Maria Cosway, protagonista del proprio tempo

By Emilia Campagna - September 15, 2018
La Fondazione che a Lodi ospita il concerto dei Fiati di Theresia è intitolata a Maria Cosway, donna dai molti talenti, protagonista vivace degli stessi decenni il cui repertorio musicale sta al cuore dell'attività della nostra orchestra.

La Fondazione che a Lodi ospita il concerto dei Fiati di Theresia è intitolata a Maria Cosway, donna dai molti talenti, protagonista vivace degli stessi decenni il cui repertorio musicale sta al cuore dell’attività della nostra orchestra.

Maria Cosway nacque a Firenze nel 1760, con il nome di Maria Luisa Caterina Cecilia Hadfield, da genitori inglesi che in città possedevano un albergo. Dimostrò fin da giovanissima una forte predisposizione per la pittura e per la musica; suonava l’arpa e l’organo, e la famiglia la mandò a studiare a Roma per due anni; al suo ritorno a Firenze nel 1778, dunque appena diciottenne, fu nominata socia dell’Accademia Fiorentina di Belle Arti.

Solo un anno dopo il padre venne a mancare, e la famiglia si trasferì a Londra: di lì a pochi mesi Maria si sposò, ancora minorenne, con il pittore e miniaturista Richard Cosway, autore del bel ritratto di copertina di questo articolo. Tra il 1781 e il 1789 espose trentuno dipinti alla Royal Academy di Londra, a conferma di un talento indiscusso. Tuttavia, “Maria pittrice fu bloccata nei suoi intenti di affermarsi pittrice indipendente, in quanto il marito, Richard Cosway, ne limitò il potenziale, proibendole pure di vendere i quadri.”[1].

Anche come musicista, la sua attività restò relegata ad un contesto non professionale, che sarebbe stato giudicato inadatto per una donna di elevato ceto sociale. Ciononostante, alcune sue composizioni vennero pubblicate in forma anonima. Una composizione di Maria, Songs and Duets, fu inviata a Jefferson subito dopo il suo ritorno in USA da Parigi. Copie della composizione si trovano presso la New York Performing Arts Library, la Biblioteca Nazionale di Parigi e a Monticello, in Virginia. Gran parte della sua attività musicale si svolse all’interno dei “Grandi concerti”, che si tenevano nella sua casa londinese.

E’ oggi ricordata suprattutto per la sua instancabile attività in campo pedagogico: nel 1803 aprì un collegio femminile a Lione e successivamente a Lodi, affidandosi all’ordine delle Dame Inglesi per curarne la gestione.

In vita ebbe importanti relazioni, e sicuramente la più “chiacchierata” è quella con Thomas Jefferson, tra gli autori della Dichiarazione d’Indipendenza e tra i primi Presidenti degli Stati Uniti d’America. I due intrattennero uno scambio epistolare durato 50 anni: si erano conosciuti durante gli anni in cui Jefferson svolse attività diplomatica in Europa, tra il 1784 e il 1789. Proprio in questi primi anni di conoscenza Jefferson scrisse a Maria un’appassionata lettera, dal titolo “My heart and my head”, sorta di dialogo fra la voce razionale della mente e quella sentimentale ed appassionata del cuore, in cui molti hanno visto la prova indiscussa di una relazione amorosa. Tuttavia, come scrive Tino Gipponi nel suo volume “Maria e Richard Cosway”, “Questa vicenda é stata romanticamente enfatizzata e sulla esatta relazione fra Maria e Jefferson, fuori da ogni speculazione sentimentale, occorre doverosamente essere cauti. Nessuno vuole escludere l’aspetto attrattivo che poté coinvolgere i due personaggi, il reciproco fascino e gli interessi elettivi fra persone colte, ma in mancanza di sicuri maggiori accertamenti é opportuna la sospensione del giudizio […] Inoltre non resta traccia di questo rapporto e neppure nel dettagliato diario di un intermediario in prima persona quale era stato Trumbull se non nella testimonianza dell’innamorato ministro americano con il suo “Dialogue between my Head and my Heart”.”

Anche ridimensionando l’aspetto romanzesco della relazione con Jefferson, la figura di Maria Cosway rimane estremamente affascinante: “Questa inglesina bionda, dai grandi occhi blu, ha navigato con amabilità e perizia nel mondo tempestoso del suo tempo, agitato da grandi, sconvolgenti mutazioni: e l’ha fatto da viaggiatrice esperta – secondo l’uso inglese – da Firenze, suo luogo natale, all’Inghilterra, sua vera patria; dalla Francia “illuminata” e rivoluzionaria – giacobina prima e napoleonica poi – all’Austria della Restaurazione, sino all’approdo in età matura a Lodi, quella più piccola delle città, dove dimostra appieno le sue doti di educatrice, già sperimentate a Lione, aprendo un collegio laico per giovinette che si trasformerà poi – vivente ancora la fondatrice – nell’Istituto religioso delle Dame Inglesi”.[2]

Maria Cosway in un autoritratto


[1] in “Maria e Richard Cosway”, a cura di Tino Gipponi, Umberto Allemandi & C., Torino 1998

[2] Dalla premessa di Age Bassi al volume di E. Cazzulani e A. Stroppa, “Mary Hadfield Cosway. Biografia, diari e scritti della fondatrice del Collegio delle Dame Inglesi in Lodi”, L’Immagine, Lodi, 1989)

Theresia e la “Lira di Orfeo”, una collaborazione virtuosa

By Emilia Campagna - September 12, 2018
Il concerto dei Fiati di Theresia in programma domenica 16 settembre a Lodi inaugura una nuova collaborazione, quella con l'Associazione "Lira di Orfeo", che ha sede proprio in città. Abbiamo chiesto al suo direttore artistico, il controtenore Raffaele Pe, di presentarci la sua attività.

Il concerto dei Fiati di Theresia in programma domenica 16 settembre a Lodi inaugura una nuova collaborazione, quella con l’Associazione “Lira di Orfeo”, che ha sede proprio in città. Abbiamo chiesto al suo direttore artistico, il controtenore Raffaele Pe, di presentarci la sua attività.

Raffaele Pe

Da quando esiste l’associazione “La Lira d’Orfeo”?

“La Lira di Orfeo è prima di tutto l’ensemble barocco con cui mi esibisco in recital e con cui propongo le mie ricerche musicali. Il gruppo è nato nel 2014 in concomitanza dell’uscita del mio omonimo primo disco solista, presentato con questo titolo solo in Inghilterra (The Medici Castrato per Europa e US). Un primo gruppo di musicisti incontrati nel mio percorso artistico si sono avvicinati alla mia ricerca con entusiasmo e si sono poi coesi definitivamente nel 2015 con la formazione della residenza artistica permanente presso la Sala della Musica della Fondazione Maria Cosway di Lodi. Intorno alle sessioni di prova, alle registrazioni e alle occasionali performance si è poi creato un pubblico di sostenitori che ci seguono in tutte le nostre avventure musicali. Abbiamo così dato vita a un’associazione a sostegno dell’ensemble e dei progetti musicali che ci piace ospitare durante la stagione.”

Che tipo di programmazione fate?

“La nostra è una stagione musicale un po’ sui generis in quanto gli eventi musicali (in numero da 5 a 7 tra settembre e giugno) sono fortemente legati ai temi che l’ensemble affronta ogni anno nei suoi programmi e nelle sue attività. I musicisti ospitati sono chiamati a dialogare con noi intorno a queste ricerche esibendo nelle performance o nei seminari i loro studi. Ad esempio negli anni scorsi abbiamo avuto un focus sul Seicento e l’opera veneziana con La Venexiana e la viola d’amore di Valerio Losito, poi il progetto sul barocco sacro chiamato Sacrae Historiae con la commissione a Alessandro Ciccolini di un nuovo Stabat Mater e la presenza del Coro d’Arcadia e di Maria Cristina Kiehr tra gli interpreti, e poi il grande lavoro di catalogazione e riscoperta dell’archivio musicale di Maria Cosway custodito nella Fondazione che ci ospita a cui seguirà presto una serie di incisioni discografiche dedicate.
Quest’anno particolare cura sarà data a progetti musicali formativi di alta specializzazione, proprio come quello di Theresia Youth Orchestra o della rete Europea Eeemerging che saranno ospiti nella Sala della Musica nei prossimi mesi.”

Come avete scelto questo nome?

“La mia passione per il mito di Orfeo ha probabilmente qualcosa di atavico e, tra l’altro, l’Orfeo di Monteverdi è stato tra i miei primissimi incontri con il mondo dell’opera. Mi piaceva pensare che il gruppo di musicisti e di persone che hanno accompagnato e che accompagneranno il mio percorso fossero come la lira del cantore di Tracia, una compagnia fedele, complice, sempre espressiva, in una simbiosi ideale tra canto, strumento e vita.”

Che rapporto avete con la città di Lodi? Quanta parte della vostra attività si svolge a Lodi?

“Dobbiamo molto alla città di Lodi e al suo calorosissimo pubblico, ma soprattutto alla Fondazione Maria Cosway che ha creduto nella nostra missione artistica e ci ha proposta dal 2015 di curare la vita musicale della Sala della Musica all’insegna della qualità e della ricerca. Tutti i nostri programmi e registrazioni vengono realizzati a Lodi prima di partire per il mondo. Ogni occasione di ritrovo si traduce poi in un invito aperto alla città che sempre risponde con entusiasmo. Potremmo dire che la metà del lavoro dell’ensemble accade proprio qui.”

Lei ha una carriera internazionale come controtenore, come coniuga il suo impegno concertistico con quello di direttore artistico?

“Non è facile. Però i numerosi viaggi che mi trovo a affrontare mi permettono di conoscere sempre nuove realtà attive nella produzione musicale, ma soprattutto nuovi artisti. Gli incontri sul palcoscenico a volte possono essere fatali (!) e trasformarsi in forti amicizie fondate sulla voglia di condividere ancora il piacere di fare musica assieme. In questa rete globale di eventi musicali e performance spesso quello che manca agli artisti è proprio la possibilità di frequentarsi al di là delle stagioni concertistiche e delle programmazioni teatrali. Lodi è un luogo incantevole e discreto per far accadere questi incontri e magari ritrovarsi a registrare o esibirsi insieme nel suo bellissimo centro storico.”

Come vede la presenza a Lodi di un progetto musicale (ma non solo) come quello di Theresia Youth Orchestra?

“Credo sia una grande fortuna per la città ospitare una realtà così virtuosa e sono lieto che TYO abbia accettato il nostro invito. L’alta formazione delle nuove generazioni è un bene primario per la nostra crescita culturale. Inoltre l’arrivo a Lodi di un numero così cospicuo di giovani musicisti da tutto il mondo non potrà che consolidare e sviluppare verso nuovi orizzonti il già felice rapporto tra i lodigiani e la musica. TYO è un nuovo elemento di orgoglio per immaginare nel futuro la città come un riferimento nella geografia della produzione culturale del nostro Paese.”

I fiati di Theresia in concerto

By Emilia Campagna - September 11, 2018
Esplorare il repertorio del Settecento è una meravigliosa avventura: chi ha la curiosità di non fermarsi ai nomi più noti (Mozart, Haydn, Boccherini) ha la fortuna di scoprire un repertorio apparentemente inesauribile, frutto della creatività di compositori estremamente prolifici, che in vita ebbero grande successo presso le corti europee. E’ il caso di Antonio Rosetti, […]

Esplorare il repertorio del Settecento è una meravigliosa avventura: chi ha la curiosità di non fermarsi ai nomi più noti (Mozart, Haydn, Boccherini) ha la fortuna di scoprire un repertorio apparentemente inesauribile, frutto della creatività di compositori estremamente prolifici, che in vita ebbero grande successo presso le corti europee.

E’ il caso di Antonio Rosetti, all’anagrafe František Antonín Rössler, compositore ceco vissuto tra il 1750 e il 1792, nato quindi pochi anni prima di Mozart e morto un anno dopo. Destinato inizialmente al sacerdozio, entrò prima come contrabbassista nella cappella di corte del principe Kraft Ernst von Oettingen-Wallerstein, vicino ad Augusta; l’anno successivo vi diventò ufficialmente musicista di corte. Nel 1776, in occasione della morte della moglie del suo patrono, Rosetti compose e fece eseguire un Requiem. Nel 1781 viaggiò a Parigi, dove le sue composizioni, eseguite dalle migliori orchestre della città, fra i cui i famosi Concert Spirituel, ebbero molto successo. Nel maggio del 1782 tornò a Wallerstein e nel 1785 vi divenne Kapellmeister, succedendo a Joseph Reicha; nel 1789 diventò Kapellmeister di Federico Francesco I, duca del Meclemburgo-Schwerin a Ludwigslust. Qui la crescita della sua reputazione gli permise di ottenere importanti commissioni. Il 14 dicembre 1791 per commemorare la morte di Wolfgang Amadeus Mozart ridiede il suo Requiem del 1776. Nella primavera del 1792 si ammalò gravemente e il 30 giugno morì.
Compose molta musica strumentale, tra cui sinfonie e concerti: è particolarmente rinomato quello per corno, che secondo H. C. Robbins Landon fu preso a modello da Mozart per la composizione dei suoi quattro concerti per corno.

Franz Danzi nacque qualche anno dopo, nel 1763, e visse più a lungo: morì nel 1826 e dunque ebbe l’opportunità di affacciarsi su un mondo che velocemente andava cambiando e in cui anche i rapporti di committenza e la relazione tra compositori e pubblico si trasformarono profondamente. Figlio d’arte (il padre era il Innocenzo Danzi), la sua carriera attraversa la transizione fra classicismo musicale ed il primo periodo romantico. Da giovane conobbe Wolfgang Amadeus Mozart, compositore del quale egli aveva grande stima e considerazione; Danzi fu anche contemporaneo di Ludwig van Beethoven, nei riguardi del quale aveva impressioni contrastanti; egli fu infine mentore del giovane Carl Maria von Weber. Formato a Mannheim, girò l’Europa e fu kappelmeister a Monaco e Stoccarda. La sua musica copre quasi tutti i generi nell’ambito sinfonico e cameristico e oggi è ricordato soprattutto per i suoi Quintetti per fiati.

A entrambi gli autori è dedicato il concerto che domenica 16 settembre concluderà uno stage per soli fiati condotto da Paolo e Alberto Grazzi: lo stage residenziale, una delle “Accademie” del 2018, è l’occasione per un lavoro di “sezione” che permetterà ai nostri musicisti di perfezionarsi ulteriormente e di migliorare, attraverso l’esperienza cameristica, le loro prestazioni in orchestra.
Di Danzi verranno eseguiti i due Quintetti op. 56, entrambi composti nel 1821, e di Rosetti la Partita in fa maggiore B18 “pour la Chasse” (1785). Il concerto è in programma domenica 16 settembre alle ore 18.30 presso la Sala della Musica della Fondazione Maria Cosway edè inserito nella stagione “I Concerti della Cosway” promossa dall’associazione “La Lira di Orfeo”.

Meet Theresia: Eva Ivanova-Dyatlova

By Emilia Campagna - June 15, 2018
Intervista con Eva Ivanova-Dyatlova, flautista barocca da quest'anno tra le fila di Theresia

Si dice che nulla succeda per caso: soprattutto gli errori. A Eva Ivanova-Dyatlova è bastato un modulo di iscrizione sbagliato per prendere la strada del flauto barocco. Russa, 27 anni, ha iniziato a studiare il flauto moderno a Mosca, la sua città natale, e a 17 anni ha iniziato a interessarsi di flauto barocco: “Ne comprai uno e iniziai a suonare con un amico clavicembalista: a Mosca non avevo trovato un insegnante che mi aiutasse a studiare sullo strumento antico, e così la cosa rimase una specie di hobby. Del resto a Mosca pochissimi suonano barocco, non fa particolarmente parte della tradizione, più improntata al Romanticismo.”
Flautista moderna con l’hobby del barocco, Eva dopo il diploma a Mosca sceglie Trossingen per continuare gli studi e ottenere un bachelor: inizia nel 2011, col flauto moderno. Il flauto barocco continua ad essere un grande piacere: “Lo trovavo più facile, meno stressante, e a un certo punto decisi di provare un workshop: il modulo che compilai per l’iscrizione, però, era quello del bachelor, e dal 2012 mi sono trovata a frequentarne quindi due! Quindi, oltre alle lezioni di flauto, ho studiato teoria musicale due volte, ho imparato sia pianoforte sia clavicembalo e suonavo nelle due orchestre del Conservatorio, che a volte avevano il concerto lo stesso giorno! Un incubo.”
E adesso? “Nel 2015 ho concluso il bachelor in flauto moderno, un paio di anni dopo quello in barocco. Ora continuo solo con il flauto barocco: non rimpiango lo strumento di metallo, con il legno mi trovo molto meglio! Però non ho perso l’abitudine di fare due corsi al posto di uno: adesso sto frequentando un master in musica da camera a Trossingen e continuo a perfezionare lo studio dello strumento al Mozarteum di Salisburgo.”
Accanto allo studio riesci a coltivare un’attività professionale? “Vivo a Monaco dove insegno e dove ho un trio che suona repertorio classico. E assieme a un amico organizzo un festival a Karlsruhe in cui eseguono compositori della zona, dal barocco alla contemporanea.”
Cosa ti ha dato questa prima esperienza con Theresia? “E’ stata molto bella, e mi ha fatto scoprire Kraus: è grande musica! Ora voglio approfondire quest’autore e vedere se ha scritto musica da camera che potrei suonare con il mio gruppo.”

Meet Theresia: Marcello Trinchero

By Emilia Campagna - June 14, 2018
Tra le new entry di Theresia c'è Marcello Trinchero, prima tromba nella nostra orchestra

Non è mai troppo presto per scoprire la musica barocca: Marcello Trinchero, 22 anni, prima tromba in Theresia, si è innamorato della tromba naturale a 6 anni. “A cinque ho iniziato a suonare la tromba, naturalmente quella moderna. Un anno dopo qualcuno mi regalò dei dischi di Gardiner e Koopman: fu una folgorazione. Entrambi erano dedicati a Bach (Oratorio di Natale e Cantata n. 51) e io sentii questo suono particolarissimo, una tromba come non l’avevo mai sentita. Ricordo che cercai di ricrearlo con la mia tromba, ma un po’ perché ero troppo piccolo, un po’ perché lo strumento non era quello giusto, non ci riuscivo.” Per mettere le mani su una vera tromba naturale Marcello ha dovuto aspettare un po’: nato e cresciuto a Trino Vercellese, “negli anni mi capitava spesso di incontrare il nome di Gabriele Cassone nei dischi che compravo ed ascoltavo: a un certo punto ho scoperto che abitava e insegnava a 50 chilometri da casa mia! E dopo la maturità mi sono iscritto al Conservatorio di Novara per studiare con lui: adesso sto concludendo il primo ciclo accademico in tromba naturale.”

Come è stato l’approccio allo strumento antico e cosa ti ha dato in più questo percorso di studi in Conservatorio? “Ho sviluppato una vera passione per la storia dello strumento e per il suo repertorio. L’approccio non è stato semplicissimo: stilisticamente mi sentivo a posto, con centinaia di ore di ascolto alle spalle. Tecnicamente, invece, all’inizio è stato molto difficile: si vedono questi maestri di tromba naturale che suonano come se fosse la cosa più semplice del mondo, ma in realtà produrre il suono non è affatto facile! Io ci ho messo qualche mese, all’inizio è stato un disastro: però io l’ho vista come una sfida.”

Ora come si svolge la tua attività?
“Ho una buona rete di contatti e vengo chiamato spesso da ensemble che non hanno una tromba naturale e ne hanno bisogno per un repertorio particolare: collaboro spesso anche con cori amatoriali svizzeri, che poi sono amatoriali solo nel nome, dato che fanno produzioni da professionisti.”

E la tromba moderna che fine ha fatto?
“La suono ancora, tutti i giorni. Intanto mi serve per la tecnica quotidiana: sulla tromba moderna ho il mio imprinting, mi serve per riscaldarmi, per trovare la posizione, per esercitarmi prima di dedicarmi a quella naturale. Un po’ come il riscaldamento di un atleta prima di dedicarsi ad esercizi particolarmente impegnativi, che non vuole fare a freddo. E poi la suono anche in orchestre, big band. Ne ho anche una degli anni ‘30, che uso in un ensemble dedicato al repertorio italiano di quegli anni, l’Orchestra Melodica Aurora.”

Che differenza c’è tra una tromba degli anni ‘30 e una moderna?
“E’ un po’ più lunga, come quelle che usava Armstrong, e il suono è più chiaro e più preciso: l’ensemble Aurora ha tre violini oltre ai sax e al trombone, quindi ha una sonorità ben più raffinata di quella di una big band. Usare una tromba degli anni ‘30 mi permette di trovare il suono giusto per la musica di quel tempo: in fondo è lo stesso atteggiamento mentale che sta dietro al fatto di usare una tromba naturale per la musica classica e barocca.”

Our places: a walk in the wood

By Emilia Campagna - June 11, 2018
Have you ever seen an orchestra in the woods? Thanks to Risonanze Festival, Theresia's musicians have had a beautiful walk among the resonant sprouts forest near Malborghetto

Have you ever seen an orchestra in a wood? When one thinks of classical musicians, one imagines that they would play in concert halls, or maybe churches, palaces, or even gardens. But in a wood? Well, it is unusual, but in Malborghetto there is this special wood with resonant sprouts, and we couldn’t miss it.

In our very last day at Malborghetto Alberto Busettini, artistic director of “Risonanze Festival” took us to admire the wonderful woods in Val Saisera, explaining to us that the tree around us bore tonewood characteristics. Many of our musicians brought their instruments with them, so we could have the proof of that!

In the last 50 years, the trees from the Val Saisera forest have been used to make violins, guitars, flutes, and grand pianos like the celebrated Fazioli: as a matter of fact, they are resonant. Our musicians spread out among the trees and just played they instruments: “It’s like being in a concert hall”, they said.

In spite of the clouds that seemed to threaten us, it was a really pleasant walk: we took some pictures, enjoy them!

Go to the gallery

 

 

Our places: Salone del Parlamento, Castello di Udine

By Emilia Campagna - June 6, 2018
In our new fairly-tale setting residency, a Castle is involved

We wrote about the fairy-tale setting of our current residency: and it’s not only a matter of the enchanting woods surrounding Malborghetto, all of them full of red spruces, perfect for making violins and other instruments. A castle is involved, too.

As a matter of fact, the second concert of our residency will be in Udine, precisely in the “Salone del Parlamento” inside the Castle.

The Castle of Udine is a historical building, built upon a hill in the historical centre of the city. The hill is made of drift accumulating for centuries. However, a legend about its origin says that when Attila the Hun (also called the Scourge of God) plundered Aquileia (one of the biggest cities of the Roman Empire at that time) in the year 452, he asked his soldiers to build a hill to see the Aquileia burning. It is told that this was made by filling the helmet of each soldier with the ground.

The first official statement of the existence of a building on the hill dates back to 983: the Holy Roman Emperor Otto II donated to Rodoaldo, Patriarch of Aquileia, a “castrum”, i.e. a military building.

The present building has the form of a palace and it was built on the ruins of a fortress destroyed by an earthquake in 1511. The construction had started in 1517 and the works had lasted for 50 years.

The most important hall in the castle is the Parliament Hall (Salone del Parlamento), whose paintings are due to Giovanni da Udine, one of the pupils of Raphael. This hall was the venue of the council of the Patria del Friuli, one of the first parliaments in the world, and it was suppressed after the French occupation in 1797.

And this is where we will play! The Orchestra will perform music by Mozart and Kraus conducted by Claudio Astronio on 9th June. See you at the Castle!

Le affinità nascoste

By Emilia Campagna - June 1, 2018
Mozart e Kraus si incontrarono? Conoscevano la musica l'uno dell'altro? In un'intervista per il nostro blog Bertil van Boer ci aiuta a cercare le affinità nascoste nascoste tra le pieghe delle musiche dei due autori

Mozart e Kraus si incontrarono? Conoscevano la musica l’uno dell’altro? In quest’intervista Bertil van Boer, autore del catalogo completo delle musiche di Joseph Martin Kraus, ci aiuta a cercare le affinità nascoste nascoste tra le pieghe delle musiche dei due autori, partendo da una delle composizioni inserite nel programma che Theresia Youth Orchestra suonerà per il Festival Risonanze.

Partiamo dalla Sinfonia Haffner, che come ci spiega Bertil van Boer “è forse il lavoro meno convenzionale composto da Mozart fino a quel momento.  E’ pieno di ritmi bizzarri, compresa la lunga nota iniziale (che molti direttori non tengono per tutte e quattro le pulsazioni previste). In più, il primo tema viene variato nel momento in cui ci aspetterebbe di passare al secondo tema. Si tratta, a tutti gli effetti, di una serie di variazioni interne al movimento, cosa che Mozart non aveva praticamente mai fatto. Anche la data esatta della sua composizione è piuttosto problematica. Nasce come serenata ma ci lavora di nuovo dopo il Dicembre 1782. Fu eseguita come Sinfonia a Vienna il 23 Marzo 1783, una settimana e mezza prima che Kraus arrivasse a Vienna.”

Una coincidenza in effetti notevole: ad ascoltare in maniera ravvicinata la Haffner e la Sinfonia in Do minore sembra di ravvisare una somiglianza in quello che potrebbe essere il secondo tema: è una suggestione o c’è qualcosa di concreto? “Tornando alla Haffner, non c’è un vero e proprio secondo tema, ma una sezione di passaggio (le battute dalla 50 alla 57) che rispecchia uno dei meccanismi preferiti da Kraus (nella Sinfonia in Do minore e nei quartetti d’archi)  una serie di sospensioni nei violini.  Sembra esserci uno sprazzo dell’Ouverture dall’Ifigenia in Aulide di Gluck, che in effetti Mozart cita nella sua Ouverture dell’Idomeneo un anno prima. E’ un pattern comune ma allo stesso tempo particolare, dato che non appare altrove in Mozart, mentre Kraus lo usa continuamente. Dato che la Haffner era la sua Sinfonia più recente, se si incontrarono questo sarebbe stato  uno dei pezzi mostrati da Mozart a Kraus. Penso che sia molto probabile che Kraus abbia perlomeno visto la partitura dell’Idomeneo, dato che più tardi Kraus ne trascrisse la Marcia del Primo Atto.  Qualche indizio in più si potrebbe ravvisare nella cosiddetta Sinfonia “Linz”, in cui l’introduzione in tempo lento (la prima per Mozart) mostra tracce di un nuovo stile. Però bisogna dire che non ci sono citazioni nè di Mozart da parte di Kraus nè di Kraus da parte di Mozart: ma i nuovi elementi stilistici sono intriganti.”

Nessun documento ci parla di un incontro tra Mozart e Kraus: dobbiamo ritenere che non avvenne? “In realtà ci sono molte cose che possono esserci sfuggite, specialmente se si pensa che vissero molto vicini per alcuni mesi. Kraus non fa nemmeno menzione del suo incontro con Johann Friedrich Reichardt, either, ma dagli scritti di Reichardt sappiamo che lui e Kraus (assieme a Gluck) volevano uscire e andare in centro a Vienna ma la moglie di Gluck trovò un modo di evitare l’uscita. Inoltre Kraus entrò in una loggia massonica collegata con quella di cui faceva parte Mozart: due logge distinte, è vero, ma con sedi vicine e senza dubbio con molte connessioni. Quindi il soggiorno a Vienna di Kraus fu molto più complesso di quanto si possa immaginare. Credo proprio che altre informazioni potranno venire alla luce.”

Our places: Malborghetto

By Emilia Campagna - May 31, 2018
Per la prima volta Theresia sarà orchestra in residence a Malborghetto

Diciannove chilometri e ti ritrovi in Austria, ventidue e superi il confine con la Slovenia: Udine, capoluogo di provincia, dista invece più di 80 chilometri. Malborghetto è proprio quello che si dice un posto di frontiera, a un passo dai confini segnati dalle montagne – e dalle guerre. E’ un luogo affascinante in cui trascorrere una residenza di una settimana, il tempo che Theresia spenderà nella preparazione dei due concerti in programma per il Festival Risonanze. I nostri musicisti, provenienti da 15 paesi diversi, si troveranno a studiare assieme nel cuore dell’Europa, dove si parlano comunemente tre diverse lingue: l’italiano, l’austriaco e lo sloveno, più il dialetto friulano.

Malborghetto si trova nel cuore delle Alpi-Friulane, nell’estremo nord-est dell’Italia; assieme a Valbruna e alle altre frazioni raggiuge a stento i 1000 abitanti, ma due volte l’anno fa il pieno di turisti. D’inverno gli sciatori, d’estate gli escursionisti e gli scalatori che la usano come base. E come dargli torto? il colpo d’occhio delle montagne attorno a Malborghetto è davvero notevole.

Valbruna

Malborghetto esiste fin dall’Alto Medioevo: si chiamava però diversamente, Buonborghetto, ed apparteneva al Vescovo di Bamberga. Pare che le continue contese con Venezia le fecero cambiare nome… Rimase sotto l’impero Asburgico fino al 1919, quando fu annessa all’Italia. Il legame con il passato asburgico è però ancora molto vivo. Merito anche di una servitù concessa agli abitanti della zona dall’Imperatrice Maria Teresa (in vigore ancor oggi) che consente l’utilizzo gratuito dei preziosi boschi di abete rosso di risonanza.

La residenza di Theresia si svolgerà in quello che è considerato l’edificio di maggior pregio della zona, il Palazzo Veneziano, costruito nel XVI secolo e così chiamato per gli elementi architettonici di stampo italiano.

Oggi il palazzo è sede di un Museo Etnografico che ospita testimonianze sulla vita quotidiana tradizionale nella Val Canale, sulla storia del Palazzo stesso, ma ha anche sale dedicate alle attività estrattive, alla Foresta, alla geologia, alla paleontologia ed alla preistoria. Posto esattamente al centro del paese, il Palazzo Veneziano ospita anche numerose iniziative culturali. E per una settimana anche le prove di Theresia rientreranno nell’attività espositiva del Museo: il pubblico potrà assistere al lavoro dell’orchestra diretta da Claudio Astronio ogni giorno dall’1 al 7 giugno dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Il concerto di Theresia Youth Orchestra, in programma l’8 giugno, si terrà nella Chiesa della Visitazione di Maria Vergine e Sant’Antonio: a due passi dal Municipio, è una bella costruzione che ha subito nei secoli numerosi rimaneggiamenti. Accanto al portale del Duecento si conservano affreschi del XV secolo e un altare settecentesco; è stata in gran parte ricostruita nell’800 e il campanile è stato interamente rifatto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Risonanze, il festival incantato tra concerti e liuteria

By Emilia Campagna - May 23, 2018
Alberto Busettini presenta il Festival Risonanze di Malborghetto

Un bosco incantato e un paese stretto tra alte montagne, crocevia di lingue e di culture: l’ambientazione dei prossimi concerti di Theresia Youth Orchestra è davvero da fiaba. La nostra orchestra sarà ospite del Festival Risonanze di Malborghetto, giunto quest’anno alla quarta edizione. Ne è direttore artistico l’Assessore alla Cultura di Malborghetto, il clavicembalista Alberto Busettini che ci spiega le tante implicazioni di un cartellone estremamente variegato: non solo concerti, ma un mosaico di iniziative che raccontano la musica, la liuteria, il rapporto diretto con la natura.

Alberto Busettini

“Il Festival è nato quattro anni fa con l’idea di valorizzare il bosco di abeti rossi della Val Saisera: si tratta di un grande bosco in cui crescono questi alberi pregiati, il cui legno viene usato per costruire strumenti musicali. Lo sfruttamento deli abeti della Val Saisera da parte degli artigiani liutai tuttavia è pouttosto recente: si deve a Gio Batta Morassi, luitaio originario di queste zone, se è cresciuta da parte degli specialisti del settore l’attenzione per i nostri boschi: Gio Batta Morassi, scomparso lo scorso anno, è stato a lungo Presidente dell’Associazione Liutaria Italiana a Cremona. Quest’edizione del Festival è anche l’occasione per omaggiarne la figura.”

Dalla natura al suono, e viceversa: il Festival riporta i musicisti, e non solo, nei boschi; è un cerchio che si chiude, tra concerti e iniziative anche molto diverse:

“Al Festival Risonanze facciamo incontrare i musicisti, gli artigiani che per primi selezionano il legno, i liutai che lo lavorano costruendo gli strumenti. Pe questo accanto ai concerti abbiamo mostre, laboratori, conferenze sull’arte della liuteria. E recentemente il Comune di Malborghetto ha realizzato una rete di sentieri tematici, per un totale di 12 chilometri nel bosco: ci si può alzare presto la mattina per fare pilates tra gli abeti, oppure, dopo il concerto del pomeriggio, dedicarsi al nordic walking.”

Il cartellone dei concerti come è costruito?

“Mentre lo scorso anno c’era un deciso filo rosso attorno alla musica barocca, in quest’edizione partiamo dal classicismo di Theresia per arrivare alla contemporaneità, in particolare con i due concerti che concludono la rassegna, quello del 16 giugno con il chitarrista Alberto Mesirca, un viaggio nel repertorio delle sei corde da Scarlatti a Leo Brouwer, e nel concerto del 17, in cui l’Orchestra d’Archi Arigoni eseguirà la Gattomachia di Orazio Sciortino, presentata in prima assoluta lo scorso anno alla Scala.”

Il fatto che la zona di Malborghetto sia terra dell’abete rosso di risonanza favorisce una diversa sensibilità nei confronti della musica?

“In realtà la connessione tra i boschi e la musica è qualcosa a cui la gente forse non pensava più di tanto: questo Festival ha permesso di sensibilizzare molto il pubblico, e anche di attrarre turisti in un momento dell’estate meno affollato. Lo scorso anno abbiamo registrato 2000 presenze durante il Festival, un dato incoraggiante.”

Nella zona di Malborghetto si parlano quattro lingue: italiano, austriaco, sloveno e friulano. Questa situazione di plurilinguismo come condiziona il lavoro di chi opera nella cultura?

“Il plurilinguismo ci condiziona nel senso che lavoriamo per tutelarlo e valorizzarlo: in particolare abbiamo in corso un progetto di scuola plurilingua, in modo che i bambini e i ragazzi imparino fin da piccoli le diverse lingue. Questo è un modo per tutelare una tradizione, ma anche una straordinaria opportunità e un investimento per questi giovani che crescono davvero nel cuore dell’Europa.”

Theresia Youth Orchestra è per la prima volta ospite di Risonanze: come è nata questa collaborazione?

“Io da clavicembalista conoscevo già l’orchestra, ma lo scorso anno in occasione della Giornata Europea della Musica Antica ho avuto modo di incontrare il Direttore Artistico Mario Martinoli: dal nostro incontro è nata la volontà di una collaborazione. Ci interessa Theresia da un punto di vista musicale, ma non solo. Malborghetto ha un forte legame con la propria storia: deve sapere che la popolazione di Malborghetto ha un diritto di servitù sullo sfruttamento dei boschi concesso da Maria Teresa d’Austria, un diritto che è stato poi riconosciuto dallo Stato Italiano e su cui quindi possiamo godere da quasi 300 anni. Per questo rinnoviamo il nostro legame con il nostro passato asburgico: recentemente l’amministrazione ha conferito la cittadinanza onoraria a Karl von Habsburg-Lothringen, Arciduca d’Austria, in occasione della ricorrenza dei 300 anni dalla nascita dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, al cui nome la vostra orchestra è dedicata.”

[ngg_images source=”galleries” container_ids=”4″ display_type=”photocrati-nextgen_basic_thumbnails” override_thumbnail_settings=”0″ thumbnail_width=”240″ thumbnail_height=”160″ thumbnail_crop=”1″ images_per_page=”20″ number_of_columns=”0″ ajax_pagination=”1″ show_all_in_lightbox=”0″ use_imagebrowser_effect=”1″ show_slideshow_link=”1″ slideshow_link_text=”[Show slideshow]” template=”/var/www/html/wp-content/plugins/nextgen-gallery/products/photocrati_nextgen/modules/ngglegacy/view/gallery-carousel.php” order_by=”sortorder” order_direction=”ASC” returns=”included” maximum_entity_count=”500″]