Gaetano Nasillo: “Così la musica antica mi ha illuminato”

By Emilia Campagna - April 23, 2018
Intervista a Gaetano Nasillo, violoncellista che assieme a Chiara Banchini condurrà lo stage cameristico degli archi di Theresia dal 23 al 28 aprile a Cressia, in Francia.

Intervista a Gaetano Nasillo, violoncellista che assieme a Chiara Banchini condurrà lo stage cameristico degli archi di Theresia dal 23 al 28 aprile a Cressia, in Francia.

Inizia oggi lo stage cameristico che vede coinvolti gli archi di Theresia: in quartetto e quintetto, affronteranno pagine di Haydn, Boccherini e Cambini guidati da Chiara Banchini e da Gaetano Nasillo, violloncellista che per la prima volta collabora con Theresia.

Maestro Nasillo, molti musicisti che si dedicano alla prassi esecutiva su strumenti storici hanno iniziato sullo strumento moderno per scoprire poi l’antica: è stato così anche per lei?

“Sì, il mio percorso è stato simile a quello di altri musicisti, ho studiato in Conservatorio secondo il percorso di studi tradizionale sul violoncello moderno ma poco prima del diploma mi capitò di sentire in concerto Anner Bylsma: era il 1986, e fu un’illuminazione, un’esperienza fulminante per me come per altri. Decisi che subito dopo il diploma avrei studiato lo strumento antico e così fu.”

Quali sono stati i suoi modelli e i suoi punti di riferimento in quei primi anni da violoncellista barocco?

“Ovviamente Bylsma ha continuato ad essere un modello per me: ora si è ritirato e non suona più e purtroppo le nuove generazioni lo conoscono poco, ma allora era il punto di riferimento per ogni violoncellista. Inizialmente io mi dedicai allo studio della viola da gamba alla Scuola Civica di Milano e il violoncello barocco di fatto lo studiavo da solo: poi ebbi l’immensa fortuna di incontrare Chiara Banchini e di iniziare a suonare con lei all’inizio degli anni ’90. Ecco, si può dire che il violoncello barocco l’ho studiato suonando assieme a Chiara Banchini.”

Il suo repertorio non è fatto di sola musica barocca:

“Suono repertorio romantico e anche musica contemporanea, che ho ripreso dopo averla suonata molto negli anni del Conservatorio: bisogna capire che in quegli anni il percorso di studi era molto inquadrato. Io studiavo nella classe di Filippini, ovvero l’eccellenza in Italia: questo significava ascoltare le stesse musiche, avere uno stesso modello, essere sottoposti ad un certo tipo di disciplina. La musica contemporanea e la musica antica rappresentavano delle vie di fuga, delle forme di ribellione, verso le quali mi sentivo attratto. Tanto che quando poi presi la strada della musica antica il mio maestro non fu certo contento; poi negli anni tra di noi c’è stato un riavvicinamento, così a livello generale come c’è stata un’accettazione della musica antica dentro le forme più istituzionali di insegnamento. Ora sono in Conservatorio a fare cose che trent’anni fa sarebbero state inimmaginabili!”

Cosa cambia nel suo modo di suonare quando si dedica ad autori romantici o contemporanei?

“Ho uno strumento moderno, anche se in ogni caso con corde di budello rivestite: il mio sogno comunque è di poter suonare anche Brahms così come veniva effettivamente eseguito e ascoltato quando fu composto, un’operazione secondo me anche meno complessa di quello che è stato per la musica del Sei e Settecento perchè quella dell’Ottocento è anche molto più vicina a noi.”

Lei ha un’intensa attività didattica: è docente al Conservatorio di Novara ed anche ai corsi di Urbino e di Daroca in Spagna. L’insegnamento è una parte importante del suo essere musicista?

“Sì lo è: a un certo punto della carriera c’è la voglia e l’esigenza di trasmettere la propria esperienza”

In generale che consigli darebbe a un giovane che voglia fare il concertista?


“Non è facile fare consigli, se non molto in generale: è importante credere molto in quello che si fa, in se stessi; e dedicare moltissimo tempo allo studio. Poi la carriera è anche questione di fortuna: vincere un concorso, oppure trovarsi nel momento giusto al posto giusto. Gli incontri sono determinanti, per me è stato fondamentale quello con Chiara Banchini. E al giorno d’oggi ci vuole anche un po’ di autoimprenditorialità.”

Parliamo di Theresia, con cui lei per la prima volta collabora: cosa pensa del progetto artistico di un’orchestra votata al repertorio classico su strumenti originali?

“E’ un bellissimo progetto, finalmente un’iniziativa che permette di allargare i nostri orizzonti: per anni abbiamo portato avanti una battaglia per avere dignità di ricerca sul repertorio del Sei e Settecento, un’orchestra come Theresia permette di spostare il fuoco sul pieno Classicismo e come dicevo il mio sogno è quello di andare ancora oltre, all’Ottocento.”

Lo stage nel quale sarà tutor assieme a Chiara Banchini non è orchestrale ma cameristico: quanto è importante approfondire il repertorio da camera per essere dei bravi musicisti in orchestra?

“Importantissimo, naturalmente. Comunque potremmo anche rovesciare la domanda e chiederci quanto è importante per dei musicisti da camera suonare in orchestra. In ogni caso, il bello del mondo della prassi esecutiva è la mancanza di confini troppo netti; difficilmente chi suona musica antica si può definire un “orchestrale” e basta. C’è invece una vera e propria ideologia, un approccio che portiamo nella musica da camera così come nell’orchestra e che mantiene vivo l’entusiasmo e la curiosità.”

A new year for Theresia, across the Alps

By Emilia Campagna - April 4, 2018
Four residencies, thirty-four musicians, six venues and more than two thousand kilometres. Let’s give a look at the numbers and the contents of the new year’s calendar! Our juvenile orchestra, which is sustained by the Foundation iCons, resumes its activities with a renewed organic and with a series of events devoted both to orchestral and […]

Four residencies, thirty-four musicians, six venues and more than two thousand kilometres. Let’s give a look at the numbers and the contents of the new year’s calendar!

Our juvenile orchestra, which is sustained by the Foundation iCons, resumes its activities with a renewed organic and with a series of events devoted both to orchestral and chamber music works.

The new year for Theresia will start with a residency in Cressia, France, from April 23rd to April 28th: Chiara Banchini and  Gaetano Nasillo will lead fourteen string players to explore chamber music works by Joseph Haydn (String Quartet in D major op. 76 n. 5), Luigi Boccherini (String Quintet in D major op. 39 n. 3 G 339) and Giuseppe Maria Cambini (String Quintet in G major n. 23).  It is not the first time that TYO’s musicians are involved in chamber programs: as a matter of fact, playing chamber music is essential to achieve the ability to perform well in an orchestra. The residency will end with a concert, scheduled on 28th Aprile in Dole.

The second project will be entirely orchestral: Claudio Astronio will be the conductor and the residency will be held in Malborghetto from the 1st to the 10th of April. In this second project of 2018, we’ll go back to Joseph Martin Kraus, one of the composers we love the most: the program will include Kraus’ Symphony in c minor VB 142 and Chaconne from “Aeneas i Cartago” VB 23 together with Mozart’s Ouverture from “Le Nozze di Figaro” KV 492 and Symphony n. 35 in D major “Haffner” KV 504. Theresia will perform on the 8th June in Malborghetto and the 9th June in Udine, as a guest of the “Risonanze” Festival.

After the summer the third event will be dedicated again to chamber music, and specifically to wind instruments repertoire: oboist Alfredo Bernardini will lead our musicians exploring works by Wolfgang Amadeus Mozart, Joseph Haydn, Franz Krommer. The residency will take place in Lodi from 13th to 16th September and will end with a concert on 16th September in Lodi.

The last residency of the year will be in Austria, from 1st until 7th of October in the beautiful town of Ossiach. Chiara Banchini will conduct the orchestra performing Symphony n. 26 in c minor G 519 by Luigi Boccherini, Symphony in C major “violino obbligato” VB 138 by Kraus and Symphony n. 59 in A major “Feuer” by Joseph Haydn.

As you can see our schedule is quite rich: stay tuned for more tales about our music and about the places we go and get ready for various interviews with our musicians and conductors!

Hausmusik, a Rovereto il palcoscenico è “di casa”

By Emilia Campagna - February 2, 2018
Tornano le Hausmusik di Theresia: a Rovereto lunedì 12 e sabato 17 febbraio due concerti in case private per un ascolto “sorprendente”

Tornano le Hausmusik di Theresia: a Rovereto due appuntamenti in luoghi “segreti” per un ascolto sorprendente e fuori dal comune. Theresia Youth Orchestra e Fondazione iCons rinnovano la propria collaborazione con il Festival triestino “Wunderkammer” riportando in Trentino, grazie al progetto Hausmusik, gli speciali concerti in case private: una formula che coinvolge i cittadini amanti della musica che per una sera possono trasformare la loro casa in una sala da concerto, avendo come ospiti dei giovani musicisti di talento sul “palcoscenico di casa”.
La particolarità di Hausmusik consiste nel fatto che sul programma online sono indicati data e ora del concerto, nomi dei musicisti, il programma e la città, mentre il dettaglio con l’indicazione dell’indirizzo verrà fornito un paio di giorni prima solo a coloro che si saranno prenotati: questi ultimi riceveranno un invito formale via mail o con comunicazione telefonica. Il luogo esatto rimane dunque “segreto” e rivelato solo a chi si prenota.

Gli amanti della musica per una sera possono trasformare la loro casa in una sala da concerto, avendo come ospiti dei giovani musicisti di talento sul “palcoscenico di casa”.

Il primo appuntamento è in programma per lunedì 12 febbraio, alle ore 20.30, e vedrà protagoniste le giovani musiciste polacche dell’Amalia String Trio, già prime parti dell’orchestra Theresia. Klaudia Matlak al violino, Agnieszka Papierska alla viola e Maria Misiarz al violoncello si sono conosciute grazie al progetto orchestrale Theresia e forti dell’esperienza di insieme hanno deciso di fondare un trio d’archi: il programma che propongono nel concerto roveretano comprende alcune raffinate pagine di raro ascolto e spazia dal francese Hyacinthe Jadin all’olandese Johann Arnold Dahmen all’austriaco Joseph Leopold Eybler, compositori vissuti tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Dopo la data roveretana il tour di Amalia Trio prosegue il giorno dopo a Vojici Grad (Slovenia) e mercoledì 14 a Caorle (Venezia).

Il secondo appuntamento a Rovereto con la Hausmusik è per sabato 17 febbraio (17.30): protagonista sarà l’Ensemble Dionea, formato da Enrico Maronese (voce, clavicimbalum, percussioni), Jung Min Kim (voce, liuto medievale, viella), Federico Rossignoli (recitazione, voce, liuto medievale, percussioni) e Teodora Tommasi (voce, arpa gotica, flauto dolce, percussioni). L’ensemble alternerà letture di composizioni poetiche di Guido Cavalcanti all’esecuzione di pagine strumentali e vocali tratte dal repertorio medioevale e rinascimentale.

Per maggiori informazioni e prenotazioni telefonare al numero 338.6964970 o scrivere all’indirizzo noemi.ancona@icons.foundation

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Con l’Austro Ensemble torna la Gartenmusik

By Emilia Campagna - August 15, 2017
Quattro appuntamenti in giardini e case private per il gruppo nato in seno a Theresia Youth Orchestra e nuovamente ospite della rassegna Gartenmusik

Torna Gartenmusik,rassegna di concerti in giardini e case private, un progetto specialissimo e pressochè unico in Italia promosso dall’associazione triestina Wunderkammer: Theresia – The Art of Patronage e Fondazione iCons sono partner dell’iniziativa, che si apre proprio con una serie di concerti che vedranno protagonista un ensemble nato dall’esperienza di Theresia Youth Orchestra, Austro Ensemble.

Ida Febbraio al flauto, Antonello Cola all’oboe, Juan Josè Molero Ramos al clarinetto, Stefano Sopranzi al fagotto e Alessandro Orlando al corno saranno i protagonisti, giovedì 17 agosto, del primo concerto della rassegna Gartenmusik, la cui particolarità consiste nel fatto che sul programma online sono indicati data e ora, il musicista o la formazione, il programma e la città mentre il dettaglio con l’indicazione dell’indirizzo e del “giardino” verrà fornito un paio di giorni prima dell’evento solo a coloro che prenoteranno: questi ultimi riceveranno un invito formale via mail o con comunicazione telefonica. Il luogo esatto rimane dunque “segreto” e viene rivelato solo a chi si prenota.

Del primo concerto di Austro Ensemble – dal titolo “Les Vents Parisiens” e dedicato a tre autori, attivi tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, Antonin Reicha, Martin Joseph Mengal e François-René Debauer – si sa dunque la città (Bolzano), la data (17 agosto) e l’ora (18.30): l’ensemble nei giorni successivi si sposterà in altri prestigiosi giardini, replicando il concerto il 18 agosto alle 18.30 a Belluno, il 19 agosto alle 20.30 a Rivignano Teor e il 20 agosto alle 18.30 a Sales. Per due delle date, in verità, è prevista un’eccezione, novità dell’edizione 2017: infatti due delle repliche dell’Austro Ensemble si svolgono in giardini di cui è stata già svelata l’identità: il 18 agosto a Belluno, nella casa natale dello scrittore Dino Buzzati, il concerto si svolgerà in collaborazione e grazie all’ospitalità dell’Associazione Culturale Villa Buzzati S.Pellegrino Il Granaio, e il 21 agosto al Castello di Flambruzzo, una delle più belle ville della regione, con il patrocinio del Comune di Rivignano Teor.

Per maggiori informazioni e prenotazioni contattare l’indirizzo info@tybo.org e il numero 338.6964970!

“Il teatro più bello del mondo”. Our places: Teatro Bibiena a Mantova

By Emilia Campagna - May 30, 2017
Theresia suonerà in quello che Leopold Mozart definì "il teatro più bello del mondo": Teatro Bibiena a Mantova

Quando ci suonò il giovane Wolfgang Amadeus Mozart, il 16 gennaio 1770, si doveva sentire ancora profumo di legno nuovo, e di intonaci freschi: il Teatro Scientifico dell’Accademia di Mantova (da tutti conosciuto come Teatro Bibiena, dal nome dell’architetto che lo progettò) era stato completato solo poche settimane prima, e inaugurato il 3 dicembre 1769 con la cantata Virgilio e Manto di Luigi Gatti. Mozart, in viaggio con il padre da Verona a Bologna, vi suonò un lungo programma, conservato dall’Accademia Virgiliana, eseguendo proprie sonate al clavicembalo ed arie, ma soprattutto improvvisazioni su temi che gli vennero sottoposti al momento. Fu un successo per Mozart, non ancora quattordicenne, e anche per il nuovissimo teatro, che da allora è uno dei simboli della città.

Il Teatro è all’interno di un edificio cinquecentesco entro il quale nel 1562 Cesare I Gonzaga aveva fondato l’Accademia degli Invaghiti (poi chiamata Accademia dei Timini), una società musicale nata con lo scopo di diffondere l’amore per la musica come mezzo di diletto e stimolazione delle conoscenze. Nel 1564 era stata favorita da importanti privilegi concessi dal papa e nel 1607 aveva patrocinato la scrittura e la messa in scena dell’opera L’Orfeo di Claudio Monteverdi. L’edificio includeva un piccolo teatro coperto, probabilmente a gradoni, in linea con lo stile dell’epoca. Nel 1767, circa sessant’anni dopo l’inizio della dominazione austriaca, fu proprio l’Accademia dei Timidi a commissionare un nuovo teatro. Fu incaricato Antonio Bibiena, figlio del noto scenografo barocco Ferdinando. Scenografo ed architetto egli stesso, il Bibiena demolì il teatrino cinquecentesco e progettò una scena fissa, alle cui spalle edificò due corridoi sovrapposti a formare un loggiato a due piani. La platea ebbe un disegno a campana, che produce la sensazione di un ambiente circolare. Tutto l’ambiente è finemente decorato: con quattro ordini di palchi, divisi da colonne, quattro nicchie con statue dei mantovani illustri (Gabriele Bertazzolo, Baldassarre Castiglione, Pietro Pomponazzi, Virgilio) ed un generale assetto decorativo che produce una sensazione di movimento.

Nel frattempo il palazzo divenne sede dell’Accademia nazionale virgiliana, fondata nel 1768 da Maria Teresa d’Asburgo imperatrice d’Austria e destinata a “Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere”. l’istituzione era strutturata alla stregua di una scuola universitaria, articolata in differenti discipline e classi, e traeva origine dal secolare filone di sodalizi culturali risalenti alla signoria Gonzaga (come nel caso della Accademia dei Timidi). E’ tuttora attiva ed è la più antica e prestigiosa istituzione culturale esistente in Mantova.

Inizialmente pensato per ospitare riunioni ed esperimenti scientifici pubblici, il Teatro si dimostrò perfetto per la musica, tanto che appunto anche i Mozart, di passaggio da Verona a Bologna, vi si fermarono, con gran soddisfazione di Leopold, che così scriveva alla moglie: “Il 10 siamo partiti da Verona a mezzodì e siamo giunti la sera a Mantova; questo credo di avertelo già scritto. Vorrei che tu avessi visto il luogo dove si è tenuta l`accademia: per la precisione il cosiddetto Theatrino della Accademia Philarmonica. In vita mia non ne ho mai visto uno più bello, di questo genere; e poiché spero tu conserverai con cura tutte le lettere, a suo tempo te lo descriverò. Non è un teatro, bensì una sala con dei palchi, costruita come un teatro d`opera; dove dovrebbe esserci la scena vi è il piano rialzato per la musica, dietro il quale c`è ancora una galleria per gli ascoltatori costruita a palchi. Non ho parole bastanti a descriverti la moltitudine di persone, – le acclamazioni, gli applausi, gli schiamazzi e i Bravo su Bravo, – insomma, l`entusiasmo e l`ammirazione generale mostrati dagli ascoltatori.”

Il concerto di Mozart ebbe tale successo che una nobildonna mantovana, Margherita Sartoretti, volle omaggiare il ragazzo con una poesia. Come racconta Leopold nella stessa lettera “il giorno dopo venne il servitore che ci portò, dentro un bel vaso, un mazzo di fiori di rara bellezza avvolto in nastri rossi, e in mezzo ai nastri vi era una moneta da 4 ducati e sopra la poesia di cui ti invio copia.”

Theresia Youth Orchestra suonerà al Teatro Bibiena sabato 3 giugno alle ore 16 nell’ambito del Festival Trame Sonore: l’orchestra sarà diretta da Claudio Astronio ed eseguirà la Sinfonia K 202 di Mozart e la Sinfonia in re maggiore VB 143 di Kraus.

Our places: Sala di Manto a Palazzo Ducale, Mantova

By Emilia Campagna - May 26, 2017
La Sala di Manto nel Palazzo Ducale di Mantova ospiterà uno dei concerti di Theresia nell'ambito del Festival Trame Sonore: un luogo incantevole che rimanda alle origini del nome della città

Che Theresia abbia suonato in luoghi meravigliosi, particolari e ricchi di storia è un fatto: dal Palazzo del Quirinale al Teatro di Camogli, dove l’orchestra ha fatto la prima residenza del 2017, i nostri musicisti si sono esibiti in sale, chiese, teatri e palazzi tutti con una storia da raccontare. Questa volta, però, è ancora più speciale: Theresia sarà a Mantova per Trame Sonore, un Festival unico nel suo genere che in cinque giorni concentra ben 180 concerti, sparsi nei luoghi più belli della città. L’intero centro di Mantova è un gioiello, un tesoro di meraviglie architettonici che si specchiano nei tre laghi formati dal fiume Mincio.

Il profilo di Mantova specchiata nei Lago di Mezzo

Il profilo di Mantova specchiata nel Lago di Mezzo

In questo e nei prossimi post vi racconteremo le speciali storie dei luoghi in cui suoneremo a Mantova: iniziamo da Palazzo Ducale, un luogo simbolo della città e precisamente dalla Sala di Manto – dove l’orchestra si esibirà due volte, venerdì 2 giugno alle 20.30 e domenica 4 giugno alle 11.30 –  anche perchè nel nome della sala c’è tutta la leggenda che avvolge l’origine della città.

Il labirinto delle sale di Palazzo Ducale

Il labirinto delle sale di Palazzo Ducale

La Corte Nuova del Palazzo Ducale

La Corte Nuova del Palazzo Ducale

La Sala di Manto è all’interno dell’Appartamento Grande di Castello, sulla Corte Nuova, e gli affreschi della sala raccontano la storia della fondazione della città preceduta dall’arrivo in Italia di Manto, leggendaria figlia dell’indovino Tiresia. Negli affreschi attribuiti a Francesco Primaticcio viene quindi raffigurata la nascita della città dovuta al figlio Ocno e altre opere urbanistiche intraprese dai Gonzaga.

Figura mitologica, Manto è figlia dell’indovino tebano Tiresia dal quale aveva ereditato le capacità magiche e divinatorie, ed è ricordata da Virgilio (Eneide X, 198-200) e da Ovidio (Metamorfosi VI, 157 e seguenti). Le vicende narrate nel mito offrono diverse versione delle vicende di questo personaggio: fonti greche narrano che Manto, fuggita da Tebe, si fermò nell’attuale Turchia; altre invece descrivono il suo arrivo, dopo lungo errare, nel territorio, allora completamente palustre, che oggi ospita la città di Mantova.

Manto nel De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio

Manto nel De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio

In questo luogo creò un lago con le sue lacrime; secondo la leggenda queste acque avevano la magica proprietà di conferire capacità profetiche a chi le beveva. Manto avrebbe incontrato e sposato la divinità fluviale Tybris (il Tevere) re dei Toscani, e il loro figlio Ocno (detto anche Bianore) avrebbe fondato una città sulle sponde del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Questa versione mitica della fondazione della città di Mantova è riportata nell’Eneide di Virgilio. Secondo un’altra teoria, Mantova trae l’origine del suo nome da Manth, dio etrusco, signore dei morti del pantheon tirreno.

Il mito della fondazione di Mantova trova spazio anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel XX Canto dell’Inferno, nel quale Dante stesso e la sua guida mantovana Virgilio incontrano gli indovini. Proprio indicando una di queste anime, Virgilio descrive i dintorni della città, il Lago di Garda ed il corso del Mincio che si tuffa nel Po a Governolo per affermare, riferendosi alla leggenda dell’indovina Manto:

« Fer la città sovra quell’ossa morte;
e per colei che ‘l loco prima elesse,
Mantüa l’appellar sanz’altra sorte »
(Dante Alighieri, Divina Commedia-XX Canto dell’Inferno.)

L’immenso palazzo Ducale, la cui costruzione avvenne in epoche successive e a un primo sguardo può apparire labirintico, svela alcuni dei tesori artistici di importanza e bellezza assoluta che testimoniano i fasti rinascimentali della città, dalla famosissima “Camera degli sposi” alla Galleria dei Fiumi, con opere di Tiziano, Mantegna, Pisanello. Non è questa la sede per addentrarci in una descrizione degli immensi tesori del Palazzo, ma vi lasciamo con una curiosità: in una delle sale si trova anche un ritratto dell’imperatrice Maria Teresia d’Austria, da bravi theresiani vi invitiamo a cercarlo!

Il ritratto di Maria Teresa d'Austria a Palazzo Ducale

Il ritratto di Maria Teresa d’Austria a Palazzo Ducale

Josef Mysliveček, una nuova perla nel repertorio di Theresia

By Emilia Campagna - May 23, 2017
La Sinfonia in La maggiore di Myslivecek accanto a pagine di Mozart e Kraus nei concerti mantovani di Theresia Ogni nuova produzione di Theresia è l’occasione per allargare il repertorio: in un’orchestra di formazione come TYO, l’approfondimento di pagine già eseguite va di pari passo con lo studio di musiche sempre nuove, così da ampliare […]

La Sinfonia in La maggiore di Myslivecek accanto a pagine di Mozart e Kraus nei concerti mantovani di Theresia

Ogni nuova produzione di Theresia è l’occasione per allargare il repertorio: in un’orchestra di formazione come TYO, l’approfondimento di pagine già eseguite va di pari passo con lo studio di musiche sempre nuove, così da ampliare sempre di più lo sguardo sul mondo sinfonico del Secondo Settecento. Nel lavoro condotto da Claudio Astronio, direttore di TYO fin dalla sua fondazione, uno speciale approfondimento è stato dato, accanto a Mozart, al poco conosciuto ma entusiasmante Joseph Martin Kraus: nello stage mantovano che attende Theresia – in concerto per il Festival Trame Sonore dall’1 al 4 giugno – questo binomio ritorna, ma accanto Kraus e Mozart spunta il nome di Josef Mysliveček, di cui è in programma la Sinfonia in La Maggiore.

Josef Myslivecek, nato a Praga nel 1737 e morto a Roma nel 1781, diede un contributo considerevole alla formazione del linguaggio classico: molto attivo come sinfonista ma soprattutto come compositore di opera, fu un modello importante, e un amico sincero, per il più giovane Mozart. I due si conobbero a Bologna nel 1770 e si frequentarono nel 1773 a Milano durante il soggiorno italiano di Mozart: pare anche il padre Leopold in quell’occasione ritardò il rientro a Salisburgo, sfidando le ire dell’arcivescovo, proprio per approfittare dei consigli e degli insegnamenti che Myslivecek poteva dare al giovane Wolfgang, allora quattordicenne. L’influenza di Myslivecek su Mozart è evidente nei lavori giovanili del Salisburghese, in particolare nei concerti per violino e nel dramma in musica “Il re Pastore” composti nel 1775. I rapporti tra Myslivecek e Mozart furono stretti anche negli anni a venire: i due compositori di rividero nel 1777 a Monaco, in occasione di uno dei pochi viaggi di Myslivecek fuori dall’Italia. Il compositore ceco si era infatti trasferito in Italia nel 1763 e qui operò mantentenendo la propria indipendenza e non legandosi a nessun committente o datore di lavoro: acclamato compositore di opere, è considerato uno dei maggiori esponenti dell’opera seria italiana. I suoi lavori vennero rappresentati con successo nei maggiori teatri d’Italia ma la sua fama si diffuse presto all’estero, con riprese delle sue opere a Vienna, Praga e Monaco. Myslivecek evitò di legarsi ad un impiego fisso – come poi farà Mozart liberandosi dal servizio presso l’Arcivescovo di Salisburgo – e si mantenne con il proprio lavoro, tra composizione e insegnamento, aiutato da qualche generoso ammiratore: tuttavia, finanziariamente irresposabile, quando morì a Roma nel 1781 era completamente in rovina.

La Sinfonia in La maggiore di Myslivecek sarà in programma nei primi due concerti della residenza mantovana; sabato e domenica, torna centrale il binomio Kraus-Mozart, con le Sinfonie K 200 e K 201 di Mozart e, di Kraus, la Sinfonia in re maggiore VB143 e l’Ouverture da “Proserpin” VB 19

IL PROGRAMMA DEI PROSSIMI CONCERTI

Theresia Youth Orchestra
Claudio Astronio direttore

Giovedì 1 giugno, Ore 9 e 10.30
Palazzo della Ragione

“Musica per tutti (i sensi)” – Viaggio interattivo nelle meraviglie della musica per orecchie giovani
J. Myslivecek (1737-1781) Sinfonia in la maggiore
W. A. Mozart (1756-1791) Sinfonia n. 30 in re maggiore K 202

Venerdì 2 giugno, Ore 20.30
Palazzo Ducale, Sala di Manto

J. Myslivecek (1737-1781) Sinfonia in la maggiore
J.M. Kraus (1756-1792) Sinfonia in mib maggiore VB144

Sabato 3 giugno, Ore 16
Teatro Bibiena

W.A. Mozart (1756-1791) Sinfonia n. 30 in re maggiore K 202
J.M. Kraus (1756-1792) Sinfonia in re maggiore VB 143

Domenica 4 giugno, Ore 11.30
Palazzo Ducale, Sala di Manto

J. M. Kraus (1756-1792) Proserpin Ouverture
W. A. Mozart (1756-1791) Sinfonia n. 29 in la maggiore K 201

Theresia al Bologna Festival, un palcoscenico prestigioso

By Emilia Campagna - May 13, 2017
Dopo lo stage e il concerto a Camogli, l'orchestra si esibisce al Bologna Festival

Il primo stage dell’anno porta Theresia Youth Orchestra su un palcoscenico prestigioso, quello del Bologna Festival: mercoledì 17 maggio al Teatro Manzoni l’orchestra sarà diretta da Chiara Banchini nel concerto che conclude lo stage, che per la prima volta si è svolto in residenza a Camogli, nel ritrovato e rinnovato Teatro Sociale.

Il programma è un ricco viaggio nel sinfonismo di Franz Joseph Haydn e Luigi Boccherini, un classicismo che già si tinge di colori beethoveniani, ben distante dagli stereotipi galanti che talvolta accompagnano i nomi dei due compositori: apre il programma l’Ouverture dall’opera “Armida” che Haydn compose nel 1783, e dello stesso Haydn poi sarà eseguita la Sinfonia n. 89 in Fa maggiore, una partitura che riserva un ruolo di particolare rilievo ai fiati. La seconda parte del concerto è tutta dedicata a Boccherini, con la breve e celebre Ouverture in re maggiore (1790) e la meravigliosa Sinfonia n. 27 in re maggiore G520, composta nel 1789, opera di grande interesse e dai contenuti strutturali e narrativi moderni e sperimentali.

Il Bologna Festival è una delle più importanti manifestazioni concertistiche del panorama nazionale: nato nel 1982, in trentacinque anni di attività ha organizzato centinaia di concerti ospitando in città gli esponenti più rilevanti del grande concertismo internazionale; in questa stagione, partita il 19 marzo con un concerto cameristico di Martha Argerich, il Bologna Festival ospita Andras Schiff, la Mahler Chamber Orchestra diretta da Daniele Gatti, il Collegium Vocale Gent. Al cartellone principale (“Grandi interpreti”) nel quale è inserito anche il concerto di Theresia, si affianca una programmazione dedicata ai “Nuovi Talenti” e il cartellone “Il Nuovo, l’Antico” in cui la direzione artistica di Mario Messinis ha voluto accostare l’esecuzione filologica del repertorio preclassico alle più recenti tendenze della musica contemporanea.

Sin dagli esordi Bologna Festival si è caratterizzato come una realtà sostenuta principalmente dal finanziamento dei privati. Le sovvenzioni pubbliche da parte di Ministero, Regione, e Comune incidono per circa il 25-30% nel bilancio totale delle entrate. L’apporto dei sostenitori privati è attorno al 30% delle entrate complessive, come pure gli incassi di biglietteria.

Il concerto di Theresia si terrà nell’Auditorium del Teatro Manzoni, edificio nato come cinema e teatro a Bologna nel 1933. Il palazzo, in pieno stile Liberty, fu costruito in pieno centro storico a poca distanza da piazza Maggiore. Il suo puro stile art nouveau, rappresentato dalle facciate esterne e dai decori e affreschi interni, fu interamente mantenuto e rispettato nel radicale restauro avvenuto nel 2003, ed è oggi a Bologna una delle sale più importanti per la musica e il teatro.

Our places: Teatro Sociale di Camogli

By Emilia Campagna - May 10, 2017
Storia di un miracolo ligure: Nicola Costa ci racconta il Teatro Sociale di Camogli, dove Theresia terrà il concerto del 16 maggio

La residenza di Theresia a Camogli sarà nel segno di un doppio incanto: quello del bellissimo borgo ligure, sospeso tra il mare e i profumati boschi del promontorio di Portofino, e l’incanto del Teatro Sociale, gioiello ottocentesco riportato in vita dopo una chiusura e una decadenza più che ventennale. “Un vero e proprio miracolo” lo definisce Nicola Costa, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Sociale di Camogli e protagonista fin dalle prime fasi di uno straordinario processo che nella convergenza di pubblico e privato ha trovato le risorse – finanziarie e umane – per riaprire il luogo simbolo della cultura in città.
Proprio Nicola Costa ci racconta la storia e le vicende del Teatro: “E’ una storia particolare: il Teatro fu costruito negli anni Settanta dell’’800 per iniziativa totalmente privata; a quel tempo Camogli, pur essendo un piccolo borgo era il centro della marineria italiana. Si navigava ancora a vela e qui c’erano i principali armatori, con una grande concentrazione di attività. Fu un periodo di grandissima prosperità, e a Camogli vivevano personaggi abbienti, capitani di navi ed emigrati di ritorno che avevano portato ricchezza in città. In quel clima di grande benessere, sessanta famiglie camogline si consorziarono e costruirono a loro spese uno splendido teatro all’italiana, con 200 posti in platea e 300 nei quattro ordini di palchi, su progetto di Salvatore Bruno, lo stesso architetto che realizzò il Teatro Modena a Genova Sanpierdarena. Purtroppo la prosperità di Camogli non durò a lungo: nei primi anni del XX secolo vi fu un crollo, dovuto al passaggio alla navigazione a vapore, passaggio che gli armatori camoglini non seppero cogliere.”

Cosa successe allora al teatro?

“Vicende le più varie, con interventi di restauro negli anni Venti e una decadenza accentuata dopo la Seconda Guerra Mondiale, finché negli anni ’80 il teatro fu chiuso. Verso la fine degli anni ‘90 del secolo scorso ci furono le prime iniziative per riaprirlo, ma si scontrarono con mille difficoltà; nel 2002, durante il mio ultimo anno come Sovrintendente al Teatro Carlo Felice di Genova, fui coinvolto nel progetto di riapertura e nel 2004 venne istituita la Fondazione Teatro Sociale di Camogli. Una delle prime difficoltà da superare fu convincere i “palchettisti”, ovvero gli eredi delle famiglie che avevano costruito il Teatro, a cedere in comodato gratuito le loro quote di proprietà alla Fondazione: fu difficile perché nessuno credeva al progetto, anche perché la Fondazione era nata dal nulla ed era senza mezzi. Nei primi anni abbiamo fatto un grandissimo lavoro per reperire i fondi, e nel corso degli anni il lavoro è andato avanti: abbiamo avuto il sostegno della Regione e della Cassa di Risparmio di Genova che hanno contribuito per l’80% della spesa complessiva, di circa 7 milioni di Euro; accanto a loro naturalmente anche i Comuni di Camogli, Recco ed altri comuni limitrofi.”

C’è stata anche la partecipazione di privati?


“Sì, in particolare si è costituita l’associazione “100 famiglie” composta da cittadini di camogli, tra cui anche i ‘palchettisti’.”

Uno straordinario processo che nella convergenza di pubblico e privato ha trovato le risorse – finanziarie e umane – per riaprire il luogo simbolo della cultura in città

Il Teatro ha riaperto da pochissimi mesi: è cambiato qualcosa a Camogli ora che la città ha di nuovo il proprio teatro?

“Sicuramente è cambiato molto: c’è un vero e proprio fermento culturale che si è innestato sul terreno del Festival della Comunicazione, fondato qua tre anni fa da Umberto Eco. Si sono moltiplicate le iniziative e il Sociale è un luogo vivo, basti pensare che i corsi della locale scuola di musica sono stati spostati all’interno del teatro. e poi pensiamo anche al fatto che a Camogli non c’è un’altra sala da concerto: prima della riapertura del teatro la musica si faceva o nelle chiese o nell’unico albergo della città che ha un’ampia sala, utilizzata anche per convegni e altre manifestazioni.”

Che tipo di programmazione c’è al Sociale?

“Una programmazione molto diversificata, curata per la direzione artistica da Maria De Barbieri e realizzata in collaborazione con altre realtà: per la parte musicale c’è una forte relazione con la GOG, la Giovine Orchestra Giovanile, la più importante società di concerti ligure, con una storia di più di cent’anni alle spalle, e con il Teatro Carlo Fenice che ha portato qua a Camogli i propri ensemble. E naturalmente con il “Gruppo Promozione Musicale” di Camogli, un’associazione cui fa capo anche la locale Scuola di Musica. Per la prosa quest’anno abbiamo invitato i principali teatri genovesi a portare a Camogli una o due delle loro produzioni a costi per noi accessibili, e abbiamo avuto la risposta positiva dal Teatro Stabile, dal Teatro della Tosse e dal Teatro di Voltri.”

Che tipo di pubblico frequenta il Teatro?

“Abbiamo una parte di programmazione più generalista rivolta principalmente ai camoglini, ma in molti casi il pubblico arriva dai comuni limitrofi, e anche da Genova: la prosa e la musica incidono su un comprensorio che va da Nervi a Chiavari, un comprensorio nel quale non ci sono altri teatri della dimensione del Sociale.”

È la prima volta che a Camogli si ospita la residenza di un’orchestra ma io ho avuto in mente la possibilità di realizzare qualcosa del genere da sempre

Theresia Youth Orchestra sarà in residenza a Camogli per una settimana: cosa rappresenta questo per il Teatro Sociale?
“Questa è una splendida opportunità: è la prima volta che a Camogli si ospita la residenza di un’orchestra ma io ho avuto in mente la possibilità di realizzare qualcosa del genere da sempre. Il Teatro è un gioiello di acustica che tutti ci ammirano e la città di Camogli è un luogo delizioso, ideale per coniugare la serietà del lavoro d’orchestra con il piacere di un soggiorno in un posto così bello.”

Tra Haydn e Boccherini, sinfonismo maturo per Theresia

By Emilia Campagna - May 6, 2017
Theresia Youth Orchestra sarà a Camogli e a Bologna con un programma dedicato ad Haydn e Boccherini

Chiara Banchini torna a dirigere Theresia in un programma che esplora il sinfonismo classico in pagine di Franz Joseph Haydn e Luigi Boccherini, due compositori cui la violinista e direttrice ha dedicato grande spazio di approfondimento nel suo lavoro di questi anni con l’orchestra.

La prima parte del concerto è dedicata a due composizioni di Haydn: in apertura, l’Ouverture da “Armida”, un’opera che Haydn compose tra il 1783 e il 1784 su un libretto basato sulla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. L’opera ebbe grande successo all’epoca (ben 54 le repliche nella sola Esterhaza e poi riprese a Budapest, Vienna, Torino, Pressburg) per essere poi dimenticata: la prima esecuzione moderna ha avuto luogo nel 1968 a Colonia. In “Armida” Haydn accoglie i principi e i metodi di Gluck, e l’Ouverture è una sorta di summa musicale dell’intera opera. La Sinfonia n. 89 in Fa maggiore è di pochi anni successiva: fu composta nel 1787, e il secondo e quarto movimento sono basati su un concerto per ghironda che Haydn aveva scritto l’anno prima, assieme ad altri quattro per lo stesso strumento, per il re Ferdinando V di Napoli. Già in un primo momento Haydn aveva trascritto la parte solistica per flauto e oboe, in modo che i concerti potessero avere una ciruitazione maggiore ed essere eseguiti da altre orchestre; ulteriori adattamenti portarono alla versione sinfonica in cui comunque il ruolo dei fiati è particolarmente rilevante.

Il tardo sinfonismo di Boccherini è ben rappresentato dalla breve Ouverture in re maggiore (1790), una delle sue opere orchestrali più famose, e dalla meravigliosa Sinfonia n. 27 in re maggiore G520, scritta per il Re di Prussia Federico Guglielmo II nel 1789. Un’opera, quest’ultima, di grande interesse e dai contenuti strutturali e narrativi moderni e sperimentali, soprattutto nel Presto finale, che curiosamente ritroveremo dieci anni dopo nelle prime opere sinfoniche di Beethoven.

Come spiega il direttore artistico Mario Martinoli, “potremmo dire che questo è un programma “beethoveniano” anche in assenza di Beethoven: sia Haydn che Boccherini sono interpreti di un sinfonismo che va oltre gli stilemi settecenteschi, un sinfonismo diverso e più strutturato in particolare nell’uso dei fiati; è già un alludere a uno stile che possiamo quindi definire beethoveniano. Nell’immaginario comune Haydn e Boccherini vengono associati allo stile galante (nel caso di Boccherini anche per “colpa” del Minuetto), in realtà vanno ben oltre a questo, e nel lavoro di questi anni con l’orchestra Chiara Banchini ci ha permesso di esplorare proprio queste zone di grande complessità e interesse.”

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