Sorpresa, c’è un musicista in giardino!

By Emilia Campagna - August 18, 2016
Theresia inaugura una nuova collaborazione con il Festival triestino Wunderkammer e porta in Trentino Alto-Adige i concerti di Haus und Garten Musik

Immaginate un pomeriggio di tarda estate: un giardino verdeggiante, la luce spiovente che fa capolino tra le foglie, una schiera di sedie e, in mezzo a un prato, musicisti… Nel Settecento era una prassi consueta, come raccontano tanti dipinti. Oggi è più raro, ed è soprattutto molto meno consueto che ad aprire le porte dei propri giardini per ospitare pubblico e musicisti siano dei privati cittadini.

concerto-in-giardino

Ora Theresia inaugura una nuova iniziativa, in collaborazione con il Festival Wunderkammer (Trieste), e porta per la prima volta in regione i concerti della rassegna Garten Musik.

Si tratta di concerti unici in giardini speciali di case private che vi daranno una possibilità unica per entrare in contatto diretto con i musicisti: dal 22 agosto all’11 settembre un calendario di 9 concerti, con 35 musicisti coinvolti, e 9 spazi all’aperto di altrettante case private in 8 città tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige e Slovenia.

Theresia organizzerà due concerti, il primo a Bolzano il 22 Agosto con l’ensemble di ottoni Slide & Friends, il secondo al Lago di Cei il 27 Agosto con il quintetto di fiati Austro Ensemble: e nel caso di Austro Ensemble la sodisfazione è doppia, visto che il gruppo è un autentico spin off di Theresia: è formato interamente da componenti dell’orchestra, il clarinettista Juan Jo Molero, la flautista Ida Febbraio, il cornista Alessandro Orlando, il fagottista Stefano Sopranzi e l’oboista Antonello Cola. Vi daremo maggiori informazioni sull’ensemble e sul programma del concerto in un prossimo post.

Austro Ensemble

Austro Ensemble

E l’indirizzo esatto dei concerti? Questa è la particolarità dell’iniziativa: sul programma online sono indicati data e ora, il musicista o la formazione, il programma e la città mentre il dettaglio con l’indicazione dell’indirizzo e del “giardino” verranno forniti un paio di giorni prima dell’evento solo a chi si è prenotato attraverso l’invio dell’invito formale via mail o con comunicazione telefonica e ritiro dell’invito.

[button url=”mailto:info@tybo.org” new_tab=”false” size=”large” style=”solid” color=”true” light=”false”]PRENOTA IL TUO POSTO![/button]

Bolzano, the joyful invasion of youth orchestras

By Emilia Campagna - August 11, 2016
European Union Youth Orchestra, Gustav Mahler Jugend Orchester, European Union Baroque Orchestra and, last but not least, our Theresia Youth Baroque Orchestra: find more about the "magnificent" four, the youth orchestras that are going to invade Bolzano in the next two weeks

It will be a real invasion: in a couple of weeks, more than two hundred young musicians will arrive in Bolzano and perform as a member of a youth orchestra. European Union Baroque Orchestra, European Union Youth Orchestra, Gustav Maler Jugend Orchestra and Theresia Youth Baroque Orchestra are the “magnificent four” that audience shall listen to since 17th till 25th August. And this is all thank to Bolzano Festival Bozen, who has at its heart the special section “Orchestras, music and youth”: as a matter of fact, every year the two main European orchestras (EUYO and GMJO), both of them founded by Claudio Abbado, make a stop in Bolzano during their summer tour. And till 2013, also TYBO has been invited by BFB every year. This year, in the special occasion of the 25th birthday of Antiqua, EUBO will be present too.

Musical programs are more than sumptuous: EUBO will perform on 17th August in Castel Mareccio playing music by “Handel and his London colleagues”; EUYO and GMJO will both play a lot of Mahler (on 19th and 20th August) together with the monumental 9th Symphony by Anton Bruckner.

The TYBO’s program is very special too: for the very first time the orchestra will be conducted by Alfredo Bernardini and the program is entirely devoted to “Sturm und drang”. The concert will be held on 24th August in Castel Mareccio. Read the interview to Alfredo Bernardini and find more about the music!

Antiqua, venticinque anni di passione

By Emilia Campagna - August 1, 2016
Il Festival bolzanino diretto da Claudio Astronio compie 25 anni: anche Theresia tra gli ospiti di un'edizione davvero speciale

Read the english version

Quest’anno compie 25 anni e li festeggia alla grande: Antiqua, il Festival bolzanino cuore barocco del Bolzano Festival Bozen, soffia su una bella schiera di candeline, con un ricco cartellone che tra gli altri schiera la EUBO, Jordi Savall, e lo storico ensemble “in residence” Harmonices Mundi. E non poteva mancare Theresia, ospite fissa del BFB che con Antiqua ha un legame di affetto speciale.

Venticinque anni non sono pochi, e a guardare indietro si ripercorre un bel pezzo di vita e di storia: perchè, come ci racconta Claudio Astronio, direttore di Antiqua fin dagli esordi, “la realtà culturale 25 anni fa era profondamente diversa: a Bolzano non c’era nulla che desse la possibilità di ascoltare musica antica e assieme ad alcuni allievi mettemmo su questa piccola associazione: all’inizio l’attività era limitata, quattro concerti nella Chiesa di Gries, con il supporto del Convento dei Benedettini. Si esibivano soprattutto amici e colleghi – tuttora in attività – che venivano a suonare per farci un piacere. Insomma, è nata come una cosa piccola e ‘povera’: ma poi le istituzioni ci hanno creduto, abbiamo avuto sostegno e Antiqua è cresciuta fino a diventare quello che è ora, uno dei festival in attività più longevi d’Italia.”

Quali sono stati i momenti più significativi in questi 25 anni?

“E’ difficile rispondere: all’inizio immaginavamo cose che ci sembravano irrealizzabili che poi invece si sono realizzate, da lì si va avanti con nuove idee… ad esempio quando è nata Antiqua mai avremmo pensato che avremmo ospitato artisti come Gustav Leonhardt, Emma Kirkby, il London Baroque: insomma, i grandi della musica barocca. Però forse il momento più significativo è stato 15 anni fa, quando abbiamo pensato che Antiqua dovesse diventare altro da quello che era in quel momento, ovvero una vetrina dell’esecuzione su strumenti storici rivolta al pubblico dell’Alto Adige: abbiamo capito che potevamo andare oltre, lanciandoci nella sperimentazione, per trovare commistioni con il teatro, la musica contemporanea, l’arte, la poesia.”

A livello organizzativo a un certo punto c’è stata l’inclusione nel più ampio cartellone del Bolzano Festival:

“Entrammo nel Bolzano Festival alla seconda edizione: fu Peter Paul Kainrath a volere Antiqua, mi chiamò dicendomi che il nostro Festival doveva assolutamente entrare nella programmazione. Per noi è stata una cosa estremamente positiva, ha cambiato il nostro modo di lavorare – non però i contenuti del nostro lavoro – e ci ha dato la possibilità di far parte di un Festival meraviglioso in cui sentire una sera musica barocca, il giorno dopo una grande orchestra sinfonica, poi un pianista del Busoni e anche realtà più territoriali.”

L’edizione di quest’anno ha un titolo particolare, “Augmented reality”: in che modo questa espressione – attualissima per molti versi – si lega al programma del Festival?

“Come dicevo Antiqua si è sviluppata nel senso della sperimentazione e di uno sguardo che sappia andare oltre la consuetudine, anche attirando nuovo pubblico, permettendo anche a chi non frequenta abitualmente le sale da concerto di vivere un’esperienza particolare ascoltando una serata di musica barocca o classica. L’espressione “Augmented Reality” richiama quella percezione modificata delle cose che è quasi inconsapevolmente automatica: sempre più guardiamo le cose dentro schermi, perdendo contatto con l’oggettività della realtà. Questa percezione modificata la ritroviamo nell’ultimo appuntamento del Festival, un spettacolo ideato dalla clavicembalista finlandese Marianna Henrikkson dal titolo “Di anima et di corpo”, come il primo oratorio composto da Emilio Cavalieri. Non è un concerto nè un’opera, ma un progetto multiartistico e multitecnologico che comprende l’uso di regia e testi e apre nuovi scenari sulla performance: per quello che mi riguarda, è uno spettacolo che dopo tanti anni di ascolto della musica antica per la prima volta mi ha fatto provare un autentico shock.”

Quali altre chicche ci riserva quest’edizione?

“Sul fronte delle sperimentazioni avremo la clavicembalista Elina Mustonen con un concerto tutto dedicato a un tema caro alle leggende finlandesi, quello degli uccelli, accompagnata da uno slideshow naturalmente in tema: in programma anche un brano composto dal fratello, il famoso pianista Olli Mustonen. E poi meno avanguardista ma sicuramente di forte impatto un concerto dell’orchestra Harmonices Mundi che al Parco delle Semirurali, quindi en plein air, eseguirà le famosissime “Quattro stagioni”, con un’amplificazione da rock band: un sound più vicino ai Led Zeppelin che a Vivaldi. Poi abbiamo degli appuntamenti diciamo più tradizionali: gli ospiti d’onore sono sicuramente Jordi Savall, per la prima volta in Alto Adige, e l’European Union Baroque Orchestra; e naturalmente torna Theresia Youth Baroque Orchestra, che sarà diretta da Alfredo Bernardini.”

 

[title above=”” h1=”false” center=”true”]Antiqua, 25 years of passion[/title]

 

This year it turns 25, and the celebrations will be great! The Festival “Antiqua”, baroque heart of the Bolzano Festival Bozen, is going to blow out a wide array of candles, with a rich program hosting among the others Eubo, Jordi Savall and the ensemble Harmonices Mundi. Theresia couldn’t miss: our orchestra is a regular guest of BFB and an Antiqua’s old friend.

25 years aren’t a few, and looking back one goes over a long stretch of life and story. As a matter of fact, as Claudio Astronio, Antiqua’s director from the very beginning, tells us, “25 years ago the cultural situation was deeply different: in Bozen there was nothing to listen baroque music so I and a group of my students decided to create this small association: we started organizing just four concerts in the Gries’s Church, with the support of Benedictine Monastery. Performers were mostly friends and colleagues – which are still active – who used to come and play as a personal favor. But then institutions began to believe in our work, they sustained us and Antiqua has grown to become what it is now, one of the longest running festivals in Italy.”

What were the most important moments in these 25 years?

“It is difficult to answer: at the beginning we used to imagine things that seemed impossible and then we have made them; from there we went forward with new ideas… for example, when Antiqua was born, we never thought that we would have hosted artists such as Gustav Leonhardt, Emma Kirkby, the London Baroque: in short, the greatest baroque musicians. But perhaps the most significant moment was 15 years ago, when we thought Antiqua were to become something different from what it was at that moment, a window on historical performances intended for the South Tyrol audience: we realized that we could go over, launching into experimenting to find commingling with theater, contemporary music, art, poetry.”

At a certain point at an organizational level, there was a major change: the inclusion in the wider program of the Bolzano Festival:

“We entered the Bolzano Festival in its second edition: Peter Paul Kainrath was the one who wanted Antiqua, he called me and said that we absolutely had to get into the BFB programming. For us it was a very positive thing, changed the way we work – not, however, the content of our work – and gave us the opportunity to be part of a wonderful Festival, where one night one hears baroque music, the day after a large symphony orchestra, then one of Busoni pianists and so on… “

This year’s edition has a particular title, “Augmented reality”: how this expression – very current in many ways – is bound to the Festival program?

“As I said, Antiqua has developed in the sense of experimentation, looking beyond the usual: we are trying to attract new audiences, allowing those who do not regularly participate halls to live a special concert experience concert, listening to a baroque or classical music event.
The expression “Augmented Reality” recalls the modified perception of things which today is almost unconsciously automatic: we increasingly look at things inside screens, losing contact with the objectivity of reality. We find how this perception changed in the last date of the Festival, a show created by the Finnish harpsichordist Marianna Henriksson entitled “The soul et Body”, as the first oratorio composed by Emilio Cavalieri.
It is not a concert nor an opera, but a multi-art and multitechnological project, which includes the use of direction and texts and it opens new scenarios on performance: for what concerns me, it is a show that, after so many years of listening to ancient music, for the first time made me feel a real shock. ”

Which other surprises are waiting for us?

“With regard to experimentation, we will have the harpsichordist Elina Mustonen with a concert entirely devoted to a theme dear to the Finnish legends, that of birds, accompanied by a slide show of course on the subject: she will also play a piece composed by his brother, the famous pianist Olli Mustonen. And then, less avant-garde, but definitely of a strong impact, we will have a concert by the orchestra Harmonices Mundi in the Semi Rural Public Garden, en plein air: the orchestra will perform the famous “Four seasons”, amplified as a rock band:
a sound close to Led Zeppelin more than to Vivaldi. Then we’ll have the most traditional events: the guests of honor are definitely Jordi Savall, for the first time in South Tyrol, and the European Union Baroque Orchestra; and of course Theresia Youth Baroque Orchestra, which will be conducted by Alfredo Bernardini. “

#ARCHETYBO, a good start

By Emilia Campagna - July 30, 2016
We are so happy for the good start of #ARCHETYBO! In less than a week we have raised the 17% of our goal, precisely 1,710 Euros from 18 different donors. Thanks to all those who have donated so far! #ARCHETYBO’s aim is to buy classic bows: thanks to them it will be possible to develope […]

We are so happy for the good start of #ARCHETYBO! In less than a week we have raised the 17% of our goal, precisely 1,710 Euros from 18 different donors.

Thanks to all those who have donated so far!

#ARCHETYBO’s aim is to buy classic bows: thanks to them it will be possible to develope in a effective way the study of classic repertoire. One classic bow costs around 2.000 Euros. TYBO is committed to buy four bows (2 for violins, 1 for violas, 1 for cellos) by the end of 2016. Bows will be made available to TYBO musicians during educational workshops and residencies, tours and concerts.

Obviously we have devised some awards for our supporters, find them out on our crowdfunding page!

Now we have still 80 days to reach our goal, which is to collect 10,000 Euros: if you want to sustain our dream, go to our crowdfunding page and share it with yout friends!

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L’archetto, una storia da scoprire

By Emilia Campagna - July 28, 2016
Non c’è violino senza archetto: è un binomio inscindibile (del resto tutti gli strumenti della famiglia si chiamano “archi”), anche se nell’immaginario collettivo l’archetto se la passa un po’ da Cenerentola. I non addetti ai lavori lo danno un po’ per scontato, concentrando l’ammirazione per lo strumento: noi naturalmente sappiamo quanto conta un buon arco, […]

Non c’è violino senza archetto: è un binomio inscindibile (del resto tutti gli strumenti della famiglia si chiamano “archi”), anche se nell’immaginario collettivo l’archetto se la passa un po’ da Cenerentola. I non addetti ai lavori lo danno un po’ per scontato, concentrando l’ammirazione per lo strumento: noi naturalmente sappiamo quanto conta un buon arco, che non solo deve essere di fattura pregiata per fare egregiamente il proprio lavoro, ma deve avere le caratteristiche consone al repertorio che si vuole eseguire.

Per questo Theresia ha lanciato la campagna di raccolta fondi #ARCHETYBO: vogliamo fornire i nostri musicisti di archi classici, quelli giusti per suonare il repertorio dell’orchestra! Cominciamo con quattro, da acquistare entro la fine del 2016 e dal mettere a disposizione dell’orchestra.

Ma cos’è realmente un archetto classico? In cosa è diverso da un archetto barocco e da un archetto moderno?

La storia dell’archetto è un capitolo spesso trascurato negli annali della liuteria. Invece è un capitolo centrale nella storia degli strumenti, dato che rappresenta la storia del suono. L’arco è ciò che dà vita alla voce di un violino, e la costruzione rivela molto sugli strumenti di una data epoca, così come la forma di un violino o la sua vernice.

Lo sviluppo del violino e dell’archetto seguono uno schema ricorrente, in cui fattori musicali e fattori tecnico-artigianali si influenzano reciprocamente. Ogni passo in avanti significativo nella liuteria fu sempre seguito da nuovi standard musicali, e creò le condizioni necessarie per il loro sviluppo – ma ogni volta, questo progresso non ebbe luogo fino a quando non si affermò un nuovo modello di arco. Ad ogni nuovo passo nella storia dell’arco, si scoprirono nuove possibilità nella produzione del suono. E quanti oggi si chiedono il motivo per cui il violino è diventato uno strumento di primo piano nella tradizione musicale europea può trovare la risposta andando a dare un’occhiata più da vicino al suo arco.

Particolare dalla Madonna degli aranci di Gaudenzio Ferrari, presso la Chiesa di San Cristoforo a Vercelli (1529-30).

Particolare dalla Madonna degli aranci di Gaudenzio Ferrari, presso la Chiesa di San Cristoforo a Vercelli (1529-30).

L’arco barocco fu parte di una grande rivoluzione: alla fine del XVI secolo nasce quello che a posteriori verrà chiamato “violino barocco”, inizialmente suonato con archi medievali, corti (dai 20 ai 30 cm) e che non permettevano di variare particolarmente il suono: gli archi usati nel medioevi erano effettivamente molto convessi, forma da cui deriva il nome.

Guido Reni, Santa Cecilia (dettaglio)

Guido Reni, Santa Cecilia (dettaglio)

L’utilizzo progressivo di archi più lunghi e via via meno convessi – fino a diventare piatti – permise lo sviluppo del legato e dello spiccato e in particolare Arcangelo Corelli introdusse nuovi elementi nella scrittura violinistica, realizzabili proprio in virtù di un arco più lungo e maggiormente manovrabile.

Se l’arco barocco è caratterizzato da nomerose forme e varietà, quello classico rappresenta il consolidamento del disegno, che viene perfezionato con una serie di aggiustamenti nati da esigenze musicali: se nel 17° secolo l’attenzione è al virtuosismo, con il 18° secolo si aggiunge l’esigenza di un suono più potente, capace di tenere testa all’orchestra in grandi sale. Va ricordato il violinista e compositore Giovanni Battista Viotti (1755-1824), considerato uno dei padri della moderna scuola violinistica: a lui si attribuisce la famosa frase “Le violon – c’est l’Archet”, a sottolineare l’importanza imprescindibile dell’arco.

By Anoixe - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17786437

Teste di tre archi. Dall’alto: tardo XVIII sec., pieno XVIII sec., XVII sec.

In questo periodo si migliorò la resistenza alla rottura dell’asticello di legno e si diede più stabilità all’arco attraverso una forma leggermente concava del disegno, la testa più alta: i miglioramenti tecnici decisivi li fece François Xavier Tourte che con l’utilizzo del legno di pernambuco creò un modello che perfezionava lo stile dell’arco classico, lanciando in questo modo una nuova era, quella dell’archetto moderno.

 

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#ARCHETYBO, when the bow makes a difference

By Emilia Campagna - July 25, 2016
Not everyone knows this, but the bows are not all alike: and every repertoire want the right one. See why and join #ARCHETYBO

Leggi l’articolo in italiano

Violin players (but also viola, cello e double-bass players) know it well: the perfect instrument is a set of components that one must look for, trying and trying again. The shape of the wood, the strings, and also the bow: nothing is standard, and especially musicians devoted to performance on period instruments know it. Because every repertoire wants the right instrument, and performing music of different periods (baroque, classical, romantic, modern) with the same instrument means losing so much in terms of nuances, sound articulation, timbre.

It is the great lesson of the music philology applied to the performance, a current of thought that since the 60s of the twentieth century made it possible to rediscover forgotten repertoires and opened a way of studying and playing respectful of the sources, focused on the retrieval of the original sound.

Since then, playing on historical instruments has become an established practice, and Theresia joins to this way of thinking and playing the music: in particular, the classical repertoire has always been at the heart of the educational and artistic identity of our orchestra, that over the years has studied, performed in concert and recorded pages by Mozart, Haydn, Johann Christian and Wihlelm Friedman Bach, Luigi Boccherini, Martin Kraus. The classical bow is an indispensable tool for the study of this repertoire. Classical bows – lighter and easier to handle than modern ones, longer and tooled than baroque ones – are however less used in teaching in Universities and music schools. In general, young musicians do not own one, preferring to use the baroque bow, perfect for the XXVII Century repertoire, but less suited – both technically and artistically – to the music composed in the second half of the XVIII century.

So we thought of a crowdfunding campaign to purchase classical bows to put to the disposal of our musicians, precisely because the experience with Theresia has an educational purpose, which is to give to those who belong to the tools to succeed professionally then (in the orchestra and with chamber groups, and also, why not, as a solo artist or a teacher).

The bow maker Eduardo Gorr says that “the classic bow is very important to play the classical repertoire. Through this instrument – because it is in effect an instrument – the musician handles all the phrasing of the interpretation. The way this wooden stick vibrates has a direct impact on the articulation, on the dynamics, on the tonal color, and that’s what makes the string instrument so special. The musicians find themselves choosing spontaneously the arcades that – better than others – work best with that very bow; and the phrasing becomes closer to what the composers had in mind.”

The making of a good bow is a complex job, “madeed of both a technical aspect, and an artistic and intuitive one, as always happens in the case of any object that has an artistic component. The only way to get the most is to make a totally customized work, with total precision: I am not thinking of doing many arches but I try to make them at best.”

The construction of a classic bow is a work of fine craftsmanship and a bow costs about 2000 Euro: our aim is to buy four of them by the end of 2016, and to do this we started a crowdfunding campaign. The goal of the fundraising is € 10,000: in addition to the purchase of four classic bows by the end of 2016, the donations will support the costs of this same campaign of crowdfunding on the website ULULE. If this target will be exceeded, one or more additional bows will be purchased, according to what has been actually raised. Now it’s up to our supporters: we count on you. Discover on the crowdfunding page prizes that we will give to those who adhere to #ARCHETYBO campaign!

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Versione italiana

I violinisti (ma anche i violisti, i violoncellisti, i contrabbassisti…) lo sanno bene: lo strumento perfetto è un insieme di componenti da cercare, provare e riprovare. La forma del legno, le corde ed anche l’archetto: non c’è nulla di standard, e lo sanno soprattutto i musicisti che si dedicano all’esecuzione su strumenti originali. Perchè ogni repertorio vuole lo strumento giusto, ed eseguire musiche di diversi periodi (barocca, classica, romantica, moderna) con lo stesso strumento significa perdere molto in termini di sfumature, articolazione del suono, timbro.

E’ la grande lezione della filologia musicale, che a partire dagli anni ’60 del Novecento non solo fece riscoprire repertori dimenticati ma soprattutto inaugurò un modo di studiare e di suonare rispettoso delle fonti e tutto proiettato alla restituzione del suono originale.

Da allora, suonare su strumenti storici è diventata una prassi consolidata, e anche l’orchestra Theresia vive di questo spirito: in particolare, il repertorio classico è da sempre al centro dell’offerta formativa ed artistica della nostra orchestra, che negli anni ha studiato, suonato in concerto e registrato pagine di Mozart, Haydn, Johann Christian e Wihlelm Friedman Bach, Luigi Boccherini, Martin Kraus. L’arco classico è un mezzo indispensabile per lo studio di questo repertorio, ma gli archi classici – più leggeri e maneggevoli di quelli moderni, più lunghi e lavorati di quelli barocchi – sono tuttavia poco usati nella didattica dei Conservatori e delle Scuole di musica. I giovani musicisti in generale non ne possiedono uno, preferendo l’uso dell’arco barocco, poco adatto sia tecnicamente che artisticamente alle musiche del Secondo Settecento.

Ecco dunque l’idea di un crowdfunding per acquistare archi classici da mettere a disposizione dei nostri musicisti, proprio perchè l’esperienza con Theresia ha uno scopo formativo, ovvero quello di dare a chi ne fa parte gli strumenti per poi affermarsi professionalmente come strumentista (in orchestra, ma anche in formazioni da camera, e anche, perchè no, come solista o didatta).

Come spiega l’archettaio Eduardo Gorr, “l’arco classico è importantissimo per suonare il repertorio classico. Il musicista attraverso questo attrezzo, questo strumento – perchè è uno strumento – gestisce tutto il fraseggio dell’interpretazione. Il modo in cui questa bacchettina di legno vibra incide direttamente sulle articolazioni, i giochi dinamici, il colore timbrico, ed è quello che rende così speciale lo strumento ad arco. Il musicista si trova spontaneamente a scegliere delle arcate che funzionano meglio con questo arco e il fraseggio diventa più aderente sicuramente a quello che quei compositori allora avevano accanto.”

La costruzione di un buon arco è un lavoro complesso, “composto da un aspetto tecnico e da un aspetto artistico e intuitivo come nel caso di quasiasi oggetto che abbia una componente artistica. L’unico modo per ottenere il massimo è fare un lavoro totalmente personalizzato e con una precisione totale, non pensando a farne tanti ma pensando a farne al meglio.”

La costruzione di un arco classico è un lavoro di altissimo artigianato e un arco costa circa 2000 Euro: l’obiettivo della campagna di crowdfunding è acquistarne quattro entro la fine del 2016, e per fare questo abbiamo dato il via a una campagna di crowdfunding. L’obiettivo è di 10.000 Euro, cifra che comprende la commissione di 4 archetti e la copertura dei costi di gestione della campagna stessa. Ora tocca ai nostri sostenitori: contiamo su di voi. Scoprite sulla pagina di crowdfunding i premi che abbiamo riservato a chi aderirà alla campagna #ARCHETYBO!

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#ARCHETYBO, quell’archetto che fa la differenza

By Emilia Campagna - July 25, 2016
Theresia lancia la campagna di crowdfunding #ARCHETYBO per l'acquisto di quattro archetti classici da mettere a disposizione dei musicisti dell'orchestra

I violinisti (ma anche i violisti, i violoncellisti, i contrabbassisti…) lo sanno bene: lo strumento perfetto è un insieme di componenti da cercare, provare e riprovare. La forma del legno, le corde ed anche l’archetto: non c’è nulla di standard, e lo sanno soprattutto i musicisti che si dedicano all’esecuzione su strumenti originali. Perchè ogni repertorio vuole lo strumento giusto, ed eseguire musiche di diversi periodi (barocca, classica, romantica, moderna) con lo stesso strumento significa perdere molto in termini di sfumature, articolazione del suono, timbro.

E’ la grande lezione della filologia musicale, che a partire dagli anni ’60 del Novecento non solo fece riscoprire repertori dimenticati ma soprattutto inaugurò un modo di studiare e di suonare rispettoso delle fonti e tutto proiettato alla restituzione del suono originale.

Da allora, suonare su strumenti storici è diventata una prassi consolidata, e anche l’orchestra Theresia vive di questo spirito: in particolare, il repertorio classico è da sempre al centro dell’offerta formativa ed artistica della nostra orchestra, che negli anni ha studiato, suonato in concerto e registrato pagine di Mozart, Haydn, Johann Christian e Wihlelm Friedman Bach, Luigi Boccherini, Martin Kraus. L’arco classico è un mezzo indispensabile per lo studio di questo repertorio, ma gli archi classici – più leggeri e maneggevoli di quelli moderni, più lunghi e lavorati di quelli barocchi – sono tuttavia poco usati nella didattica dei Conservatori e delle Scuole di musica. I giovani musicisti in generale non ne possiedono uno, preferendo l’uso dell’arco barocco, poco adatto sia tecnicamente che artisticamente alle musiche del Secondo Settecento.

Ecco dunque l’idea di un crowdfunding per acquistare archi classici da mettere a disposizione dei nostri musicisti, proprio perchè l’esperienza con Theresia ha uno scopo formativo, ovvero quello di dare a chi ne fa parte gli strumenti per poi affermarsi professionalmente come strumentista (in orchestra, ma anche in formazioni da camera, e anche, perchè no, come solista o didatta).

Come spiega l’archettaio Eduardo Gorr, “l’arco classico è importantissimo per suonare il repertorio classico. Il musicista attraverso questo attrezzo, questo strumento – perchè è uno strumento – gestisce tutto il fraseggio dell’interpretazione. Il modo in cui questa bacchettina di legno vibra incide direttamente sulle articolazioni, i giochi dinamici, il colore timbrico, ed è quello che rende così speciale lo strumento ad arco. Il musicista si trova spontaneamente a scegliere delle arcate che funzionano meglio con questo arco e il fraseggio diventa più aderente sicuramente a quello che quei compositori allora avevano accanto.”

La costruzione di un buon arco è un lavoro complesso, “composto da un aspetto tecnico e da un aspetto artistico e intuitivo come nel caso di quasiasi oggetto che abbia una componente artistica. L’unico modo per ottenere il massimo è fare un lavoro totalmente personalizzato e con una precisione totale, non pensando a farne tanti ma pensando a farne al meglio.”

La costruzione di un arco classico è un lavoro di altissimo artigianato e un arco costa circa 2000 Euro: l’obiettivo della campagna di crowdfunding è acquistarne quattro entro la fine del 2016, e per fare questo abbiamo dato il via a una campagna di crowdfunding. L’obiettivo è di 10.000 Euro, cifra che comprende la commissione di 4 archetti e la copertura dei costi di gestione della campagna stessa. Ora tocca ai nostri sostenitori: contiamo su di voi. Scoprite sulla pagina di crowdfunding i premi che abbiamo riservato a chi aderirà alla campagna #ARCHETYBO!

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Stormy Theresia

By Emilia Campagna - July 20, 2016
Alfredo Bernardini tells about the musical program with Theresia: Sturm und Drang and the joy of working with our young musicians

Will it be a stormy August? Indeed, it will be for Theresia: the whole summer program is devoted to the “Sturm und Drang”, a very strong theme. The conductor of the orchestra during the workshop and in the three concerts scheduled in Bolzano, Rimini and Rovereto, will be Alfredo Bernardini: we asked him to explain to us the musical program.

First of all, what exactly is the “Sturm und Drang”?


“The “Sturm und Drang” is a cultural and philosophical trend that during the second half of the Eighteenth century evoked the nature’s manifestations in parallel with the soul’s feelings: the expression means “storm and impetus”, and as a matter of fact the most extreme feelings, the most violent and dramatic are involved: it’s an exploration of the human soul through huge contrasts of emotions. Regarding music, this style became very popular around 1770, in a moment when the music was mostly an entertaining form of art and when the gallant style was predominant: compositions were mostly written in a major key. Instead, with “Sturm und Drang” the practice of writing in a minor key succeeded much more than in the previous decades; and besides the minor key, the most common features are the syncopated rhythm, that transmits anxiety and breathlessness, and the huge contrasts that paint a dramatic atmosphere.”


Tybo will perform four compositions of four different composers: are they all belonging to “Sturm und Drang” style?

“Yes, they are: we are going to start with the Suite from Gluck’s Don Juan, which was composed in 1761 and which is considered particularly innovative, especially due to the use of ballet, with references to Rameau: and right in the ballet there is a particular moment that can not help but make you think of Mozart’s Don Juan, where the whole gravity of the sinful lover is rendered by a storm of unrestrained and breathless rhythms. It is a sort of musical manifesto of the “Sturm und Drang”. Some years later Haydn began to write his symphonies in a minor key: among them, the one called “Lamentazione” (lamentation) is characterized by the immediate alternation of the frenzy of the first theme and the resignation of the second: also the second movement is very interesting, because Haydn uses a Gregorian chant melody, giving it to the oboe and to the second violins, while the first violins perform a beautiful variation. The Symphony ends with a Minuetto e Trio and without a fast movement.”

Isn’t it in conflict with the modernity of the Sturm und Drang?


“We can say that in this case, Haydn combines the great novelty of the “stormy” style with the previous tradition. In any case, Haydn didn’t write many Symphonies in a minor key: they say that Prince Eszterhazy had complained of these symphonies so dramatic, tragic, full of contrasts, and had exhorted Haydn to write more entertaining music. The anecdote is undocumented, but for sure the relation between Haydn and the Prince was made of these frictions.”


Theresia will perform also music by Mozart and Kraus: what about them?

“Mozart wrote only a few compositions inspired by the Sturm und Drang, but it is clear that he found it very fascinating because every time he approached this particular style he wrote some absolute masterworks, mostly in chamber music. G minor Symphony – which is called “The little one” to get it distinguished from G minor Symphony n. 40 – was written by Mozart when he was 17, after the opera “Lucio Silla”. Regarding Kraus, it is a special request from artistic director Mario Martinoli: Theresia has yet performed music by this composer that I am discovering now. I have not dealt much with him, and I am a bit surprised, considering the quality of a composer which is really innovative. Mozart represents the classic style, Kraus foreshadows the future.”

You are going to conduct Theresia for the first time: Theresia is a youth orchestra, how will this change your work? Is the director’s commitment different? I’m wondering if the work is just aimed at the preparation of concerts or there is space for some kind of deepening.

“The work is different when you conduct a youth orchestra, first of all because usually, one has more time for rehearsing: I take this opportunity to explain the context, and this is the very reason why I’ve chosen a so characterized program, devoted to an issue which is so important in the history of music. Then one must say that there is a great beauty in working with younger players when they are at the beginning of their careers: young musicians are so willing, full of energy and enthusiasm, and this is not so common in professional orchestras. I do not mean that professionals would not have these qualities, but in stable orchestras, there are other priorities and other assets, such as the efficiency and the fastness of preparation; but often there are customs, given from the experience, difficult to disrupt. How many times I heard “This is done in this way”, or “we’ve always played in this way”: instead, when you play music you should always put in question all that has been done and that is being done, with constant liveliness and curiosity.

Algoritmo della cultura, sì o no?

By Emilia Campagna - July 4, 2016
Una doppia sentenza del Tar del Lazio boccia il decreto con cui un anno fa il Ministero della Cultura aveva introdotto il controverso algoritmo per l'assegnazione dei finanziamenti, ma così facendo blocca tutti i contributi 2015

Vi ricordate la vicenda dell’algoritmo della cultura in base al quale lo scorso anno per la prima volta il Ministero della Cultura Italiana assegnò – in modo spesso sorprendente – i finanziamenti per il 2015? All’epoca molte associazioni culturali e istituzioni concertistiche che si erano viste tagliare inaspettatamente i fondi promisero ricorsi, che sono puntualmente arrivati.

In particolare, pochi giorni fa il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal milanese Teatro Elfo-Puccini e dal Teatro Due di Parma e ha dunque bocciato il decreto ministeriale che dal gennaio 2015 regola la distribuzione dei finanziamenti statali (il Fus, 407milioni di euro), ovvero i contributi essenziali per teatro, musica, danza e circo italiani (escluse le fondazioni liriche e il cinema che hanno altri regolamenti), cancellando con un colpo di spugna l’ormai celebre e discusso algoritmo della cultura, che attraverso complicati calcoli sulla attività (quantitativa e qualitativa) assegnava il contributo alle singole realtà.

Il giudizio è sia sulla forma che sulla sostanza, perchè il tribunale amministrativo laziale ha considerato che il dm abbia prerogative amministrative e non di regolamento, non poteva cioè stabilire nuovi criteri di assegnazione del Fus; una forte critica va però anche dall’uso degli algoritmi: come recita un passaggio della sentenza, il collegio dei giudici “ritiene che questo sistema finisca con il rappresentare, di fatto, un’abdicazione al difficile ma ineludibile compito di una valutazione (percentualmente ma anche sostanzialmente) adeguata del fattore qualitativo, che solo può giustificare l’intervento finanziario statale in subiecta materia.”

Il Ministro Franceschini ha annunciato che impugnerà la sentenza, ma intanto la conseguenza immediata è il blocco di tutti i finanziamenti assegnati nel 2015: e dato che le commissioni non hanno ancora assegnato quelli per il 2016 sembra che per teatri e associazioni possa verosimilmente profilarsi un futuro di caos ancor più che di incertezza.

Theresia “Sturm und drang” con Alfredo Bernardini

By Emilia Campagna - July 2, 2016
Sarà un agosto tempestoso? Per Theresia sì, visto che tutto il programma musicale dell’estate è dedicato a un tema forte come lo “Sturm und drang”: a dirigere l’orchestra nello stage e nei concerti che la vedranno impegnata a Bolzano, Rimini e Rovereto ci sarà Alfredo Bernardini, a cui abbiamo chiesto di illustrarci il programma e […]

Sarà un agosto tempestoso? Per Theresia sì, visto che tutto il programma musicale dell’estate è dedicato a un tema forte come lo “Sturm und drang”: a dirigere l’orchestra nello stage e nei concerti che la vedranno impegnata a Bolzano, Rimini e Rovereto ci sarà Alfredo Bernardini, a cui abbiamo chiesto di illustrarci il programma e le sue caratteristiche.

Prima di tutto, cos’è esattamente lo “Sturm und Drang”?

«Lo “Sturm und Drang” è un movimento culturale e filosofico della seconda metà del ‘700 che evoca le espressioni della natura in parallelo con le epressioni dell’anima: il termine significa “tempesta ed impeto”, e infatti parliamo delle espressioni più estreme, più violente e drammatiche, di un’esplorazione dell’animo umano attraverso grandi contrasti di emozioni. In musica questo stile diventa molto popolare attorno al 1770, in un’epoca in cui la musica era soprattutto una forma culturale di intrattenimento e in cui imperava lo stile galante, con composizioni scritte per lo più in modo maggiore: con lo Sturm und Drang, invece, si afferma la prassi di comporre in modo minore molto più che nel passato; e accanto al modo minore, gli stilemi più comuni sono l’uso di ritmi sincopati, che rendono l’ansia e l’affanno, e grandi contrasti per dipingere la drammaticità dell’atmosfera.»

Il programma presenta quattro pagine di altrettanti autori: sono tutte composizioni inserite nel movimento culturale dello “Sturm und drang”?

“Sì: iniziamo con la Suite dal Don Juan di Gluck, composta nel 1761 e considerata particolarmente innovativa per l’uso del balletto, con riferimenti a Rameau: e proprio all’interno del balletto c’è un numero particolare, che non può non far pensare al Don Giovanni di Mozart, in cui tutta la gravità del seduttore peccaminoso è tradotta da una tempesta di ritmi sfrenati e molto affannati. E’ una sorta di manifesto musicale dello Sturm und Drang. Pochi anni più tardi Haydn inizia a scrivere le sue Sinfonie in modo minore, tra cui quella in mi minore detta “Lamentazione”, caratterizzata dall’alternanza immediata tra la frenesia del primo tema e la rassegnazione del secondo: molto interessante anche il secondo movimento, in cui Haydn utilizza la melodia di un canto gregoriano, affidata a oboe e secondi violini, mentre i primi eseguono una bellissima variazione. La Sinfonia termina senza un movimento veloce ma con un Minuetto e Trio.”

Questo non è in contraddizione con la modernità dello Sturm und Drang?

“Possiamo dire che in questo caso Haydn combina la grande novità dello stile ‘tempestoso’ con la tradizione precedente. In ogni caso le Sinfonie in modo minore di Haydn non sono molte: si dice che il principe Eszterhàza si fosse lamentato di queste sinfonie così drammatiche, tragiche, cariche di contrasti, e avesse esortato Haydn a comporre musiche più adatte all’intrattenimento. L’aneddoto non è documentato, ma di certo il rapporto tra i due era fatto di questi attriti.”

 “Sturm und Drang” significa “tempesta ed impeto”, e infatti parliamo delle espressioni più estreme, più violente e drammatiche, di un’esplorazione dell’animo umano attraverso grandi contrasti di emozioni.

In programma ci sono poi due pagine di Mozart e Kraus:

“Mozart non ha scritto moltissime composizioni ispirate allo Sturm und Drang, ma è evidente che il tema lo affascinava perché tutte le volte che vi si è avvicinato ha scritto del capolavori assoluti, soprattutto in campo cameristico. La Sinfonia in sol minore – che viene detta “la piccola” per distinguerla dalla Sinfonia in sol minore n. 40 – fu scritta da Mozart all’età di 17 anni, dopo il Lucio Silla. Per quanto riguarda Kraus, questa è stata una richiesta precisa del direttore artistico Mario Martinoli: Theresia ha già suonato pagine di questo autore che io invece sto scoprendo: l’ho frequentato poco, e un po’ me ne stupisco vista la qualità di scrittura di un compositore che è davvero all’avanguardia. Se Mozart rappresenta un po’ il punto culminante dello stile classico, Kraus stilisticamente è oltre, prefigura uno stile posteriore.”

Alfredo BernardiniLei dirige per la prima volta Theresia, un’orchestra giovanile di formazione professionale: come cambia il lavoro del direttore di fronte a un’orchestra di questo tipo? La preparazione è finalizzata ai concerti o c’è spazio anche per approfondimenti di altro tipo?

“Il lavoro è sicuramente diverso rispetto a quello che si fa con un’orchestra di professionisti, innanzitutto perchè si ha a disposizione più tempo: io ne approfitto soprattutto per spiegare il contesto ed è anche per questo che ho scelto un programma caratterizzato da un tema così importante nella storia della musica. Poi va detto che c’è una grande bellezza nel lavorare con giovani all’inizio della loro carriera, pieni di disponibilità, energia, entusiasmo: questo nelle orchestre professionali è meno scontato. Non perchè queste qualità non ci siano, ma perchè nelle orchestre stabili sono altre priorità, prima di tutto l’efficienza del lavoro, con la capacità di una lettura in prova e tempi rapidi di preparazione, e poi spesso ci sono delle abitudini, date dall’esperienza, difficili da scardinare. Quante volte mi sono sentito dire ‘questo si fa così’, o ‘l’abbiamo sempre suonato così’: invece in musica è sempre importante mettere in questione tutto quello che si è fatto e che si sta facendo, con costante vivacità e curiosità.”

 C’è una grande bellezza nel lavorare con giovani all’inizio della loro carriera, pieni di disponibilità, energia, entusiasmo

Sul nostro blog abbiamo parlato della novità politica del momento, il voto in Inghilterra, che naturalmente riguarda anche molti dei nostri orchestrali che per studio o lavoro vanno e vengono dalla Gran Bretagna. Lei cosa pensa del “Brexit”?

“Sono rimasto scioccato dalla regressione dell’Inghilterra e da un voto scaturito, come pare, dalla disinformazione e dall’ignoranza: questa cosa è negativa sotto tutti gli aspetti, e dal punto di vista di un musicista, pensando che la musica è un linguaggio che unisce, non si può che essere sconvolti. Penso che ci saranno svantaggi per tutti e che iniziative come Theresia o EUBO saranno severamente penalizzate.”