggiava, meditabondo, Arturo Benedetti Michelangeli quando insegnava nel Conservatorio di Bolzano, la cui sede è stata ricavata dall’ex convento dei Domenicani.

Orchestre sinfoniche e pensiero rivoluzionario, un amore impossibile?

By Emilia Campagna - August 4, 2015
Un editoriale pubblicato sul Guardian riflette sul rapporto tra finanziamenti pubblici e portata innovativa dei progetti culturali

Perchè ci aspettiamo che le orchestre sinfoniche sopravvivano all’infinito?” Se lo chiede, molto provocatoriamente, Peter Philips sul numero di agosto di Spectator Magazine: la domanda gli è sorta spontanea in occasione della nomina del nuovo direttore dei Berliner Philarmoniker. La selezione di un successore di Sir simon Rattle è sembrata a Peters “un conclave, nientemeno che l’elezione di un papa. In entrambi i casi l’aspettativa è la stessa: le organizzazioni sono talmente iconiche che devono continuare nel futuro senza se e senza ma.”

Diverso il caso di gruppi più piccoli, anche se affermati da tempo e dunque diventati anche loro “istituzioni”: per molti appare evidente come siano talmente legati al nome del loro leader da non far immaginare un futuro roseo. “Quali sono le prospettive a lungo termine del Monteverdi Choir dopo il ritiro di John Eliot Gardiner? O per l’Academy of Acient Music di Christopher Hogwood? Lo stesso si potrebbe dire dell’English Concert di Trevor Pinnock. E la prognosi sembra ancora peggiore per i cori professionali: cosa è successo al John Allis Choir? E cosa succederà dei Tallis Scholars?”

I piccoli ensemble, riflette Peters, nascono con un progetto forte, che li caratterizza e li rende diversi dagli altri: ci si dimentica, però, che anche quelle che oggi sono grandi e istituzionali orchestre sinfoniche sono nate come progetti speciali, anche se lungo la strada hanno perso gran parte della loro peculiarità in favore di una visione molto più mainstream: “Se si vogliono i finanziamenti pubblici bisogna essere attraenti per i non specialisti, ovvero bisogna abbracciare il pensiero dominante. E per allontanarsene serve grande cautela, o si sarà ritenuti pericolosamente rivoluzionari.” Quando nacquero, nel 1882, i Berliner Philarmoniker erano in realtà un gruppo di una cinquantina di musicisti in rotta con il loro direttore: si trattava Benjamin Bilse, e la goccia che fece traboccare il vaso del malcontento fu l’annuncio che l’orchestra avrebbe viaggiato fino a Varsavia in un treno di quarta classe. Per un po’ di tempo l’orchestra si chiamò “Frühere Bilsesche Kapelle” (alla lettera, “L’ex ensemble di Bilse”) ma presto con il nome di “Filarmonica” si guadagnò anche la rispettabilità di un’orchestra di lungo corso.

Guardando il panorama delle orchestre odierne, Peters considera sconsolato che ai Proms di quest’anno ci sarà pochissima o nessuna differenza tra “l’interpretazione della Seconda Sinfonia di Sibelius eseguita dalla BBC Scottish Symphony Orchestra (15 Agosto) e l’interpretazione della Sesta e Settiman Sinfonia di Sibelius suonata dalla Symphony Orchestra (17 Agosto): per avere un punto di vista sentibilmente diverso sul repertorio consolidato bisogna rivolgersi a un ensemble di formazione relativamente recente, l’Orchestra of the Age of Enlightenment”.

Ma cosa sarà della OAE tra trent’anni? “Sarà ancora lì che sventola la bandiera di interpretazioni rivoluzionarie magari anelando a finanziamenti? O sarà testimone di come idee un tempo revoluzionarie sono state accettate da tutti?”

Secondo Peters il modo di continuare a produrre idee nuove e fare la differenza senza soccombere in tempi brevi c’è: la prima cosa non è però possibile per un’orchestra nata nel 1800 (il tempo ormai ha cristallizzato qualsiasi possibilità di idea sorprendente); per garantirsi la sopravvivenza, inoltre, Peters ironicamente invita a non dare ad un ensemble il proprio nome: è il modo certo perché muoia dopo di noi.

C’è sicuramente una terza via, come siamo convinti noi di Theresia: le grandi istituzioni vivono dei finanziamenti pubblici, e su questo fondano la loro attività, il loro prestigio, ma anche la loro appartenenza alla politica e al pensiero dominante. Il mecenatismo fondato sul disinteresse politico e sulla volontà di contribuire alla vita culturale della propria comunità può invece essere il motore che dà nutrimenti a realtà innovative senza chiedere loro di abbandonare, sul lungo periodo, la loro vocazione.

Interview with Chiara Banchini

By Emilia Campagna - August 3, 2015
"I love Boccherini, I feel good conducting and performing his music, because he’s enjoyable. Both me and the orchestra manage without any problem these typical long italian-like phrases."

She will lead Theresia Youth Baroque Orchestra playing her violin: Chiara Banchini, famous swiss conductor and violinist, will conduct our orchestra during the stage and in the concerts scheduled in August. We asked her to tell us something about the musical program.

Theresia will play compositions by CPE Bach and Boccherini: “The program“ as Chiara Banchini explains was chosen by me together with TYBO artistic director, Mario Martinoli. On one side we have Boccherini: we have already performed the Ouverture in Lodi and Milan, when Tybo played there last October. Now a Symphony will be added. I love Boccherini, I feel good conducting and performing his music, because he’s enjoyable. Both me and the orchestra manage without any problem these typical long italian-like phrases. I think performing Boccherini will the relaxing part of the concert, because Carl Philip Emanuel Bach’s music is much more challenging.”

What do you exactly mean when you say that CPE Bach’s music is challenging?

“There is a technical difficulty, due to the fact that he wrote beautifully for the harpsichord but not so well for strings: so we have awkward passages, fast and unconvenient changes of string or position that make the performance complicated. But it’s not the unique feature: BCE’s difficulty is related to the fact that he was an intellectual, far away from italian sensitivity, and his music, which is particularly intense, is based on a special language. With CPE Bach we are aldready in the “Sturm und Drang” and “Empfindsamkeit” era; but warning: we must not confuse it with sentimentalism. His sensitiveness was hard and tough;  there are moments of grat beauty but music never relaxes. There are huge contrasts, stressed fortissimo and and piano full of melancholy which alternat almost every bar.  Here it is the greatest difficulty: we have a “broken” speech and we have to carry forward a constant line.”

You will be both conductor and first violin:

“Yes, I conduct and play, as I often do. We can distinguish two kind of compositions when we consider music written for Berlin court, which is where CPE Bach was: when a composer was writing for Opera Theatre he used a 42-elements orchestra; when he was writing instrumental music, meant to be performed in the Castle’s halls, he used a fewer number of members, and the dimension was much more like chamber music. Quantz and the two Benda brothers played, sometimes with Emperor Frederic playing flute: and Franz Benda himself was the konzertmeister. We can suppose that Double Concert for Fortepiano, Harpsichord and Orchestra was performed inside the Castle, just like the other instrumental music: and here we find another trouble, which is that you need ease and hearing to perform BCE. One has to practise a Symphony just like if it was a string Quartet: Boccherini’s music is different, we are already in the era of great symphonies. And I know already that playing Boccherini with Theresia will be a breeze.”

Tell us about the Double Concert for Fortepiano, Harpsichord and Orchestra: it a very rarely performed composition, and almost unique too.  At CPE’s days fortepiano was beginning to emerge and establish itself: in your opinion fortepiano and harpsichord are competing?

“I think they are not. Yet, they are both competing with the orchestra: there are continuous repartees, for example. Fortepiano and harpsicord often have a parallel treatment: they share melodic themes, or they give the word each other. In my opinion in this Concerto intellectual and somehow brainy aptitude of CPE Bach reveals one more time: he has fun more with his head than with his heart. In this very occasion, he takes the “new” instrument and goes experimenting. We have to remember that he played harpsichord in court but he loved so much clacivordo, which allows shades of timbre and dynamics and is more similar to a fortepiano.”

Regarding keyboards, during August stage you will give a lecture of CPE’s “Essay on the true art of playing keyboard instruments”: which is the interest of a violinist for such a treatise?

“First af all let’s say that I always try to introduce young musicians to early treatise: thirty years ago I and my collegues went around discovering treatise and books that were not even published. In those books we found all we could know about early music and that nobody could teach us. Now, apparently, young people don’t need to read them because they have access to so many different performances from different schools, and they can listen to and follow them. When studying in the conservatory these books are not taught (or taught bad), but I think that going deep inside these treatise it’s fondamental to understanding how to perform this music. In my lecture I’ll try to explain the fondamental part devoted to the ornamentation and the one devoted to the interpretation.

You and the orchestra will stay in Toblach, a town bound to the german composer Gustav Mahler: his musical world is really far away early music, what sort of connection du you feel with such a composer?

“It’s ad extremely complex question: Symphonies and Lieder are breathtaking, but I feel quite unconfortable. Ed it has always been like that: I got my specialization in early music after a very traditional curriculum. Even during school I glady reached Schubert, then I had a tendency to skip to contemporary music. And as a mattter of fact after my graduation I walked these two roads, devoting myself both ancient music and contemporary. I still don’t know why.”

One month ago you came back home after a really special holiday, a trip on the road from Tierra del Fuego to Alaska lasted seven months: what happens when you return home after such a trip?

“Returning is obviously difficult! In the first days I got rest, and I was happy to find again my home, my bed, my things. Then I realized that I had forgotten the routine of which are made our lives: we spend most of the time managing our life. When one travels it’s different: of course one has to manage the travel itself, and it’s a work too, but evry day it’s different. The ting that surprised me most, hovever, is that I had been forgetting the violin! I had been missing it during the first two-three monthes, than I completed fortog it. Starting over to play was hard. But, obviously, it has been metter soon, and I’ve had back all the joy that violin gives to me.”

Group portrait with composer

By Emilia Campagna - August 2, 2015
It is not uncommon to see the face of a composer portrayed into a painting of his era: yet, it's not so usual that the author of the painting is an absolute and celebrate genius.

It is not uncommon to see the face of a composer portrayed into a painting of his era: yet, it’s not so usual that the author of the painting is an absolute and celebrate genius.

boccherini-2As a matter of fact, we possess a portrait of Luigi Boccherini made by none other than Francisco Goya. This famous profile is one of the best known pictures of Luigi Boccherini, and it is part of the renowed “Familia del infante Don Luis”.

Luis Antonio Jaime de Borbón was born the youngest son of King Philip V, King of Spain in 1727: when his older half-brother King Ferdinand VI died without issue in 1759, Luis claimed the throne on the grounds that he was the only surviving son of Philip V who was born in Spain, and the only one still residing in Spain. However valid his claim, Luis lost the succession to his oldest brother Charles, whom, fearful of his brother, exiled Luis far away from the Court of Madrid. He and is wife Dona Maria Teresa de Vallabriga y Rosas – who was, as Goya’s portrait shows, considerably younger than her husband – settled at the palace of Arenas de San Pedro, 120 kilometres west of the capital.

Don Luis and his wife: he is playing cards, and a servant is preparing the woman's hair for the night

Don Luis and his wife: he is playing cards, and a servant is preparing the woman’s hair for the night

It was there that Goya was to encounter them, a little less than ten years after their wedding. Luis was a lover of the arts and culture, and admirer of musician Luigi Boccherini, architect Ventura Rodríguez and painter Francisco de Goya: he became a patron of new music and built up an impressive picture collection

Painted in 1784, the canvas was Goya’s first large-scale royal portrait, an unprecedentedly informal work which broke the mould of conventional state portraiture. Despite its importance it not a well known painting, being owned by the Magnani Foundation and normally housed in an out-of-the-way villa close to Parma, in Italy.

The family of the Infante is rapresented in such an intimate moment: maybe Don Luis himself desired a portrait of that kind. As written on the Guardian on the occasion of a Goya exhibition at London’s National Gallery “this is a joyous, unruly royal portrait. Their family life appears playful, unconventional, free. Maria Teresa sits with her hair down, as if ready to go to bed, at a table where her husband plays cards. In a candlelit scene, the children are up late – not on their best behaviour. One watches bright-eyed as Goya himself, sporting the same unpretentious hairstyle as the other men, studies the scene before turning back to his canvas.”

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The painter at work

In fact on the left one can see the artist himself, while painting the family portrait itself: a sort of “baroque joke”, which is “a liberating, ironising thing to do, but Goya does not stop there. Everyone in this portrait is in different states of self- consciousness, as if Goya were testing how far he could take such self-reflective devices before representation broke down. This painting does not want to be a passive framed scene on the wall; it wants to engage us in its fun.”

The composition is quite unusual too: in fact, just five members of the household look directly at us, and with different looks: Maria Teresa is dreamy, the baby curious, a male member of the household to the right grins at us, as if sharing a joke. Behind him, a more melancholic man looks out anxiously. Luigi Boccherini is depicted in profile, maybe looking at the cards on the table?

Hovever, “it’s a wild house party of a group portrait. No one can be bothered putting on a social mask – least of all Don Luis, who looks straight ahead as if lost in thought. The bright candlelight illuminating this group emphasises the shadows surrounding them. They are happy, but cut off from the outside world, united in their loyalty to the disgraced Don Luis. And Goya, by putting himself in the picture, expresses his own friendship.”

 

 

Our soloists: Assen Boyadjiev and Olga Pashchenko

By Emilia Campagna - July 20, 2015
Assen Boyadjiev and Olga Pashchenko , the two soloists that will perform with Theresia Youth Baroque Orchestra on 21th and 22nd August, are old friends of the orchestra. As a matter of fact, we met in our first experience: it was October 2012 and Theresia was just born!

Maybe you don’t know that Assen Boyadjiev and Olga Pashchenko , the two soloists that will perform with Theresia Youth Baroque Orchestra on 21th and 22nd August, are old friends of the orchestra. As a matter of fact, we met in our first experience: it was October 2012 and Theresia was just born! Both Assen and Olga took part in the first edition of Premio Ferrari, an International Fortepiano Competition held in Rovereto: Theresia was the resident orchestra and had the task of performing with the soloists during the final stage, conducted by Claudio Astronio.
It was a thrilling evening, with all the competitors performing Mozart’s Concerto K 271, and Concerto n. 1 op. 5 and “Capriccio” op. 28 by Giacomo Gotifredo Ferrari. Besides Olga and Assen, final competitor were also Nicoleta Ion (Romania) and Elizaveta Miller (France). At the end, the Jury chaired by Malcolm Bilson gave the First Prize to Olga Pashchenko . Assen took the Third Prize and the “Theresia” Special Prize for the best performace of Mozart’s Concerto too.
So, when our artistic director Mario Martinoli decided to schedule the Double Concerto for Harpsichord and Fortepiano by CPE Bach it was a natural decision to invite Assen Boyadjiev and Olga Pashchenko : now we are looking forward to the stage with Chiara Banchini. Sure it will be challenging and stimulant for all of us.
In the meantime, let’s browse the photo album looking for old pictures of the collaboration beetwen Theresia, Assen Boyadjiev and Olga Pashenko: give a look to the photo gallery!

Theresia e il Settecento nascosto

By Emilia Campagna - July 17, 2015
“Carl Philipp Emanuel Bach e Boccherini sono due autori spesso considerati minori; eppure sono due tra i più importanti compositori di fine Settecento, ed hanno avuto molta influenza sui compositori della generazione successiva.”

Carl Philip Emanuel Bach e Luigi Boccherini: sono questi gli autori a cui si dedicherà Theresia nel suo stage estivo e nei concerti in programma a Bolzano e Dobbiaco. Nella scelta del repertorio il direttore artistico Mario Martinoli ci riserva sempre grande raffinatezza e scelte non scontate, come ad esempio l’importante lavoro che l’orchestra sta facendo in questi anni su Martin Kraus, il contemporaneo un po’ misconosciuto di Mozart. Per quanto riguarda il programma dell’estate, in cui l’orchestra lavorerà sotto la guida di Chiara Banchini, Martinoli spiega che “Carl Philipp Emanuel Bach e Luigi Boccherini sono due autori spesso considerati minori sia dalla storiografia musicale sia dagli interpreti; eppure sono due tra i più importanti compositori di fine Settecento, e nonostante un relativo isolamento hanno avuto molta influenza, in ambiti differenti, sui compositori della generazione successiva.”

Cosa ci riserva il programma?

Carl Philip Emanuel Bach

Carl Philip Emanuel Bach

“La breve sinfonia in sol maggiore Wq180 che apre il concerto fu scritta da Bach a Zittau nel 1758. Opera tripartita, costituisce un esempio assai ben riuscito del sinfonismo di Bach, dove si fondono con maestria elementi strutturali – i tre movimenti tra loro collegati e da eseguire senza interruzione – ed esigenze narrative, evidenziate dalla natura marcatamente empfindsam del discorso musicale.”

Di C. P. E. Bach ascolteremo il Concerto in mi bemolle maggiore Wq47 per clavicembalo, fortepiano e orchestra, una vera rarità: qual è l’interesse principale di questa composizione? “E’ l’ultima composizione strumentale scritta da Carl Philipp Emanuel Bach a 74 anni, nell’anno della sua morte, avvenuta nel 1788. Questo concerto è senza dubbio il più celebre esempio di opera scritta per cembalo e fortepiano, due strumenti che, nella ricezione moderna, appaiono tra loro concorrenti e cronologicamente separati, ma che in realtà hanno convissuto nelle sale da concerto fino agli inizi dell’Ottocento: lo stesso Mozart eseguiva i suoi concerti al cembalo ancora a metà degli anni ’80 e, negli stessi anni, era prassi consueta eseguire un’opera sull’uno o sull’altro strumento, indifferentemente. Il tipo di scrittura adottato da Bach per questo concerto ne è la dimostrazione: il linguaggio musicale scelto per i due strumenti è il medesimo, il fortepiano ed il clavicembalo dialogano utilizzando le stesse forme e le stesse strutture, senza discostarsi da un fil rouge che privilegia il discorso musicale, lasciando volutamente irrisolto il dualismo tra cembalo e fortepiano e mantenendolo in secondo piano.”

E per quanto riguarda i brani di Boccherini?

Luigi Boccherini

Luigi Boccherini

“Il tardo sinfonismo di Boccherini è ben rappresentato dalla breve Ouverture in re maggiore (1790), una delle sue opere orchestrali più famose, e dalla meravigliosa Sinfonia numero 27 in re maggiore G520, scritta per il Re di Prussia Federico Guglielmo II nel 1789. Un’opera, quest’ultima, di grande interesse e dai contenuti strutturali e narrativi moderni e sperimentali, soprattutto nel Presto finale, che curiosamente ritroveremo dieci anni dopo nelle prime opere sinfoniche di Beethoven. Una composizione assai vicina ad una concezione sinfonica già avanzata e certamente paragonabile al coevo sinfonismo viennese di Mozart e Haydn.”

Federico il Grande di Prussia suona il flauto accompagnato da C.P.E. Bach al clavicembalo (dipinto di Adolph Menzel)

Bolzano Festival e Theresia, una collaborazione che continua

By Emilia Campagna - June 5, 2015
Il Bolzano Festival Bozen è un'intelligente formula, voluta tredici anni fa dall'amministrazione comunale, che dà voce a diverse vocazioni musicali della città.

Bolzano è una città che amiamo molto: in estate, poi, ci piace particolarmente! Qui ad agosto si svolge ogni anno il Bolzano Festival Bozen. Chiamarlo Festival però è un po’ riduttivo… nel cartellone che copre un intero mese c’è infatti spazio per la musica antica, con ensemble che spesso si muovono su ambiti di ricerca raffinati e imprevedibili; per le orchestre sinfoniche giovanili europee, con solisti e direttori di grido e il repertorio ottocentesco di grande presa sul pubblico; per le prove di selezione e le finali del Premio Busoni, con la febbre crescente che sempre accompagna una competizione internazionale.

Il punto è che Bolzano Festival Bozen non è un unico organismo, ma un’intelligente formula, voluta tredici anni fa dall’amministrazione comunale, che dà voce a diverse vocazioni musicali della città: e ieri è stata presentata in conferenza stampa l’edizione 2015, un ricco cartellone che porta oltre 33 concerti in 18 luoghi della città. “La musica classica è nel dna di Bolzano” dice Peter Paul Kainrath, coordinatore del festival, e annuncia “nuovi formati per avvicinare ancora di più il pubblico”. L’impegno cittadino è sostenuto dalle maggiori istituzioni e da “una polifonia di sponsor”, come la definisce Kainrath citando banche e alberghi, concorrenti in affari ma idealmente associati nel sostenere il festival.

Si inaugura il 28 luglio con l’Orchestra Haydn al Parco delle Semirurali, consueto appuntamento dal taglio festoso che quest’anno omaggia i grandi compositori di colonne sonore, Ennio Morricone e Nino Rota – e sarà la Haydn a chiudere idealmente il Festival, accompagnando le finali con orchestra del Busoni: si conferma la forza del legame tra il concorso pianistico e l’orchestra bolzanina che avrà sul podio il proprio direttore principale, Arvo Volmer. Si preannuncia un’estate calda per l’Accademia Mahler: i suoi corsi di perfezionamento hanno avuto quest’anno un boom di iscrizioni e l’invasione di giovani musicisti animerà la città nei primi giorni del mese di agosto nel nome di Schumann: tra i docenti, Alexander Lonquich, le cui lezioni a Palazzo Mercantile saranno aperte al pubblico. I giovani sono anche motore del cartellone di Antiqua, che porta il titolo “Fronteras” e ospita l’Orquestra de las Misiones Guaranies. Spiega Claudio Astronio, alla conferenza stampa in veste di direttore artistico di Antiqua che “nella musica antica si recuperano tradizioni dimenticate, spingendosi il là nel collegamento tra i mondo moderno e le prassi esecutive antiche” e quest’anno l’esplorazione arriva al Sud America e alle musiche riscoperte delle missioni gesuitiche. E giovani infine sono i concorrenti del Busoni (in gara dal 26 agosto al 4 settembre) e i protagonisti dei concerti delle orchestre europee GMJO e EUYO a Bolzano con grandi solisti e direttori (tra tutti Gian Andrea Noseda con la V di Mahler il 21 agosto).

C’è, naturalmente, anche Theresia: è il terzo anno consecutivo che la nostra orchestra è invitata a esibirsi nel prestigioso cartellone, e la cosa ci onora. Per l’occasione Theresia sarà diretta da Chiara Banchini per un programma che propone musiche di Haydn, Boccherini e Carl Philip Emanuel: “andiamo alle radici della musica di Beethoven”, spiega il direttore artistico Mario Martinoli: suonare “antico” non significa limitarsi al repertorio barocco o preclassico, ma esercitare una curiosità e un rigore interpretativo che non hanno in verità tempo. E, ci chiediamo noi, chissà se possiamo aspettarci una Sinfonia di Beethoven nei prossimi programmi…

Il concerto è in programma il 22 agosto nella Chiesa dei Domenicani: nelle prossime settimane vi daremo maggiori notizie e approfondimenti sul programma e sui solisti (sì, avremo ben due solisti!)

Intanto godetevi la gallery della conferenza stampa nelle foto di Gregor Khuen-Belasi. Il programma completo del Festival sul sito www.bolzanofestivalbozen.it